A sinistra Luigi Girardi. A destra Attilio Bignasca
CANTONE
15.07.2019 - 07:290
Aggiornamento : 12:03

«Ho le prove che Attilio Bignasca ha ricevuto 50.000 franchi»

Luigi Girardi, l’ex direttore del postribolo Lumino’s, rivela dove sarebbe nascosta la prova della donazione fatta alla Lega dei ticinesi

LUGANO - «Ho le prove che ho consegnato 50.000 franchi ad Attilio Bignasca». Torna alla ribalta Luigi Girardi, l’ex direttore del postribolo Lumino’s,  che nel 2016 è stato condannato a 21 mesi di detenzione per  tentata minaccia o violenza contro autorità e funzionari statali. Girardi aveva mostrato, nell’estate 2013, al compianto consigliere di Stato Michele Barra un video in cui si vedeva un collaboratore del Dipartimento del territorio in compagnia di una prostituta.

Girardi ha inviato negli scorsi giorni una lettera al Consiglio di Stato. È la seconda lettera che invia dall’inizio di quest’anno, con l’obiettivo di fare chiarezza sul famigerato versamento di 50.000 franchi dati al leader della lega dei ticinesi. Una donazione, spiega Girardi, «da me effettuato a titolo spontaneo a favore della Lega dei Ticinesi, essendo i suoi rappresentanti politici e istituzionali più noti favorevoli all’esercizio legale della prostituzione».

Che fine hanno fatto quei 50.000 franchi? Attilio Bignasca ha sempre negato di aver ricevuto soldi da Girardi, etichettando l’ex direttore del Luminos come “personaggio senza alcuna credibilità”. Nella sua missiva inviata al Consiglio di Stato, Luigi Girardi rivela per la prima volta di avere le prove di aver consegnato personalmente quei soldi nelle mani di Attilio Bignasca presso la sede della Lega dei Ticinesi. Si legge nella lettera: «La prova (...) è nei telefonini a me sequestrati il 29 luglio 2013 e, nella disponibilità del Ministero Pubblico, sono disponibile a fornire i codici per accedervi».

Si tratta di quattro cellulari che si trovano presso il Ministero pubblico. «Due sono accessibili - ci dice Gilardi al telefono - gli altri due invece sono bloccati da un codice. Di questi due solo uno contiene del materiale interessante: un file audio in cui dicevo ad Attilio Bignasca  di darmi la ricevuta dei soldi che gli consegnavo, e lui mi tranquillizzava dicendomi che me l’avrebbe fatta ricevere al più presto».

Della presunta esistenza di questo file si apprende solo oggi. All’epoca del processo non fu mai fatta menzione. «In quel periodo - continua come un fiume in piena Girardi - volevano distruggermi a tutti i costi per le mie prese di posizioni contro Noseda. Se solo avessi riferito che esisteva un file audio in cui si diceva che avevo consegnato dei soldi ad Attilio Bignasca mi avrebbero accusato di corruzione. Quindi d’accordo con l’avvocato Filippo Gianoni decidemmo di stare zitti e non dire nulla». 

 Oggi dunque Luigi Girardi torna di nuovo a puntare il dito contro Bignasca. «La politica ora deve fare chiarezza, non è giusto affossare sempre tutto. Io mi metto a disposizione per fornire i codici, sbloccare i telefonini e far emergere la verità. tutti devono sapere che fine hanno fatto i 50.000 franci che ho dato ad Attilio Bignasca».

 

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