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17.11.2015 - 11:540

Lobbisti a Palazzo federale, più trasparenza non serve

Grazie al voto decisivo della sua presidente Verena Diener Lenz, la Commissione delle istituzioni politiche del Consiglio degli stati ha respinto un'iniziativa del "senatore" Didier Berberat

BERNA - Non è necessaria maggiore trasparenza per i lobbisti che frequentano Palazzo federale. Grazie al voto decisivo della sua presidente (Verena Diener Lenz del Partito verde liberale), la Commissione delle istituzioni politiche del Consiglio degli stati (CIP-S) ha respinto un'iniziativa parlamentare del "senatore" Didier Berberat (PS/NE) con cui si chiedeva, tra l'altro, l'accreditamento obbligatorio per queste persone e l'adozione di un eventuale limite alla loro presenza sotto il "Cupolone".

Sulla scorta del caso Markwalder e del lobbismo svolto da un partito filogovernativo Kazako, Berberat chiedeva un giro di vite in materia di lobbisti. Attualmente, i deputati hanno la possibilità di far accreditare due persone esterne, siano essi collaboratori personali oppure rappresentanti di gruppi di interesse.

Il caso Markwalder, secondo il Consigliere agli stati socialista, dimostra che queste persone "agiscono spesso nell'ombra" e "non sono riconosciute ufficialmente". Secondo Berberat, i lobbisti che intendono avere accesso al Palazzo del Parlamento devono farsi accreditare e il loro numero va eventualmente limitato. Il registro, pubblico, dovrebbe includere secondo l'iniziativa ogni mandato e i datori di lavoro. In caso di violazione di simili disposizioni, dovrebbero essere adottare sanzioni.

La maggioranza della Commissione, indica una nota odierna dei servizi parlamentari, vuole invece che la responsabilità nelle relazioni con i lobbisti sia lasciata, come è avvenuto finora, ai membri del Parlamento. Una simile soluzione è meno burocratica e dispendiosa, basti pensare al carico di lavoro supplementare per controllare le indicazioni fornite dai lobbisti.

Per la CIP-S, anche i vantaggi in termini di trasparenza, derivanti da un accreditamento, sarebbero limitati. "La presenza dei lobbisti a Palazzo federale è solo una piccola parte dell'attività da loro svolta: essa viene infatti esercitata in molte altre sedi, segnatamente attraverso la presenza di rappresentanti di interessi nelle commissioni parlamentari", si legge nella nota.

Una minoranza crede invece che debbano essere adottate misure che rafforzino la fiducia verso il Parlamento.

Non è la prima volta che le Camere di occupano di questo tema. Nel giugno 2014, il Consiglio nazionale aveva respinto un'iniziativa parlamentare di Andrea Caroni (PLR/AR) che chiedeva di modificare la prassi attuale che disciplina l'accesso dei lobbisti alle anticamere del Parlamento.

In un primo tempo, la commissione preparatoria del Nazionale aveva approvato l'atto parlamentare di Caroni ma, prendendo atto della chiara opposizione della sua omologa degli Stati, aveva finalmente deciso di proporre al Plenum di non dare seguito all'iniziativa.

Caroni chiedeva di sostituire l'attuale sistema della distribuzione delle carte d'accesso da parte dei parlamentari con un nuovo regime di accreditamento, simile a quello dei giornalisti.

In questo modo, i lobbisti sarebbero stati costretti a indicare i loro mandanti e i loro datori di lavoro, nonché a seguire determinate regole di condotta. La Camera dei cantoni aveva respinto già nel 2012 un'iniziativa analoga del "senatore"Thomas Minder (indipendente/SH).

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