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Roberto Pomari, Morena Ferrari Gamba e Antonio Prata.
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07.10.2020 - 16:150

«Per noi riportare i film in sala era importante, anzi, imperativo»

Il Covid non ferma il Film Festival Diritti Umani di Lugano che si terrà dal 14 al 18 ottobre, ecco come sarà

Fra le novità, la nuova formula diffusa sul territorio che porterà i film in diverse città del cantone: «Un'occasione per aiutare i cinema in un momento critico»

LUGANO - Una settima edizione, quella Film Festival Diritti Umani di Lugano, giunta «con qualche patema d'animo» come conferma il presidente Roberto Pomari che ha aperto l'incontro con i media, presieduto anche da Morena Ferrari Gamba della Fondazione Diritti Umani.

L'elefante nella stanza è, ovviamente, il coronavirus che ha costretto un cambio di rotta sperimentale e coraggioso, diffuso sul territorio e non più concentrato sulle rive del Ceresio e su una parte del suo pubblico: le scuole, che quest'anno non potranno parteciparvi.

Fra le altre destinazioni delle pellicole, scelte come di consueto dai maggiori festival internazionali, saranno infatti anche le città di Mendrisio, Bellinzona e Locarno: «Penso sia la prima volta che un Festival del cinema fa una scelta del genere».

Scelta che va anche a sostegno delle sale cinematografiche: «Per loro è un momento estremamente critico, stiamo tutti cercando di capire come evolverà la realtà dei cinema, anche a fronte dell'evoluzione dello streaming».

 «È stata un'operazione non facile», continua Pomari, «siamo passati dalla rassegnazione d'inizio anno, alla speranza estiva e ancora alla doccia fredda di questi giorni. Per noi era fondamentale mantenere l'impostazione in presenza: proiezione in sala e poi discussione. Tutte le misure saranno rispettate in maniera scrupolosa e questo porterà per forza di cose a una riduzione dei posti in sala».

L'offerta della programmazione tocca temi diversi, con il filo conduttore dei diritti umani declinati in: «È un momento, questo, in cui è importante continuare a farsi delle domande. Il mondo, sta sempre e comunque bruciando», conferma Pomari.

 Le pellicole saranno 17, di cui 4 prime svizzere e una prima internazionale: «È una selezione più ristretta rispetto al solito», spiega il direttore Antonio Prata, «ma per tutti i Festival cinematografici questo è un anno particolare». 

Sulla scelta di non cedere alle lusinghe «avventurose» dell'online: «Noi la presenza in sala l'abbiamo voluta. Abbiamo scelto dei film che ci hanno portato a riflettere sull'importanza dei corpi, assenti durante la pandemia ma fondamentali per combattere per i diritti umani. Questo è stato lo spunto che ci ha ispirato il nostro lavoro di selezione».

Personaggio premiato di quest'anno sarà il regista statunitense Jason DaSilva, che ha raccontato in una trilogia cinematografica, la storia della sua battaglia quotidiana con la sclerosi multipla progressiva cronica. «Doveva essere presente al Festival ma, visto quello che sta capitando negli States per quanto riguarda la pandemia, lo ha reso impossibile», continua Prata, «lo sentiremo, però, dopo la proiezione del suo “When we walk” di domenica 18 ottobre».

Una mostra e una conferenza sulla minaccia delle bombe a grappolo

Oltre ai film, è importante ricordarlo, è prevista una mostra fotografica – allestita in Piazza Castello a Lugano fino al 19 ottobre sul delicato e attualissimo tema delle munizioni a grappolo. Sabato 17 ottobre, invece, si terrà una conferenza – su mine antiuomo e munizioni a grappolo - a cui parteciperanno Carla del Ponte, Felix Baumann, Stefano Toscano e Tibisay Ambrosini.

 

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