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LUGANO
04.11.2009 - 10:550
Aggiornamento : 23.11.2014 - 16:13

Degrado in stazione, lo sfogo di un commerciante: "Basta furti, vogliamo più sicurezza"

Ad essere preso di mira il negozio di alimentari "Piccobello". La gerente del negozio: "Chi me lo fa fare a continuare?"

LUGANO - Trascorrono le loro giornate in stazione. Sono giovani, ma all'apparenza rassegnati dalla forza della vita e disinteressati a prendersi in mano il loro futuro. In gruppetto, si siedono sul muretto che fiancheggia il negozio Piccobello, un piccolo spaccio aperto fino alle 22.

"Tutto il giorno a bere" - Stanno ore a parlare, chi con una lattina di birra in mano, chi con una bottiglia di vino. "La mia giornata? E' bere" ci dice un ragazzo senza lavoro. "Ora aspetto la mia ragazza e poi continuiamo a bere". I. ha lavorato anche come operatore telefonico, poi la scelta di astenersi dal lavoro. Una scelta, non una costrizione. La storia classica della disperazione dovuta alla perdita del posto di lavoro, tra di loro non c'è. Seduto accanto a I. altri ragazzi, restii ad esprimersi e a raccontare le loro storie. Tra di loro alcuni giovani provenienti dal Maghreb. Proviamo ad avvicinarli, ma parlano soltanto l'arabo. Difficile il dialogo. Arrivano nelle prime ore del pomeriggio, mentre tutt'attorno studenti, pendolari e viaggiatori rincorrono il loro treno.

La stazione, biglietto da visita della città, è un pullulare continuo, un via vai di persone. Per loro, invece, la stazione diventa una sorta di luogo di incontro, stanziale, dove trovarsi.

Da qui il problema dell'ordine pubblico, le lamentele, la discussione sul disagio giovanile e il degrado della società contemporanea. Sulla stazione di Lugano se ne discute da anni, ma il nodo della sicurezza sembra non essere ancora risolto.

"Polizia inesistente" - "La polizia? La trova sa quando? Praticamente mai". La signora Radica Miladinovic, gerente dello spaccio "Piccobello" non nasconde il suo disagio: "Continuano a dirci che per questi ragazzi non possono intervenire. Continuano a rimpallarsi le responsabilità. La polizia della Città ci dice che competente è la polizia ferroviaria che però, visto gli effettivi ridotti, poco può fare".

"Sforzo massimo per debellare il fenomeno" - Dalla polizia ferroviaria si apprende che in tutta l'area della stazione il problema sicurezza non viene sottovalutato e che, in stazione, la collaborazione tra i vari corpi di polizia è costante. "Con la direzione del Piccobello abbiamo un accordo. Delle persone diffidate dal negozio disponiamo di una lista. Nei controlli che effettuiamo, se individuiamo sull'area della stazione dei diffidati, questi vengono segnalati alla polizia, con la quale abbiamo un buon rapporto di collaborazione. Lugano rappresenta in Ticino, in tutti i casi, uno dei nodi centrali per quanto riguarda la problematica sicurezza. Naturalmente, il fenomeno è da noi conosciuto e lo affrontiamo con le forze che abbiamo a disposizione". 

"Operiamo costantemente" - Anche dalla polizia della Città di Lugano il fenomeno non viene sottovalutato: "La nostra polizia opera costantemente e affrontiamo la problematica quotidianamente e facciamo tutto il possibile per mantenere un certo decoro. Di certo, debellare completamente il fenomeno non è così semplice come si possa pensare. La collaborazione con la polizia ferroviaria è buona e c'è uno scambio di informazioni costante".

"Perdiamo clienti" - Uno sforzo profuso che, evidentemente, non riesce a debellare del tutto il problema della microcriminalità, fatta di piccoli reati: "Subiamo quotidianamente tanti furti." ci dicono dal Piccobello che ha dovuto rivolgersi a una ditta di sicurezza privata per contrastare un fenomeno che non sembra conoscere fine: "E' difficile quantificare, ma i furti sono sicuramente all'ordine del giorno". "Un servizio di sicurezza - aggiunge Miladinovic - che ogni anno ci costa 90mila franchi all'anno". I clienti, viste le scene di degrado all'esterno del negozio, alle volte preferiscono evitare il rischio di incappare in soggetti poco raccomandabili: "Sono soprattutto le signore a lamentarsi, perché hanno paura ad entrare" racconta la gerente del Piccobello - "Queste persone si mettono davanti al negozio e noi, di conseguenza, perdiamo clienti".

"Loro ricevono soldi dallo stato e rubano, io sgobbo 12 ore al giorno per campare" - E poi lo sfogo di Miladinovic: "La cosa che mi fa più rabbia è che queste persone ricevono soldi dallo Stato, non sono poveri disperati e sono certa che alcuni di loro provengano da famiglie benestanti. Non contenti, entrano da noi e come se nulla fosse, si prendono focacce e lattine di birra ed escono senza pagare, mentre io, per tirare a campare, devo sgobbare 12 ore al giorno. E mi chiedo chi me lo fa fare di continuare. Questa, signori miei, non è giustizia".

"I furti ripresi dalle telecamere" - La signora ci mostra delle foto riprese dalle telecamere a circuito chiuso nel locale. Due ragazzi con il cappellino ("se lo mettono per nascondere il loro volto, perché, naturalmente, sanno di essere ripresi dalle telecamere"), tra le mani lattine e focacce. Tranquillamente passano attraverso la cassa ed escono senza pagare. "Noi, quando ci accorgiamo, cerchiamo di fermarli, ma le assicuro che affrontare simili situazioni, non è cosa facile. Basta dire la parola sbagliata e si può incorrere in pericoli per la nostra incolumità e, sinceramente, per una lattina di birra o una focaccia non ce la sentiamo di rischiare la pelle. In tutti i casi, è meglio restare calmi e gentili. Di solito, se si usa un certo tatto non sono particolarmente cattivi".

Non mancano le scene di spaccio, proprio all'esterno del negozio, tra i binari e la via ferrata. "Quando arrivano gli agenti, questi spacciatori si nascondono ed aspettano che la polizia se ne vada”.

red

Foto d'apertura: Ticinonline / Manuel Meleleo (concessione Piccobello)

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