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14.09.2021 - 12:260

Iniziativa sul paesaggio, il controprogetto non convince tutti

Messo in consultazione a fine aprile, il testo suscita grossi dubbi da più parti.

Per socialisti, Verdi e associazioni ambientaliste non è abbastanza restrittivo, mentre i cantoni vorrebbero un maggior margine di manovra. Il controprogetto è invece sostenuto da il Centro.

BERNA - Il controprogetto all'iniziativa popolare sul paesaggio, messo in consultazione dalla fine di aprile, suscita grossi dubbi. Per PS, Verdi e associazioni ambientaliste non è abbastanza restrittivo. I cantoni vorrebbero un maggior margine di manovra che tenga conto delle specificità regionali.

L'iniziativa "Contro la cementificazione del nostro paesaggio (Iniziativa paesaggio)", depositata lo scorso anno con 104'487 firme valide, intende frenare al di fuori delle zone edificabili la cementificazione di superfici naturali e terreni coltivati. In particolare la revisione proposta della legge sulla pianificazione del territorio (LPT) vorrebbe che il numero di edifici e la superficie che occupano nelle zone non edificabili rimanga invariato. Con questa modifica costituzionale Confederazione e Cantoni saranno direttamente responsabili della tutela del paesaggio e della limitazione delle costruzioni.

Il controprogetto, per stabilizzare il numero di edifici e impianti, prevede principalmente contributi che coprano i costi per la demolizione di strutture inutilizzate ubicate fuori delle zone edificabili. Tali contributi saranno finanziati dai Cantoni con la partecipazione della Confederazione. La proposta governativa dà però anche ai cantoni un maggior margine di manovra che tenga conto delle rispettive particolarità.

Dalla consultazione risulta che la proposta riprende le preoccupazioni chiave dell'iniziativa sul paesaggio e che nessuno si oppone al principio a una migliore separazione delle diverse zone.

Per i promotori dell'iniziativa - Pro Natura, BirdLife, Patrimonio svizzero e la Fondazione svizzera per la protezione e la pianificazione del paesaggio - giudicano però «insufficiente» il progetto governativo.

In particolare, le nuove possibilità di costruzione e conversione concesse ai cantoni al di fuori delle zone edificabili spianerebbero la strada per costruire ancora di più. Peggio ancora, le linee guida elencate renderebbero la costruzione d'impianti in zone non edificabili ancora più attraente di prima. I cantoni potrebbero inoltre aggirare tutte le norme federali sulla conservazione del paesaggio e degli edifici fuori dalla zona edificabile che sono degni di protezione.

Su questa linea d'idee si sono espressi, fra gli altri, anche PS, Verdi, Associazione traffico e ambiente (ATA) e Federazione degli architetti paesaggisti (FSAP).

Al contrario, l'Alleanza del Centro e l'Associazione dei proprietari fondiari si rallegrano del fatto che la revisione legislativa permetta ai cantoni di «sviluppare e attuare soluzioni flessibili e su misura», che consentirebbero di tenere conto delle specificità delle zone montane e rurali.

L'UDC vuole invece che i cantoni abbiano ancora più poteri, ritenendo che il progetto di legge presenti «uno schema altamente centralizzato».

Non soddisfatti sono i governi di Grigioni, Berna, Argovia e il Gruppo svizzero per le regioni di montagna (SAB, Schweizerische Arbeitsgemeinschaft für die Berggebiete), che nel testo proposto vedono «un grande potenziale di miglioramento». Approvano, evidentemente, che i cantoni possano creare regolamenti adattati alle specificità regionali, ma ritengono «complicato e costoso» l'approccio legato a un obbligo di compensazione. Non sono ben viste nemmeno la demolizione immediata degli edifici illegali e l'introduzione di un obiettivo di stabilizzazione dell'«impermeabilizzazione del suolo».

L'approccio proposto per la pianificazione e la compensazione richiederebbe sforzi considerevoli in termini di linee guida e pianificazione spaziale, dicono. Inoltre l'obiettivo di stabilità, che si concentra principalmente sul numero di edifici indipendentemente dalle loro dimensioni, permetterebbe di costruire aziende agricole o grandi immobili residenziali senza violare l'obiettivo di stabilità.

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