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LUGANO

"Quel che conta oggi è solo il colpo forte, violento e rabbioso"

La pubblica accusa prende parola al termine della fase istruttoria
"Quel che conta oggi è solo il colpo forte, violento e rabbioso"
"Quel che conta oggi è solo il colpo forte, violento e rabbioso"
La pubblica accusa prende parola al termine della fase istruttoria
LUGANO - Dopo la pausa di mezzogiorno, Fabio Lai torna a sedersi sul banco degli imputati. Entra in aula quando i parenti di Giuseppe Fera, deceduto lo scorso 28 agosto 2009 a causa di uno schiaffo infertogli da Lai, sono già tra i banchi...

LUGANO - Dopo la pausa di mezzogiorno, Fabio Lai torna a sedersi sul banco degli imputati. Entra in aula quando i parenti di Giuseppe Fera, deceduto lo scorso 28 agosto 2009 a causa di uno schiaffo infertogli da Lai, sono già tra i banchi delle Assise criminali di Lugano. Alle 14.01 riprende quindi la fase istruttoria.

"Quella sera avevo bevuto un paio, o forse tre, birre". "Come vede il suo futuro?" chiede il giudice Zali. "Son distrutto" la risposta dell'imputato.
"Ha fatto progetti per il futuro?", chiede ancora il giudice. Dopo un attimo di silenzio con lo sguardo rivolto a terra arriva la risposta. "Vorrei iniziare una nuova vita". La fase istruttoria si chiude così.

I quattro momenti - La parola passa poi al procuratore pubblico Pagani. "Pochi istanti prima del triste momento del 28 agosto 2009 Giuseppe Fera e Fabio Lai non si conoscevano. Si sono incontrati in Piaza Dante. Doveva essere una serata di festa. Invece, poco prima delle 2 di notte, si sono succeduti due episodi nello spazio di pochi minuti. Quattro fatti rilevanti che hanno portato all'uccisione di Fera da parte dell'imputato, Fabio Lai".

Primo momento  - Il primo di questi è stato l'incontro tra i due avvenuto grazie ad un conoscente comune. Il secondo è  riassumibile in una "neocombricola" che, con una decisione apparentemente comune, si è incamminata lentamente in direzione del Club One, in via Cantonale a circa 150-200 metri da piazza Dante.

"Mentre i componenti del gruppo parlano tranquillamente tra loro - prosegue Pagani nella sua requisitoria - emergono le origini napoletane dell'imputato. Fera, che non sapeva chi fosse Lai, prende atto delle origine napoletane e fa un paio di battute, probabilmente sconvenienti, che nessuno può dire siano state fatte con cattiveria. Fatte da una persona, forse euforica per l'alcool bevuto quella sera".

Secondo momento - L'accusa ha affermato in seguito la propria convinzione dell'assenza di cattiveria nelle espressioni della vittima. Convinzione raggiunta grazie alle testimonianze di due testimoni e grazie al video che mostra come Fera e Lai, imboccando via Cantonale, camminavano uno affianco all'altro.
Spalla a spalla e senza indizi di un litigio in atto. "Quattro persone tranquille, calme, apparentemente senza problemi" afferma Pagani.
Secondo il procuratore pubblico vi è un ulteriore elemento che depone per l'assenza di malignità da parte di Fera. "È accertato che Lai su via
Peri non reagisce perché capisce che in quegli istanti la vittima era "alticcia" ha sottolineato Pagani.

Terzo momento - Gli istanti che hanno preceduto il colpo mortale rappresentano il terzo momento rilevante. Alle 02.04 della mattina i ragazzi
si fermano in via cantonale, in attesa di due ragazze con le quali dovevano andare a ballare. Una sosta breve che anticipa i 5 secondi
durante i quali è successo l'irreparabile.

Infine il quarto momento. "Lai vuole fumare una sigaretta e chiede se qualcuno ha da accendere" racconta Pagani. Il pp fa in seguito riferimento alle affermazioni dei testimoni e dell'accusato che, sostanzialmente sono convergenti su quanto è accaduto. "Nessuno dei presenti dice di avere visto il gesto di  Fera "andare a segno" colpendo il volto di Lai. L'accusato, invece, sostiene, ancora oggi in aula d'essere stato insultato e colpito in viso. Poco importa oggi, nella sostanza, ciò che c'è stato prima del suo violento colpo. Quel che conta oggi è solamente il colpo forte, violento, rabbioso, sferrato da Lai. È Lai l'accusato, non Giuseppe Fera, che non c'è più e che è comunque la vittima del gesto dell'accusato".

Saul Gabaglio

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