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06.08.2020 - 19:230
Aggiornamento : 07.08.2020 - 08:03

No del Governo alla mascherina: «È una decisione politica»

Il dottor Garzoni si dice convinto che il Consiglio di Stato sarà disposto a introdurre l'obbligo se i numeri saliranno.

E aggiunge: «È uno strumento efficace, non limita la libertà, ognuno può decidere d'indossarla»

LUGANO - Il Governo ha detto “no”. No all'introduzione a livello cantonale dell'obbligo di indossare la mascherina nei luoghi chiusi. «Vista la situazione epidemiologica attuale, una simile misura non sarebbe proporzionata», ha spiegato in conferenza stampa il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi.

Negli scorsi giorni erano stati 519 i medici a chiedere l'inasprimento delle norme per contrastare il coronavirus. Tra loro il dottor Christian Garzoni, direttore sanitario della Clinica Luganese Moncucco, che comunque non si rammarica per la scelta del Governo. «Penso si tratti di una decisione politica - ci spiega - Il Ticino è confrontato con una situazione stabile e positiva rispetto al resto del Paese e del mondo. Il Consiglio di Stato semplicemente non se l’è sentita di farlo adesso. Dal punto di vista medico comunque ogni momento sarebbe buono...».

Gobbi ha precisato che non si tratta di un “no” di principio. «Sono convinto che il Governo sarà disposto a introdurre questo obbligo se i numeri saliranno», gli fa eco Garzoni. Che continua a sostenere l'utilizzo della mascherina come rimedio scientificamente dimostrato come efficace per ridurre il rischio di trasmissione del Covid-19. Ed esorta la popolazione a utilizzarla, anche se non vige nessun obbligo: «È uno strumento utile e a basso costo, che non ha rischi per chi la indossa».

Preoccupazione per l'autunno - La preoccupazione, comunque, è rivolta all'autunno, quando le persone torneranno a stare di più al chiuso. «Magari si potrà essere coraggiosi e prendere una decisione preventiva», aggiunge Garzoni. Coraggio che «sicuramente avrebbe dovuto avere di più Berna». Secondo il medico «è inutile delegare ai Cantoni la decisione, con le difficoltà locali d'imporre qualcosa. Avrebbe potuto essere una decisione governativa centrale. Non è come limitare la libertà della persona; indossando la mascherina uno fa tutto quello che faceva prima».

Monouso o di stoffa? - Ma è meglio la mascherina chirurgica o di stoffa? Un errore commesso oggi dall'agenzia di stampa Keystone-ATS rischia di creare confusione. «Quelle certificate possono essere un’alternativa, le altre no - taglia corto Garzoni - Non me la sento di propagare l’uso della mascherina di stoffa». E ricorda che «la mascherina va utilizzata nel modo giusto, altrimenti rischia di essere inefficace».

Assembramenti «rischiosi» - Il dottor Garzoni, infine, si esprime sulla questione "discoteche e locali pubblici". «Non è il dove, ma l'assembramento in sé che genera dei rischi. Più il numero di persone che si riunisce è alto, più diventa complesso e dispendioso il contact tracing. Oltre al costo sociale ed economico delle persone che devono poi stare in quarantena, assentandosi dal lavoro». Il fatto che sui grandi numeri il rischio di contrarre il coronavirus da un membro della famiglia è in realtà più alto rispetto al rischio di contrarlo in un pub (dati corretti dall'UFSP) «non vuol dire che non ci sia pericolo, anzi!».

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