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21.01.2020 - 06:000
Aggiornamento : 08:09

«Perché i mesi freddi sono il periodo più infuocato dell'anno»

I numeri dicono che gli incendi nei boschi si verificano soprattutto tra inverno e primavera. Il responsabile della valutazione dei rischi: «La protezione della neve si ritira a quote sempre più alte»

BELLINZONA - «Il rischio di incendi boschivi attualmente è di grado quattro su cinque». Molto alto, quindi, come spiega l’ingegner Cristian Gobbin che ha firmato per la Sezione forestale il comunicato che sancisce da ieri, lunedì, alle 12 il “divieto assoluto di accendere fuochi all’aperto in Ticino (ma anche nel Moesano, in Val Bregaglia e in Val Poschiavo).

Pericolo accentuato - Parlare di boschi che bruciano d’inverno è solo all’apparenza un’anomalia. I dati statistici in realtà dicono altro, e il cambiamento climatico ha solo accentuato una tendenza già riscontrabile da decenni. «Da questo punto di vista i mesi freddi sono in realtà il periodo più caldo dell’anno - spiega Gobbin - D’inverno nei boschi si trova molto più materiale infiammabile. Su questa base un clima con poche precipitazioni, magari caratterizzato dal favonio che secca il terreno e diminuisce l’umidità dell’aria, contribuisce ad aumentare il pericolo».

Il catasto - L’inverno può trasformarsi in inferno, come mostra la mappa con il catasto degli incendi boschivi verificatisi nel cantone (sitmap.ti.ch/sitmap2/?ct=incendi). Già al primo colpo d’occhio le aree di color blu sovrastano per dimensione e anche numero quelle segnate in rosso. Sono i roghi scoppiati nella stagione fredda. La loro caratteristica principale è quella di essere sensibilmente più vasti rispetto a quelli estivi. La mappa, spiega il responsabile della valutazione del rischio incendi, «rispecchia anche il fatto che d’estate agli incendi boschivi di origine antropica (che restano la causa principale di incendi boschivi) si aggiungono quelli innescati dai fulmini. Che sono per lo più circoscritti, dalla stessa vegetazione, attorno alla pianta colpita».

Senza protezioni - Da sempre è così, ma di recente è un po’ peggio. Le scarse precipitazioni e le temperature superiori alla norma stagionale si fanno sentire anche in questo inverno: «La quota della neve, che è la migliore protezione dalle fiamme, si sta ritirando sempre più in alto al di sopra dei 1500 metri». Latita anche un’altra protezione, pure climatica: «Le notti di gelo o brina dovrebbero mantenere umido il suolo almeno nelle prime ore della mattina. Ma con il vento anche questo effetto tende a svanire». Un’altra buona ragione per rispettare il divieto. Per i trasgressori le multe sono salate (fino a 20mila franchi). Una cifra che si moltiplica esponenzialmente se si considerano le spese per domare le fiamme accollate ai colpevoli. La scemata responsabilità vale solo per i fulmini.

Tra mesi incandescenti e fulmini raddoppiati

«Nelle condizioni attuali gli incendi di superficie di medie e grandi dimensioni si sviluppano principalmente nei mesi di marzo e aprile». È quanto spicca dall’analisi sul periodo 1970-2013 che si trova nel  “Concetto cantonale incendi di bosco 2020”, il documento più aggiornato e completo sul tema elaborato a quattro mani dalla Sezione forestale, dalla Federazione cantonale ticinese dei corpi pompieri e dall’Istituto federale di ricerca WSL. Un confronto più mirato sugli anni 1970-1990 e 1991-2013, mostra che il numero di incendi comunque quasi dimezzato. Anche l’area boschiva colpita è sensibilmente minore. «Nei mesi di febbraio, luglio e agosto - si legge ancora nello studio - abbiamo un numero importante di eventi, ma che tendenzialmente percorrono superfici limitate». Quanto alle cause, ne spicca una: «Percentualmente si può notare il notevole aumento degli incendi da fulmine che hanno visto raddoppiare la loro frequenza nei due periodi di riferimento.

Altre info su: https://www4.ti.ch/dt/da/sf/ temi/incendi-boschivi/tema/ tema/

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