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L'epidemia raccontata come distrazione di massa
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LUGANO
04.03.2020 - 23:280
Aggiornamento : 05.03.2020 - 09:02

L'epidemia raccontata come distrazione di massa

Milioni di persone a letto e migliaia di vittime. Ecco come mezzo secolo fa si disinnescava la paura.

Il filmato di un cinegiornale del 1969 è diventato virale in rete. Per le molte analogie con la situazione odierna. Ma anche per una leggerezza che abbiamo perduto.

LUGANO - «E cinquemila sono passati a miglior vita». Non è il momento del sarcasmo, ma forse il racconto, e soprattutto il ricordo, delle epidemie passate potrebbe servire ad alleviare, ad abbassare di un decimale di grado, la febbre della paura, che ci sta ammalando tutti. 

Diciotto mesi per arrivare - Natale 1969, mezza Italia è a letto. «Tredici milioni di italiani» precisa con tono leggero la voce che accompagna un vecchio cine-giornale. Il filmato, rispuntato dall’archivio dell’Istituto Luce, è diventato in questi giorni virale sul web. Non si trattava della solita influenza, ma di una delle tre più pesanti pandemie che ha registrato il secolo scorso (‘18, ‘57 e ‘68, è la terna da giocare sulla ruota della sfortuna). Dopo la “spagnola” o “spagnuola”, il virus sboccia ad Hong Kong nell’estate 1968 ed è un fiore velenoso che impiega diciotto mesi per arrivare in Italia. «In compenso ci ha colti del tutto impreparati» afferma il giornalista di allora. Critico, come lo sono giustamente tutte le persone che fanno questo mestiere. Questo non è cambiato. 

Se Mao starnuta - Superfluo osservare che mutati sono invece i tempi della propagazione del virus. Adesso maledettamente più brevi di allora. Il contagio oggi si muove alla velocità con cui si spostano le merci e, soprattutto, le persone. «Quando Mao starnuta - dice un proverbio coniato allora per l’occasione - il mondo si ammala». Lo starnuto che si trasforma in uragano, altri non è che una più realistica rappresentazione del battito d’ali che scatena il caos.   

Un'iniezione di ironia - La paura? No, quella oggi corre dannatamente più veloce degli starnuti di Xi Jinping. E anche la narrazione è mutata. Ora che i morti, nel mondo, non in un solo Paese, hanno purtroppo superato quota tremila, nessuno si sognerebbe di raccontare che quei poveretti «sono passati a miglior vita». Allora si usava. Soprattutto usava un media potente come il cinegiornale, da cui traspare un'ironia che sembrava studiata per non creare allarmismi. Ma allora si fumava anche molto di più, non si allacciavano le cinture di sicurezza salendo in auto (anche perché non c’erano) e tante altre cose che ora giudicheremmo da irresponsabili. Eppure ad avere l’impressione di camminare sul ciglio del burrone siamo noi, adesso, non mezzo secolo fa.

Né grappa né acqua santa - L’influenza non è pericolosa? «E chi lo dice. Non bastano sciroppi e supposte. Occorre fermare il virus prima che arrivi» ammonisce il filmato conservato dall'Istituto Luce. Già. Troppo facile, amico!, avrebbe esclamato qualcuno. Allora come oggi la pressione ricade su chi deve trovare la cura e salvarci tutti. Per la disperazione degli esercenti non ci si affida più a cognac e grappa come nel 1918 (vedi sotto) e nemmeno all’acqua santa che è svaporata prudenzialmente dalle chiese. Mezzo secolo dopo, il rimedio si chiama ancora vaccino. Allora c’era, o meglio qualcuno l’aveva a disposizione: «C’è, in qualche zona fuori d’Italia è stato distribuito». Dal tempo in cui la livella erano i soldi, si arriva all’ansia di un presente dove i maggiori mezzi possono poco o nulla. Perché ancora tutta da inventare è quella protezione su cui stanno spremendosi le migliori menti.

Il girotondo ricomincia - Intanto il mondo si ferma. «Le strade, le fabbriche, gli uffici si sono mezzo svuotati. A riempirsi sono stati gli ospedali». Potrebbe essere stata detta oggi e non mezzo secolo fa quando un’influenza fece passare a miglior vita chi aveva, forse, meno paura. «Tra due o tre anni il girotondo ricomincia. Pensiamoci in tempo» concludeva minaccioso il filmato di distrazione di massa. Beh, se non altro c'è voluto un po' più tempo.


