Quando la bella ragazza con cui chattate (e che vi chiede soldi) non esiste
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27.10.2020 - 06:000
Aggiornamento : 09:47

Quando la bella ragazza con cui chattate (e che vi chiede soldi) non esiste

A caccia di truffatori romantici in rete. Lo ha fatto il ricercatore Luca Brunoni che racconta la sua esperienza.

Il fenomeno si amplifica con le restrizioni anti Covid e con la gente più isolata. Tema sotto la lente dell'istituto di lotta contro la criminalità economica di Neuchâtel. Guarda il video.

LUGANO - Tira aria di restrizioni anti Covid-19. Contesto fertilissimo per i “romance scammers”, i truffatori amorosi. Su questo tema l'Istituto di lotta contro la criminalità economica dell'HEG Arc di Neuchâtel ha di recente effettuato uno studio (finanziato dal fondo Action Covid-19 del Dipartimento economia e servizi dell’HES-SO). Tio/20Minuti ne ha parlato su piazzaticino.ch con uno dei ricercatori, il luganese Luca Brunoni.

Come è possibile che, nonostante tutti gli appelli delle autorità, c’è ancora gente che casca in queste trappole?
«Purtroppo accade. Si vanno a colpire soprattutto le persone fragili, che magari vivono un momento di debolezza o si sentono sole, fenomeno che può essere amplificato dai tempi che corrono».

Il vostro studio in cosa consiste?
«Premesso che le truffe romantiche ci sono sempre, il problema assume una dimensione particolare con il Covid-19 e l’isolamento. Chi è in cerca di affetto ha meno possibilità di fare incontri dal vivo. E la rete, con le piattaforme di incontri, diventa una valvola di sfogo. Così durante il lockdown di primavera abbiamo cercato di capire come agiscono questi “scammers”, come si comportano, che tattiche usano. È stata un’indagine qualitativa, abbiamo creato alcuni profili e ci siamo mossi come esche su varie piattaforme».

Chi avete incontrato?
«Truffatori che costruivano false identità in maniera quasi perfetta, rubando foto da profili Instagram e fabbricando persino documenti falsi. La prima cosa che abbiamo notato è la loro grande pazienza».

In che senso?
«Prima di arrivare alle richieste di denaro si prendono il tempo di creare la parvenza di un rapporto sincero. Molti di loro hanno più vittime che seguono allo stesso momento. Aspettano. Prima ti scrivono di tutto e di più, cercano di entrare in confidenza. Non vogliono farti “mangiare la foglia”. Si preoccupano di creare un clima di fiducia quasi totale».

E poi?
«Colpisce il modo in cui fanno sentire la vittima al centro delle loro attenzioni. Si lasciano andare a discorsi affettuosi, amorosi. Sono pronti a tutto. Mandano foto e persino video… Tutto rubato ad altri. Cercano di avere più materiale possibile legato a una singola identità, e lo usano per costruire scenari e nutrire le conversazioni. Instagram è un pozzo infinito di materiale, con persone che documentano pubblicamente la propria vita giorno dopo giorno. I truffatori hanno così tutte le carte in regola per farsi credere persone reali».   

Quando si arriva alla richiesta di soldi?
«Molto più in là. Anche diverse settimane dopo il primo contatto. Il primo passo in genere è spostare la conversazione dalla piattaforma di incontri a WhatsApp. Spesso fanno anche telefonate, per confortare la vittima nella convinzione che stia nascendo un rapporto».

A questo punto, però, basterebbe una videochiamata per accorgersi che tutto è finto.
«Ci abbiamo provato. Ma ci dicevano di avere problemi di connessione o con la videocamera. E quindi si ripiegava sulle chiamate “normali”. I truffatori sanno essere persuasivi e molte vittime, a questo punto, sono già entrate in un pericoloso gioco di dipendenza sostenuto dal bisogno di attenzioni».

Cosa succede se non si reagisce agli stimoli degli “scammers”?
«Se vedono che la persona è meno reattiva, la tempestano, la fanno sentire in colpa in maniera subdola. Mettiamoci nei panni di una persona sola: magari ha dei dubbi, però queste continue attenzioni possono dare un senso alla sua giornata».

Con quali scuse si chiede denaro?
«Diverse. Dai problemi famigliari all’emergenza medica. Il truffatore è spesso pronto a documentare il tutto con fotografie e video, sempre rubati. Ci è capitato un caso in cui prima il truffatore, che si spacciava per francese, raccontava che avrebbe dovuto raggiungere suo padre, che lavora in Africa (con tanto di volo privato per dar credibilità a un viaggio in piena pandemia). Poi si è rifatto vivo dicendo di essere stato vittima di un incidente e mandando foto di lui all’ospedale. Uno stratagemma volto al giustificare la domanda di una trasferimento urgente di soldi in quel paese. Gli “scammers” sono preparati a ogni evenienza, mandano false fatture, falsi documenti d’ospedale. E sanno giocare d’anticipo».

Che significa?
«Già dopo qualche giorno dicono che anche loro fanno fatica a fidarsi, che sono stati feriti in passato, ma che la fiducia è essenziale per una relazione e va costruita passo per passo. Creano una situazione di empatia».

Non eravamo in clima di Covid-19, ma di recente una ragazza ticinese ha subito una condanna per avere sottratto diversi soldi al suo datore di lavoro. Denaro riversato a un truffatore.   
«Sul caso specifico non posso esprimermi. Quello che è certo è che se la vittima accetta di versare le prime somme, si entra in un’altra fase, durante la quale le richieste si moltiplicano e i montanti, spesso, aumentano. Le scuse vanno dalle cure mediche ai debiti personali, passando per le spese necessarie per andare a trovare la vittima – cosa che ovviamente non avverrà. Spesso gli “scammers” operano da Paesi africani, come la Costa D’Avorio, e dunque possono agire con più facilità ad esempio in Svizzera francese per via della lingua».

Che consigli si possono dare?
«Mantenere un livello di attenzione alto, non trasmettere dati personali quali password e nomi di utilizzatore. In caso di dubbi confrontarsi con le persone vicine, non esitare a parlare di ciò che si sta vivendo, a informarsi. Rifiutare qualsiasi richiesta di denaro e non cadere nella trappola del senso di colpa, sul quale i truffatori fanno spesso affidamento. Se sono stati versati dei soldi, rivolgersi alle autorità senza vergogna». 


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