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CONFINE
13.10.2017 - 14:280

«Non andate a lavorare in Ticino, rimanete qui»

Le imprese oltre confine puntano sui lavoratori per rilanciare i territori e l’economia: incentivi fiscali contro il dumping salariale svizzero e formazione

VARESE - La Confartigianato Varese ha messo a punto la proposta di legge “Aree di Confine” con l’obiettivo di arrestare la fuga delle professionalità, «perlopiù giovani e qualificate, dalle aziende italiane di confine verso le imprese con sede in Canton Ticino, ad oggi particolarmente attrattive sotto il profilo della remunerazione».

Combattere il dumping salariale - Questa iniziativa vuole rispondere alle difficoltà di reclutamento degli imprenditori dell’area del Luinese e della Valcuvia. La prima mossa, di cui beneficeranno i 50mila dipendenti nell’area oggetto dell’intervento, è l’innalzamento dell’importo netto percepito in busta paga per combattere il dumping salariale.

Per accedere al regime fiscale incentivante, i lavoratori dovranno dimostrare di risiedere in Italia, avranno l’obbligo di vivere in un comune di confine per almeno tre anni successivi all’assunzione (o per i tre mesi precedenti all’entrata in vigore della norma) e dovranno essere occupati in un’impresa con sede legale entro i venti chilometri dal confine (svizzero, per quel che riguarda l’area del Luinese, ma anche austriaco, francese o sloveno.

A fronte di tali requisiti, il reddito da lavoro dipendente prodotto nel territorio dello Stato Italiano potrà concorrere alla formazione della base imponibile nella misura che va dal 70 al 50%.

Un’impresa non facile, ma possibile: «Siamo consapevoli delle difficoltà che incontreremo lungo il cammino che abbiamo scelto d’intraprendere a sostegno delle imprese dell’area del Luinese e della Valcuvia – commenta il presidente di Confartigianato Varese, Davide Galli – Ma parliamo di imprese che, con coraggio, affrontano la quotidianità di un territorio non facile dal punto di vista logistico e infrastrutturale, oltre ai costi aggiuntivi che queste condizioni impongono nel confronto con competitor attivi in zone più facilmente raggiungibili e meno esposte al dumping salariale esercitato dalle aziende ticinesi sulle professionalità giovani, esperte o particolarmente qualificate. Ed è coraggio ad averci spinto a non fermarci alla critica, ma a formulare una proposta».

Anche perché, prosegue Galli, «queste nostre imprese sono, purtroppo, simili a tante altre che, in luoghi e contesti differenti, affrontano problemi e criticità altrettanto quotidiane e penalizzanti».

Basti pensare ad alcune aree delle province di Como, Lecco e Sondrio, oppure al Vco, tanto per citare le più vicine e le più esposte al dumping salariale esercitato d’oltreconfine. «Si badi bene, non lavoriamo per colpire chi sceglie di lavorare fuori dall’Italia, ma per sostenere che in Italia intende rimanere, a beneficio di un sistema economico che, in alternativa, potrebbe abbandonare luoghi e terre destinati alla desertificazione produttiva», mette in chiaro il direttore generale, Mauro Colombo.

Una perdita grave per aree, come quelle del Luinese e della Valcuvia, a forte vocazione manifatturiera, da sempre vicine ai territori che le ospitano e punto di riferimento sociale e occupazionale.

E proprio l’aspetto sociale è alle fondamenta della scelta d’inserire, nelle maglie della proposta, la possibilità per il lavoratore di usufruire del beneficio fiscale per la durata massima di cinque anni, anche non continuativi, così come evidenziato in fase di presentazione da Claudia Chiuppi, responsabile amministrazione del personale.

Un beneficio a supporto del reddito in casi particolari come malattia, ad esempio, maternità obbligatoria o facoltativa.

Un progetto formativo - «Sappiamo, inoltre – aggiunge Colombo – che è in atto una crescente difficoltà d’occupazione in Canton Ticino per i lavoratori over 50 e over 55 e, al contempo, ci risultano problemi di inserimento per i giovani con professionalità non corrispondenti alle richieste produttive della zona».

Di qui la scelta di avviare un progetto formativo, che ha visto coinvolti la responsabile di AreaLavoro, Lucia Pala, e il responsabile Formazione Umberto Rega, articolato in due fasi: la prima prevede una formazione tecnica (tra le 40 e le 80 ore) mirata alle esigenze occupazionali del territorio, attraverso un corso finanziato da fondi formazione e l’impegno, da parte dell’azienda, ad assumere.

La seconda contempla corsi post-diploma (biennali o annuali) nell’ambito dei quali, il 50% dei docenti, provenga dal mondo del lavoro e delle professioni e sia garantito il 30% di ore di tirocinio. Corsi triennali potranno essere organizzati, inoltre, con l’Agenzia Formativa.

«L’offerta formativa del Nord della Provincia, pur ottima, non soddisfa appieno i bisogni delle imprese e non permette ai ragazzi di trovare la strada giusta per il proprio futuro, nonostante le offerte di lavoro non manchino e siano in corso processi di ricambio generazionale», continua il presidente Galli.

«Sappiamo che a livello regionale e nazionale si avvicinano consultazioni elettorali che potrebbero rallentare l’iter della proposta di legge, ma non possiamo aspettare e siamo certi che tutti coloro che sono qui oggi, e che hanno manifestato l’interesse a confrontarsi con noi in un futuro prossimo, riusciranno a comprendere la bontà dell’operazione traducendola, è il mio auspicio, in un impegno di mandato bipartisan» conclude Galli.

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