Keystone
Gerd Folkers, presidente del CSS
SVIZZERA
17.08.2020 - 15:210

Il mondo della scienza contrario all'immigrazione moderata

Per il Consiglio svizzero della scienza l'iniziativa dell'UDC mette a repentaglio l'accordo sulla ricerca con l'Ue.

BERNA - L'iniziativa per la limitazione mette a repentaglio la stabilità delle condizioni quadro del sistema svizzero di formazione, ricerca e innovazione. È quanto sostiene il Consiglio svizzero della scienza (CSS), che si oppone pubblicamente all'iniziativa popolare "per un'immigrazione moderata", al voto il prossimo 27 settembre.

L'organo consultivo indipendente della Confederazione per tutte le questioni di politica scientifica ritiene che l'iniziativa non concerne unicamente l'accordo bilaterale sulla libera circolazione delle persone, ma anche l'Accordo di cooperazione scientifica e tecnologica tra la Confederazione Svizzera e l'Unione europea (accordo sulla ricerca).

I programmi quadro di ricerca e innovazione dell'Ue rappresentano, dopo il Fondo nazionale svizzero (FNS), la fonte di finanziamento più importante, scrive oggi in una presa di posizione il CSS, secondo cui la partecipazione a tali programmi è di una «importanza capitale» per la Confederazione.

Inoltre, aggiunge il Consiglio, università, istituti di ricerca e aziende possono attualmente reperire all'estero specialisti altamente qualificati che la Svizzera non riesce a fornire.

L'iniziativa - L'appuntamento alle urne è in programma il 27 settembre dopo l'annullamento delle votazioni a maggio a causa del Covid-19.

L'iniziativa promossa da ASNI e UDC auspica la fine della libera circolazione con l'Unione europea. Il testo - che ha raccolto oltre 116'000 firme valide - esige che la Svizzera regoli in maniera autonoma l'immigrazione degli stranieri. Impedisce inoltre ogni nuovo trattato internazionale per la libera circolazione. Si sono espressi contro il testo praticamente tutti i partiti, il Consiglio federale, il parlamento e diverse associazioni.

Se l'iniziativa venisse accettata, le autorità avrebbero un anno per negoziare la fine dell'accordo con Bruxelles. Se non si dovesse trovare una soluzione, il Consiglio federale dovrebbe uscire dall'intesa nel mese successivo, col rischio di far cadere l'insieme del primo pacchetto di accordi bilaterali.
 
 

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