Dove dovrebbe tagliare la SSR? Secondo gli svizzeri nei social, teletext e intrattenimento

Lo svela il sondaggio post-voto svolto da Tamedia e LeeWas. Centrale per il servizio pubblico sono invece l'informazione e la formazione.
ZURIGO - Il sondaggio post‑elettorale realizzato da 20 Minuten/Tamedia dopo le votazioni federali dell’8 marzo offre alcune indicazioni chiare sulle priorità politiche e mediatiche dell’elettorato svizzero.
Dai dati emergono soprattutto una forte domanda di contenuti informativi nel servizio pubblico, un netto scetticismo verso l’aumento dell’IVA per finanziare l’esercito e un sostegno significativo a una tassa federale sui grandi patrimoni.
Servizio pubblico: centrale l'informazione (e la formazione)
Alla domanda su dove la SRG dovrebbe ampliare la propria offerta, la risposta più frequente è l’informazione, indicata dal 50% degli intervistati. Seguono formazione (32%), sport (25%) e cultura (24%). Una quota significativa, pari al 24%, ritiene invece che l’offerta non debba essere ampliata in nessun ambito.
Le differenze generazionali sono evidenti: tra i giovani tra i 18 e i 34 anni cresce la richiesta di contenuti formativi (42%) e di notizie online (27%), mentre podcast e video sui social restano - in ogni caso - opzioni minoritarie.
Dove tagliare: nel mirino social media, teletext e podcast
Se si guarda invece alle aree in cui ridurre l’offerta della SRG, in testa figurano i video sui social media (39%). Seguono teletext (33%) e podcast (30%). Anche l’intrattenimento è indicato dal 28% degli intervistati come settore da ridimensionare.
Informazione e formazione risultano invece i comparti meno citati per eventuali tagli, entrambi a quota 7%.
Il sondaggio
Alla rilevazione post‑elettorale di 20 Minuten e Tamedia sulle votazioni federali dell’8 marzo 2026 hanno partecipato 17’788 persone provenienti da tutta la Svizzera, tra il 5 e l’8 marzo. L’indagine è stata realizzata in collaborazione con LeeWas, che modella i dati del sondaggio sulla base di variabili demografiche, geografiche e politiche. Il margine di errore è di 2,2 punti percentuali.



