«Mi chiamavano "negro": io reagivo e finivo in castigo»

La storia di Ernesto Jesus Walzer, personaggio a dir poco pittoresco. La sua presenza nello studio di TioTalk diventa una specie di show.
La storia di Ernesto Jesus Walzer, personaggio a dir poco pittoresco. La sua presenza nello studio di TioTalk diventa una specie di show.
LOCARNO/ SAVOSA - Politicamente scorretto. È forse l'espressione che più definisce Ernesto Jesus Walzer, 53enne di origini colombiane, arrivato in Ticino all'età di 11 anni in una famiglia adottiva. Ernesto, noto anche per le sue imprese nel biliardo e nelle freccette, si presenta nello studio di TioTalk in ciabatte e canottiera. Come se fosse in spiaggia. Lui è fatto così. «Nella vita – dice – ho fatto di tutto. Ho lavorato nell'edilizia, nella sicurezza, ho anche fatto il postino per un certo periodo».
«Vengo da un orfanotrofio»
Ernesto sostiene di parlare in italiano, spagnolo, tedesco, francese, inglese. E anche un po' in dialetto. «A tacum?», ci dice prima di iniziare. «Sono arrivato in Svizzera a dicembre del 1983. Sono stato subito catapultato al freddo. Ancora oggi non sopporto il gelo. Sono nato in Colombia, a Pereira, vivevo in un orfanotrofio. Poi sono stato adottato. Non è andata bene al primo colpo. Con la prima famiglia adottiva, a Ligornetto, non ha funzionato. Io ero un terremoto e i miei genitori adottivi erano già un po' anziani».
«Vittima di pregiudizi»
E così Ernesto sbarca nel Locarnese. Presso la famiglia Walzer. «In quel periodo in Ticino non era così usuale incontrare una persona di colore. Sono stato vittima di pregiudizi. A scuola alcuni compagni mi dicevano "negro" con un tono fastidioso. Poi io reagivo. E finivo in direzione. Il modo in cui si dicono le cose fa la differenza. È l'espressione che mi irritava. Non porgevo l'altra guancia io. Però non sono mai stato un bullo, ho sempre difeso le persone che venivano prese in giro, i più deboli. Ero un capo branco semmai».
Arbitraggio e polemiche
Il 53enne, che a lungo ha fatto anche l'arbitro nel calcio regionale, rivela qualche cifra della sua attività da "fischietto". Senza tralasciare qualche polemica. Anzi, la polemica fa parte del suo modo di essere sopra le righe. «Ho arbitrato oltre 1'350 partite in Ticino e nel Canton Neuchâtel – afferma –. Perché Neuchâtel? Per un certo periodo ho avuto problemi con la federazione ticinese».
Ma è col biliardo che Ernesto si è fatto conoscere anche all'estero. «Ero più famoso lì che in Svizzera. Ho avuto anche sponsor importanti. Mica per niente», sostiene. Il linguaggio è pittoresco. Colorito. Ogni tanto ci scappa anche qualche parolaccia. «A un certo punto sono arrivate le freccette».
Come l'araba fenice
Poi Ernesto mostra una maglietta. A dire il vero piuttosto consumata. «Sulla mia divisa c'è l'immagine dell'araba fenice. Perché io sono uno che è caduto e rinato tante volte. Ho sempre detto le cose in faccia alla gente. E ho anche pagato per questo. Mi sono sempre assunto le mie responsabilità, senza piangermi addosso».





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