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Tra prevenzione vera e rimedi fantasiosi
Se il coronavirus sta mettendo in difficoltà l’economia, dai piccoli negozi alle grandi imprese, tra quarantene del personale e acquisti ridotti, c’è una minoranza che da tutto questo si sta arricchendo. Il boom delle mascherine, dei gel igienizzanti, degli antivirali, ha svuotato non solo le farmacie ma addirittura i magazzini. La corsa “agli armamenti” si è così spostata in rete dove qualcuno ha fiutato l’affare marciando sui prezzi al dettaglio. E ci sono i casi particolari come quel gel che sin da tempi non sospetti reca la scritta “efficace contro il coronavirus”. Tanto da far gridare al premeditato diversi utenti sui social, ignari che il Covid-19 è solo uno dei tanti coronavirus esistenti. Nulla di nuovo sotto il sole, basta sfogliare i giornali dell'epoca, quando si spacciava qualsiasi cosa, dalla birra al cognac, come rimedio. RED

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Commenti
 
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spank77 1 anno fa su tio
In pratica nessun ha ancora preso misure dal 1969...per obbligare la cina a intrapprendere misure correttive e preventive per scongiurare la nascita di questi virus cinesi.... Escludendo la mers (cammelli) Ma quanti virus devono ancora Nascere per fare qualcosa? Qui c e di mezzo la sicurezza di tutti.
Canis Majoris 1 anno fa su tio
Le proporzioni sono nettamente diverse!!!! È matematica
Clo 62 1 anno fa su tio
Miba concordo con il tuo scritto Ad oggi in Europa non abbiamo ancora avuto un sol morto per il Coronavirus, (Tutti avevano gravi patologie pregresse). Che l’Italia è allergica a Corona lo si sapeva già !!!
pillola rossa 1 anno fa su tio
reset immunitario
GI 1 anno fa su tio
siamo dunque "ben lungi".....ma "al lupo al lupo" lo si è gridato già adesso.....Sars, Mers.....
4cerchi 1 anno fa su tio
Bla bla
francox 1 anno fa su tio
5000 morti su 13 000 000 di ammalati significa una mortalità del 0,038%, circa 100 volte meno letale del corona virus. Vuole dire un morto su 2600 infettati. Ora si parla di uno su 25. Bellissimo l'articolo ma la situazione è molto differente.
bimbogimbo 1 anno fa su tio
Finalmente un articolo, intelligente, curato e con un bel messaggio di fondo che dovrebbe far riflettere tutti noi. Peccato che molti non sono in grado di fare questo tipo di riflessioni... troppo complesse e trasversali... “meglio lasciar pensare a qualcun altro e poi lamentarsi”. Ma forse anche quest’ultima mia frase è troppo difficile da capire per molti.
Mattiatr 1 anno fa su tio
@bimbogimbo Condivido in toto! Facile puntare le dita e soffiare parole a caso.
sedelin 1 anno fa su tio
servizio interessante! colpisce che oggi, a differenza di 50 anni fa, abbiamo perduto "quella leggerezza" che allora esisteva nonostante i milioni di persone a letto e le migliaia di vittime. oggi lo spauracchio della malattia ci obbliga a NON AVVICINARCI, NON BACIARCI, NON STRINGERCI LA MANO; questa é la conseguenza più triste di tutta la vicenda.
Mattiatr 1 anno fa su tio
@sedelin Pienamente d'accordo. Basti vedere il trasformarsi delle argomentazioni politiche, ogni volta una cosa va fatta in base al pericolo che corrono i propri figli. Ora sembra che per esser al sicuro si debba vivere in una sfera di cristallo. Leggi, leggi, leggi e ancora leggi, l'unica cosa che sembra interessare sono i numeri, quello dei morti, o altri. Poi se provi a scherzare su ogni qualsivoglia argomento diventi miracolosamente immorale, razzista, fascista, comunista o tanto altro. Ogni cosa deve essere prescritta o delineata da una qualche regola, manca solo il manuale di sopravvivenza dell'uomo adulto. Già che se ai figli non viene insegnato come arrangiarsi, come si può pretendere che da grandi siano autonomi? Poi ogni fenomeno imprevisto crea il panico perché non siamo in grado di capire come reagire. Diciamo che la tranquillità, l'autoironia, la leggerezza sono merce rara, manca forse un po' di sano relax.
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