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SVIZZERA

La BNS è tornata a vendere valute: non accadeva da due anni

È successo in autunno, per una cifra modesta ma simbolica
Depositphotos (swisshippo)
Fonte Ats
La BNS è tornata a vendere valute: non accadeva da due anni
È successo in autunno, per una cifra modesta ma simbolica

BERNA - Per la prima volta dal quarto trimestre del 2023 la Banca nazionale svizzera (BNS) ha venduto valute estere anziché acquistarle: tra ottobre e dicembre 2025 l'istituto guidato da Martin Schlegel ha ceduto divise per un valore di 6 milioni di franchi, una cifra modesta ma simbolicamente significativa.

Il dato emerge dalle statistiche pubblicate oggi dalla banca relative agli interventi sul mercato dei cambi. Come da prassi consolidata la BNS comunica le operazioni di un periodo di tre mesi solo alla fine del trimestre successivo, senza commentare le proprie strategie.

Negli ultimi mesi i vertici dell'istituto hanno invece fatto ricorso a interventi verbali attivi per contrastare il rafforzamento del franco: a metà marzo, nel corso dell'ultima valutazione della situazione economica e monetaria, lo stesso Schlegel aveva dichiarato che la BNS sarebbe stata ancora più disposta del solito a intervenire sui mercati valutari.

Secondo gli analisti le vendite di fine 2025 dovrebbero rappresentare un'eccezione, soprattutto considerato il successivo scoppio della guerra con l'Iran. Le statistiche del primo trimestre 2026 dovrebbero pertanto mostrare nuovamente acquisti di valuta estera.

Nel complesso del 2025 la BNS ha acquistato divise per 5,3 miliardi di franchi, un volume di interventi contenuto rispetto al passato. L'unico picco significativo si è registrato all'inizio del secondo trimestre dopo il cosiddetto "Liberation Day", il giorno in cui il presidente americano Donald Trump aveva annunciato l'imposizione di un vasto programma di dazi, quando gli acquisti sono ammontati a circa 5,1 miliardi.

Oltre alla fissazione del tasso guida gli acquisti o le vendite di valuta su larga scala rimangono lo strumento principale per la conduzione della politica monetaria. In passato i volumi sono stati in parte estremamente elevati. Nel 2020, il primo anno della pandemia, la BNS ha ad esempio comprato divise per un controvalore di circa 110 miliardi, al fine di frenare il rafforzamento del franco. Nel 2021 si sono aggiunti ulteriori acquisti di valuta estera per 21 miliardi di franchi.

Successivamente, però, la situazione si è ribaltata e la BNS è passata a vendere: in questo modo intendeva rafforzare il franco e contrastare l'inflazione importata, aumentata notevolmente dopo il Covid e l'inizio della guerra in Ucraina. Nel 2023 la banca ha venduto divise per importi miliardari a due cifre in tutti e quattro i trimestri, per un volume complessivo di 133 miliardi di franchi.

Malgrado queste massicce vendite la BNS dispone ancora di un'enorme riserva di valuta estera: alla fine di febbraio 2026 ammontava a 710 miliardi. Le elevate riserve risalgono principalmente al periodo della crisi dell'euro e all'abolizione del tasso di cambio minimo dell'euro, quando la BNS voleva frenare il massiccio aumento di corso del franco.

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