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CANTONE / SVIZZERA

Statuto S, Marchesi chiede lo stop a Berna

Una mozione del consigliere nazionale ticinese sollecita il Consiglio federale per una revoca «ordinata e progressiva» dello statuto e «nessun automatismo verso il permesso B»
Statuto S, Marchesi chiede lo stop a Berna
Ti-Press
Fonte red
Statuto S, Marchesi chiede lo stop a Berna
Una mozione del consigliere nazionale ticinese sollecita il Consiglio federale per una revoca «ordinata e progressiva» dello statuto e «nessun automatismo verso il permesso B»

BERNA - Una revoca «ordinata e progressiva» dello statuto S. A chiederlo è una mozione depositata alle Camere federali da Piero Marchesi. «A distanza di anni, la situazione va rivalutata», scrive il consigliere nazionale ticinese, sottolineando la straordinarietà di uno strumento che «non può essere prorogato indefinitamente né trasformarsi in un permesso B».

In breve, lo statuto S, si legge nell'atto parlamentare, non può essere «una via d'accesso duratura al soggiorno in Svizzera». E tre sono i passi, graduali, che la mozione chiede di implementare. Il primo è di fatto un argine, con un'interruzione delle concessioni dello statuto alle persone che giungono nel nostro Paese dall'Ucraina (o che presentano una nuova domanda).

Il passo successivo è la revoca alle persone che sono già presenti sul suolo elvetico, «prevedendo, se necessario, un’applicazione scaglionata e termini transitori, in particolare per tenere conto dei rapporti di lavoro esistenti ed evitare un sovraccarico improvviso del sistema ordinario dell’asilo». Infine, come già indicato nelle premesse, il fatto che la revoca o la scadenza dello statuto S «non conduca automaticamente o indirettamente alla concessione di un permesso B».

Su quest'ultimo punto in particolare, Marchesi allarga lo sguardo anche alle singole realtà cantonali, chiedendo che Berna non scarichi poi sui Cantoni i costi derivanti da eventuali cambiamenti di statuto, permanenze prolungate o misure d’integrazione, assistenza, alloggio, scuola e sanità. «Il ritorno alle procedure ordinarie ─ conclude il consigliere nazionale democentrista ─ consentirebbe di distinguere tra chi ha ancora bisogno di protezione e chi può rientrare o seguire le vie previste dalla legislazione vigente».

Sulla questione, nei mesi scorsi, si era chinato un altro consigliere nazionale ticinese, ovvero Lorenzo Quadri, con un'altra mozione che chiedeva al Consiglio federale di intervenire modificando la Legge sull'asilo.

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