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LUGANO
10.11.2019 - 22:080

Caccia al ladro in famiglia, il gioco che diventa terapia

Sottomettersi, per finta, al potere dei figli. I segreti di una terapia ludica che permette di alleviare stress e noia. Rafforzando l'autonomia dei piccoli.

LUGANO - Platone e Aristotele, fra i più grandi pensatori di tutti i tempi, si occupavano di questi concetti già nell'antica Grecia, mettendo in risalto i numerosi benefici del gioco. «Oggi viene definita Play Therapy. È riconosciuta a livello internazionale e serve -  come spiega la ticinese Isabella Cassina, ambasciatrice di questo metodo in Svizzera e nel mondo - ad affrontare una serie di disturbi e condizioni mentali che vanno dall'aggressività, al lutto, al divorzio e all'iperattività, al trauma, solo per citarne alcuni». 

Qual è l'obiettivo primario?
La figura del bambino e della famiglia sono centrali. Attraverso specifiche modalità di gioco i bambini vengono aiutati a diventare più consapevoli delle proprie emozioni, a sviluppare strategie più efficaci, a trovare nuove e più creative soluzioni ai loro problemi, oltre a migliorare empatia e rispetto per se stessi e per gli altri. 

Mamma e papà hanno un ruolo fondamentale nei vostri interventi. In che modo?
La Play Therapy, il particolare la metodologia Filial Therapy, considera il genitore come un agente di cambiamento primario nel processo terapeutico in virtù del rapporto significativo con i figli.

Come procedete?
Nella Filial Therapy, un intervento familiare psicoeducativo ampiamente sviluppato e studiato da oltre 50 anni, il terapeuta forma e supervisiona i genitori nello svolgere delle sessioni di gioco speciale con i propri figli.

Qual è il programma dei formatori?
Il primo incontro, libero, si svolge unicamente tra un nostro specialista e i genitori. Si tratta di una prima presa di contatto per mettere a fuoco la situazione. I bambini entrano in gioco dalla seconda seduta.

In che modo?
Si tratta di un'osservazione di gioco familiare. Per noi è una fase molto importante per raccogliere e condividere informazioni sulle dinamiche familiari.

Prendiamo l'esempio di una famiglia con tre figli. Come si prosegue?
Dalla terza sessione proponiamo una dimostrazione di gioco, circa dieci minuti a bambino con lo specialista in presenza dei genitori, così da confrontarci in seguito con questi ultimi sulla base di precise indicazioni. Nel gioco i bimbi si sentono sicuri e liberi di esprimersi attraverso il loro linguaggio.

E papà e mamma?
Saranno loro a continuare il lavoro con i figli. Prima di affrontare le sessioni di Filial Therapy, vengono formati in tre incontri con lo scopo di giocare con i loro figli usando determinate abilità.

Un esempio?
L'abilità di gioco immaginario. Prendiamo il poliziotto e il ladro. Il figlio che propone questo scenario potrebbe scegliere il ruolo del poliziotto per avere una sensazione di potere e di controllo. Il papà, in questo caso, deve seguire la guida del figlio nell'agire nel ruolo del ladro mantenendo come unico limite la sicurezza fisica. Tutti i figli devono poter beneficiare di questo momento di gioco speciale con il genitore. 

Quali sono i benefici di questa terapia?
La famiglia ne esce più forte, il rapporto genitore-bambino migliora rapidamente. I problemi dei bambini si risolvono, le abilità dei genitori e il loro livello di soddisfazione e autonomia aumentano, il clima familiare si distende nel suo insieme in quanto il livello di stress diminuisce ed ognuno ritrova il piacere di stare con l'altro. Gli studi dimostrano che i miglioramenti sono concreti e longevi, possono essere mantenuti fino a 5 anni.

 

La Play Therapy efficace in un contesto di crisi
Ina è un'associazione non profit di pubblica utilità con sede a Lugano, registrata ufficialmente nel 2015, e offre corsi di formazione per il Decs, la Croce Rossa, scuole, famiglie e pure per Migros. Specializzata in lavoro sociale, cooperazione internazionale e gioco terapeutico, Isabella Cassina (35 anni) è la vice presidente di questa organizzazione sociale che propone formazioni a genitori e professionisti ed interventi in un ambito riconosciuto a livello internazionale, la Play Therapy. «Spesso il genitore crede di dover essere perfetto nel suo ruolo, ma il migliore è quello che cerca di dare il meglio riuscendo a soddisfare circa il 70% dei bisogni dei figli». Ina, che propone una terapia su misura per i nuclei familiari, basa i suoi principi sulla Play Therapy appunto, nata settant'anni fa negli Stati Uniti. «Seguiamo attivamente progetti in tutto il mondo. Dal 2012 abbiamo istruito oltre 60 docenti in Nigeria nelle scuole private e pubbliche. Due anni fa abbiamo formato professionisti in Venezuela e ora siamo attivi anche in India. Gli interventi di Play Therapy hanno ottimi risultati anche in contesti di crisi sociale», conclude la specialista di Lugano.

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Ultimo aggiornamento: 2020-12-03 12:18:45 | 91.208.130.85