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LUGANO
27.07.2021 - 08:010
Aggiornamento : 13:03

«Siamo in carcere, non a St. Moritz»

Un ex detenuto si è lamentato per il trattamento ricevuto alla Farera. La replica del direttore Laffranchini

Abituato agli alberghi a cinque stelle dell'Engadina e del Ticino - e a non pagarli - un 40enne italiano si è trovato male nelle carceri ticinesi. E ha scritto alle autorità d'oltre confine

LUGANO - Niente a che vedere con un hotel a cinque stelle, certo. Ma la cella occupata da un 40enne italiano alla Farera era «all'altezza degli elevati standard elvetici». Se non era abbastanza pulita, per i suoi gusti, è «colpa esclusivamente del detenuto». 

Le strutture carcerarie ticinesi di recente hanno dovuto rispondere ai reclami di un cliente difficile: padovano, di professione broker finanziario, nel 2019 era salito alla ribalta per una serie di conti stratosferici - non pagati - in alcuni degli hotel più lussuosi di Lugano e St. Moritz. Soprannominato lo "scroccone seriale", ha soggiornato nel carcere giudiziario di Lugano per un mese all'inizio di quest'anno. 

Anche qui lo "scroccone" non ha pagato nulla: in compenso le lamentele non sono mancate. «Scarsa igiene, appena un'ora d'aria assieme a spacciatori e assassini, e un rasoio in comune per piano». Accuse riportate in una lettera al Ministro della Giustizia italiano - e riportate dal Mattino di Padova - a cui il direttore delle carceri Stefano Laffranchini, contattato, ha risposto punto per punto. 

La Farera è un carcere «modernissimo» inaugurato nel 2006 «a seguito delle polemiche sulle celle pretoriali» ricorda Laffranchini. «La struttura soddisfa tutti gli standard svizzeri e per questo è stata sovvenzionata dalla Confederazione». Certo «non è un albergo» e per legge gli ospiti sottostanno a limitazioni «più rigide rispetto al carcere penale».

A cominciare dall'ora d'aria. Con 80 celle e 4 spazi comuni «è molto difficile organizzare i gruppi di detenuti in modo da evitare il rischio di collusione tra persone toccate dalla stessa inchiesta o inchieste contigue» spiega Laffranchini. «Raggruppare i detenuti in base al tipo di reato sarebbe infattibile».

Il carcere preventivo deve prevenire anche il rischio di suicidi. Bandite cinture, stringhe delle scarpe e lamette da barba. «Statisticamente i tentativi di gesti estremi sono più frequenti durante la prima carcerazione, a causa dello shock». Ai detenuti «viene fornito un rasoio elettrico in comune, è vero, ma non uno per piano. E viene disinfettato dopo ogni utilizzo dalle guardie». 

Per quanto riguarda la pulizia della cella, infine, «è responsabilità esclusiva del detenuto, a cui forniamo tutti i prodotti necessari» sottolinea Laffranchini. Certo «non possiamo fornire un servizio di pulizie in camera» come all'hotel Splendid o al Badrutt's Palace (dove il 40enne ha lasciato uno scoperto di 211mila franchi nel 2018). Se la stanza alla Farera era poco pulita «vuol dire che l'ospite non si è dato abbastanza da fare». Forse, non era abituato a usare ramazza e detersivo.

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