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Ma che fine ha fatto il metaverso?

Presentato qualche anno fa come qualcosa che avrebbe rivoluzionato il nostro modo di vivere il lavoro e il tempo libero, sembra essere diventato l'ennesima meteora tecnologica. L'esperto: «Ci sono stati limiti psicologici e pratici».
TiPress
Ma che fine ha fatto il metaverso?
Presentato qualche anno fa come qualcosa che avrebbe rivoluzionato il nostro modo di vivere il lavoro e il tempo libero, sembra essere diventato l'ennesima meteora tecnologica. L'esperto: «Ci sono stati limiti psicologici e pratici».

LUGANO - Il metaverso. Il suo annuncio aveva aperto orizzonti futuristici: avremmo lavorato da casa in spazi virtuali, incontrando persone e facendo affari grazie a visori e realtà aumentata.

Sull'onda dell'entusiasmo (e di investimenti miliardari) anche Mark Zuckerberg aveva colto l'occasione per rinnovare la piattaforma Facebook tramite un rebranding. Correva l'anno 2021 e nasceva Meta. Anche Apple si accodava alla carovana, con il suo lussuoso visore.

Questo universo virtuale, presentato come una rivoluzione, sembra però aver subito un drastico ridimensionamento dopo gli entusiasmi del 2021. Meta stessa ha dato una sterzata alla sua strategia di mercato, puntando su intelligenza artificiale e smart glasses (in collaborazione con Ray Ban). 

Ma cos'è ne è dei visori, dei meeting in uffici virtuali e dei giri al centro commerciale dal divano di casa? Lo abbiamo chiesto a Paolo Attivissimo, esperto di tecnologia. 
«La moda del metaverso è esplosa perché Mark Zuckerberg ha pensato potesse essere la nuova miniera d’oro per la sua azienda. È andata male. Non c’erano particolari problemi tecnologici: i problemi sono umani e prevedibili, gli stessi che frenano la realtà virtuale dagli anni ’80. Periodicamente arrivano visori migliori, più potenti, ma resta il fatto che si continua a chiedere alle persone di usare un oggetto appiccicato alla faccia. Anche pesante per giunta.»

Quindi era un progetto destinato a fallire?
«Di fatto sì. Nessuno dice di no a Zuckerberg, e molte aziende si sono accodate. Ha persino cambiato il nome di Facebook in Meta. Io stesso ho comprato un visore: la tecnologia è migliorata, ma non avrebbe cambiato il mondo. Ora il buon Mark ci sta riprovando con i Ray-Ban potenziati: non si tratta più realtà virtuale totale, ma realtà aumentata, meno invasiva e più accettabile.»

Quindi possiamo dirlo, il metaverso si è arenato.
«Non completamente. Esistono progetti e applicazioni, ma per il grande pubblico c’è molto meno di quanto promesso. In ambiti specifici funziona: per esempio nei videogiochi ha avuto un forte impulso, ma non è diventato di massa come lo smartphone.»

E Meta, intanto, si è spostata sull’intelligenza artificiale.
«Sì. Le grandi aziende cercano continuamente la prossima fonte di ricavi: a volte ci riescono, a volte no.»

Lei il visore lo usa ancora?
«Sì. Ad esempio per fare ginnastica con giochi che stimolano il movimento. Ci sono anche esperienze interessanti, come tour virtuali della Stazione Spaziale Internazionale. Funziona bene in nicchie specifiche. Anche in ambito industriale si usa molto la realtà aumentata: istruzioni sovrapposte al campo visivo, assistenza da remoto, formazione tecnica. In questi contesti è efficace.»

Anche in medicina, mi risulta.
«Alcuni chirurghi utilizzano modelli 3D derivati da TAC o risonanze per preparare gli interventi. Possono esplorare gli organi in anticipo, in modo sicuro.»

Le applicazioni sembravano innumerevoli, ero tra quelli che ci credevano. Non era il momento…
«Il problema principale è l’ingombro, ma c’è anche un freno psicologico: chi indossa il visore non vede l’esterno e si sente vulnerabile. E per chi sta fuori è strano non vedere gli occhi dell’interlocutore. Non è fallita la tecnologia, ma il marketing: l’idea di mondi virtuali a pagamento, con beni digitali da comprare, non ha convinto le persone.»

In Ticino c’erano aziende coinvolte?
«Non ho nomi, ma non mi sorprenderebbe. I costi iniziali erano bassi e alcuni settori hanno sperimentato.»

E gli NFT?
«Stessa dinamica: qualcuno ha guadagnato, molti hanno perso. In tecnologia succede spesso: alcune idee attecchiscono, altre no.»

Il metaverso tornerà?
«Probabilmente evolverà nella realtà aumentata: dispositivi più leggeri, meno invasivi e più integrati nella vita quotidiana. Oggi manca ancora la capacità di progettare pensando davvero alle esigenze delle persone.»

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