INTERVISTA
Marina Masoni: “California: per uno che riesce, molti altri perdono”
Tre domande per la direttrice del DFE.

Marina Masoni
Marina Masoni: “California: per uno che riesce, molti altri perdono”
Tre domande per la direttrice del DFE.
di Joe PieracciQuello di Sergio Magistri è un caso particolare, ed è altrettanto vero che il Ticino non è la California. Trasformare le idee in successi imprenditoriali in Ticino sembra più difficile. Qual è la sua visio...
di Joe Pieracci
Quello di Sergio Magistri è un caso particolare, ed è altrettanto vero che il Ticino non è la California. Trasformare le idee in successi imprenditoriali in Ticino sembra più difficile. Qual è la sua visione, in un futuro a breve termine?
Quello di Sergio Magistri è un caso particolare, ed è altrettanto vero che il Ticino non è la California. Trasformare le idee in successi imprenditoriali in Ticino sembra più difficile. Qual è la sua visione, in un futuro a breve termine?
Non perdiamo il senso delle proporzioni: il Ticino è davvero una piccola realtà in rapporto alla California. La società americana e quella californiana in particolare sono impostate su un modello molto più aperto alla competizione, molto più selettivo e meritocratico. Chi ha capacità, creatività e gusto del rischio, ottiene successo; ma per uno che riesce, molti altri perdono. Sicuramente è un modello di società che, grazie al suo dinamismo, favorisce meglio lo spirito imprenditoriale. La nostra cultura e la nostra mentalità sono diverse: non penso che la maggioranza dei ticinesi accetterebbe anche i rischi inevitabilmente più presenti in una società che offre maggiori opportunità. Comunque, quanto a innovazione economica il Ticino, nel contesto svizzero, si difende bene. I dati sulla demografia delle imprese sono incoraggianti, la creazione dell'Università e della Scuola universitaria professionale è stata un passo fondamentale, anche nell'ottica degli incentivi e dei supporti alla creazione di nuove imprese. La legge per l'innovazione economica e il programma Copernico hanno dato risultati molto positivi. La strada è quindi tracciata. I segnali di ripresa economica, dopo la recessione del 2002-2003, ci sono. Per il breve termine c'è spazio per un ragionato ottimismo.
Anche in Ticino ci sono aziende ad alto valore tecnologico. Spesso però i ticinesi ne ignorano l'esistenza. Anche nel nostro cantone, comunque, operano società conosciute in tutto il mondo. Società che spesso si son fatte da sé, dal niente. Non sono multinazionali, ma nascondono un grande potenziale. Non pensa che queste società dovrebbero essere maggiormente riconosciute e sostenute dalle Istituzioni cantonali?
Penso che lo Stato, in Ticino, faccia già molto per le imprese e che gli imprenditori aperti alle sfide dei mercati internazionali non esigano nemmeno uno Stato che pretenda di dire loro come devono fare meglio gli imprenditori. Il fatto che nel nostro cantone siano sorte imprese innovative, conosciute in tutto il mondo, senza le stampelle dello Stato è il miglior biglietto da visita per promuovere il Ticino quale terra di imprenditori. La nostra politica economica, dal 1996, è basata su due pilastri: gli incentivi mirati alle aziende innovative e una fiscalità concorrenziale. Penso che questa politica abbia realizzato un giusto equilibrio fra libertà e responsabilità dell'imprenditore, da un lato, e promozione e sostegno da parte dello Stato, dall'altro lato.
Attraverso iniziative molto timide anche BancaStato ha cercato di finanziare nuovi progetti ticinesi con la formula del VentureNet. In molti casi però, di contro, la stessa BancaStato, soprattutto negli ultimi anni, sembra sempre più rigida nel finanziare iniziative imprenditoriali a rischio e sempre più occupata a coltivare il proprio orticello del private banking. Non è un atteggiamento troppo rischioso per il futuro economico del cantone?
Non condivido per nulla. Il private banking ha un'incidenza secondaria nell'attività della Banca dello Stato, che opera molto più con i crediti ipotecari e commerciali. In anni in cui altre banche e in particolare le grandi banche hanno attuato una politica più restrittiva per i crediti alle aziende, la Banca pubblica ha dato seguito in modo concreto al mandato che la legge le affida, quello di favorire lo sviluppo economico. Il programma VentureNet è un'iniziativa molto interessante e lungimirante, che ha consentito a diverse iniziative imprenditoriali di decollare e di creare posti di lavoro. Per potenziare ancor più il suo ruolo economico, la Banca dello Stato doveva prima essere trasformata in banca universale, cioè essere messa in grado di utilizzare nuovi strumenti per il proprio rifinanziamento. Tutti sappiamo quali difficoltà e ostacoli ha dovuto superare la riforma, avallata per finire dal popolo. Quel voto è stato un voto di fiducia nei confronti della Banca”.
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