Cerca e trova immobili
SVIZZERA / MEDIO ORIENTE

È un franco sempre più forte, la BNS cosa può fare?

Le "armi" sul tavolo dell'istituto centrale sono poche: tornare a tassi negativi oppure operare sul mercato dei cambi. E nessuna delle due opzioni è indolore
IMAGO
È un franco sempre più forte, la BNS cosa può fare?
Le "armi" sul tavolo dell'istituto centrale sono poche: tornare a tassi negativi oppure operare sul mercato dei cambi. E nessuna delle due opzioni è indolore

ZURIGO - La guerra in corso in Medio Oriente sta tonificando i muscoli del franco svizzero. Tra i beni rifugio per antonomasia, la valuta elvetica questa mattina ha guadagnato ulteriore terreno nei confronti dell'euro, facendo segnare un minimo superato solo dalle acque agitate del 2015.

La scorsa settimana, all'alba del conflitto ridestatosi tra Israele (e gli Stati Uniti) e l'Iran, la Banca Nazionale Svizzera (BNS) ha subito detto di essere «pronta a intervenire» per contrastare il rafforzamento «rapido ed eccessivo» del franco, in quanto si tratta di una «minaccia» nei confronti della stabilità dei prezzi nel nostro Paese. Ma quali strumenti, nel concreto, può mettere in azione l'istituto centrale nel caso fosse necessario tirare il freno d'emergenza?

Le, poche, armi della BNS...
Prima di tutto, un piccolo passo indietro. Occorre fare una premessa: la Svizzera mantiene un differenziale di inflazione molto alto sia nei confronti dell'Eurozona che degli Stati Uniti e questo fa si che la valuta elvetica continui ad apprezzarsi nel lungo periodo. È sopra a questa situazioni che si sommano poi le forti tensioni geopolitiche e la conseguente corsa "al rifugio" che spinge ulteriormente la forza del franco.

Tornando quindi allo strumentario a disposizione della BNS, il margine dei possibili interventi è in realtà limitato. Una possibilità è il taglio dei tassi che però costringerebbe l'istituto centrale a scendere in modo deciso in territorio negativo. E questa chiaramente non sarebbe una mossa indolore per l'economia. Un'altra possibilità è data dagli interventi diretti sul mercato dei cambi. Anche questa però non può essere una soluzione ottimale, soprattutto sul lungo periodo.

... e quell'accordo che (forse) frena tutto
Inoltre, quest'ultima carta sarebbe gravata dall'accordo siglato tra la BNS e gli Stati Uniti lo scorso mese di settembre. In estrema sintesi, Berna - testo alla mano - garantisce di non «guadagnare alcun vantaggio competitivo sleale» attraverso «manipolazioni dei tassi di cambio o del sistema monetario internazionale». Difficile, in quest'ottica, poter quindi prendere decisioni senza fornire a Washington le necessarie giustificazioni. Su questo fronte, già il CEO di Swatch, Nick Hayek, aveva sollevato la questione poche settimane fa, accusando tout court la BNS di una certa sudditanza verso gli Stati Uniti e di aver posto sull'altare sacrificale la sua indipendenza (e l'industria elvetica).

Entra nel canale WhatsApp di Ticinonline.
Iscriviti alla newsletter giornaliera di Tio per ricevere le notizie più importanti direttamente nella tua casella di posta.
Naviga su tio.ch senza pubblicità Prova TioABO per 7 giorni.
COMMENTI
NOTIZIE PIÙ LETTE