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CANTONE
20.11.2019 - 20:060

La legge "Fogazzaro" si è arenata. Bertoli: «Il Parlamento decida»

Da febbraio la modifica della legge scolastica è in Commissione, dove si sta tentando l'operazione di unire due rapporti antitetici. Il direttore del Decs: «È un'operazione impossibile»

BELLINZONA - «Abbiamo bisogno che il Parlamento decida in fretta. Perché i mesi passano e si avvicina la preparazione del prossimo anno scolastico». Più che un invito, è una sollecitazione quella che arriva dal direttore del Decs Manuele Bertoli.

La politica scolastica sembra tornata, infatti, ad essere terreno di scontro politico. Ma stavolta assomiglia ad una guerra di trincea. Di logoramento. Da febbraio infatti il messaggio per la modifica della Legge della scuola è all’esame della Commissione Formazione e cultura. Modifica parziale, visto che si tratta di una serie di articoli pensati per far chiarezza sulle autorizzazioni agli istituti privati ticinesi. Tutto nasce dal "caso Fogazzaro” e dalla necessità di porre paletti alle scuole che fanno svolgere gli esami di maturità in Italia. Ma non solo.

Quando infine i due rapporti sul messaggio governativo parevano pronti, ecco la novità. «Abbiamo due rapporti che però potrebbero diventare uno solo» è il commento interlocutorio di Maristella Polli, presidente di una Commissione che vuole tentare di unire “diavolo e acqua santa”: il rapporto firmato da Raoul Ghisletta (Ps), da un lato, sostanzialmente favorevole ai cambiamenti e quello di Sergio Morisoli (Udc), lui prevedibilmente molto più critico sui controlli accresciuti nei confronti dei privati. La “creatura” è stata sottoposta per un parere al giurista del Gran Consiglio.

I tempi però si allungano e Manuele Bertoli punta il dito contro questo tergiversare.  Quanto al parere giuridico chiesto dalla Commissione, il direttore del Decs parla apertamente di «operazione impossibile»: «La nostra disamina giuridica, visto che ci è stato chiesto un parere, mostra che non è possibile stabilire un regime autorizzativo per le scuole senza fissare una base legale che dica quali sono i requisiti. Una base è indispensabile al Cantone per concedere o non concedere le autorizzazioni». Il rischio, se si vuole trasporre in immagine la critica di Bertoli, è che mentre la tela viene montata di giorno e smontata di notte, a Itaca gozzovigliano i Proci.

Il fatto che poi la legge possa essere aggirata aprendo delle scuole a pochi metri dal confine, come ha fatto nei mesi scorsi il Fogazzaro a Lavena Ponte Tresa, secondo il consigliere di Stato: «Si commenta da sé. Noi non possiamo controllare il territorio italiano, ma possiamo pretendere che la politica agisca per fare in modo che in Ticino certe cose non siano accettate. Mi sembra il minimo».

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