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30.11.2021 - 16:340

«No ad un centro per minori pensato come un carcere»

I contrari al progetto di un centro educativo chiuso escono allo scoperto

Secondo il Coordinamento contro il CECM «un'alternativa migliore sarebbe potenziare le capacità di strutture d'accoglienza già esistenti», puntando su foyer e aumento degli educatori. Anche perché «le politiche carcerarie generano l'80% di recidive».

BELLINZONA - Per il Consiglio di Stato si tratta di «un centro educativo rinforzato», per gli oppositori semplicemente di «un carcere minorile». In vista della discussione, prevista in Gran Consiglio a dicembre, del messaggio con il relativo credito di oltre 3,4 milioni di franchi per realizzare una struttura chiusa per minori ad Arbedo-Castione, i contrari si dicono pronti ad opporsi «con tutte le forze» al progetto CECM.

Il fronte contrario - Cosi il Coordinamento contro il Centro educativo minorile chiuso che, in una presa di posizione, si dice «allibito di fronte alla totale ignoranza delle criticità emerse e delle contestazioni sostanziali da parte di una qualificata coorte di professionisti del settore». Già nel 2018, ricorda il Coordinamento, «circa 500 operatori sociali del Canton Ticino hanno firmato una petizione contro tale inutile struttura».

«Potenziare invece i foyer» - Numerosi i punti critici del progetto sollevati dagli oppositori, a partire dall’interrogativo di fondo: «Come si può pensare che un centro chiuso possa essere educativo? Le politiche carcerarie generano l’80% di recidive». Un’alternativa migliore sarebbe il potenziamento delle «capacità di accoglienza delle numerose strutture già esistenti. (...) Implementando il numero di educatori specializzati, di foyer o comunità di tipo terapeutico ed educativo, sarà favorito un recupero più rispettoso del loro divenire». 

«Privatizzare la carcerazione?» - Non mancano critiche anche all’intenzione di affidare a un ente privato di pubblica utilità la gestione del CECM (nel 2013 la Fondazione Vanoni aveva infatti manifestato la propria disponibilità): «Privatizzare una struttura che servirà anche per far espiare pene detentive, significa mettere il primo tassello alla privatizzazione della carcerazione. È quello che vogliamo?» chiede il Coordinamento contro CECM, che conclude ricordando come diversi Cantoni tedeschi e romandi abbiano rinunciato alla realizzazione di tali strutture.

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