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12.01.2011 - 11:310
Aggiornamento : 17.11.2014 - 17:23

"Il pedofilo non deve trovare rifugio nel confessionale"

Sta facendo discutere l'iniziativa parlamentare lanciata da Carlo Sommaruga. Il consigliere nazionale socialista chiede l'abolizione del segreto confessionale degli ecclesiastici in materia di reati sessuali su minori. La reazione di Padre Callisto Caldelari: "Idea fuori di testa"

BERNA – “Un prete che riceve una confessione da parte di un pedofilo, deve denunciare i fatti alla polizia. Basta col segreto”. Lo chiede il consigliere nazionale socialista Carlo Sommaruga con l’iniziativa parlamentare presentata a metà dicembre a Berna. Una modifica del Codice penale che spazzerebbe via il segreto professionale e confessionale degli ecclesiastici in materia di reati sessuali nei confronti di minori. La proposta sta suscitando le reazioni più disparate, sia per la schiettezza utilizzata da Sommaruga, sia per le contraddizioni che la stessa iniziativa contiene. 
 
Carlo Sommaruga, lei presenta questa iniziativa parlamentare includendo solo i reati sessuali nei confronti dei minori. Non sarebbe stato meglio allora includere tutti i reati gravi, come ad esempio l’omicidio e lo stupro? 
"Ma sono soprattutto i reati sessuali su minori a scivolare nel silenzio e nell’omertà. Per fare davvero giustizia e per fare in modo che le vittime abbiano un risarcimento questo silenzio bisogna romperlo. È in questo contesto che si inserisce la mia iniziativa parlamentare". 
 
Di questo passo andrebbe ridiscusso anche il segreto professionale di avvocati e medici?  
"No. L’avvocato è un ausiliario di giustizia. Con la sua attività permette di difendere la vittima come l’autore. È consultato nell’ottica dell’azione giudiziaria. I medici hanno il compito di consigliare e di prendere a carico gli autori di abusi sessuali con un trattamento psicologico o psichiatrico. Infatti sappiamo che la maggior parte degli autori di reati hanno una personalità affettiva turbata e i loro comportamenti possono essere ‘corretti’ con un trattamento medico mirato. L’intervento di un religioso, invece, non evita la recidiva e non contribuisce al funzionamento della giustizia". 
 
La sua, viste le considerazioni, sembra sempre più una proposta anticlericale. Soprattutto nei confronti dei cattolici. Sbaglio? 
"Sì, sbaglia. Perché si sa benissimo che in passato ci sono stati abusi sessuali da parte di religiosi oppure religiosi che hanno contribuito a nascondere i fatti. È una triste realtà. E comunque la mia iniziativa coinvolge tutti gli ecclesiastici, non solo i cattolici. Anche se, indubbiamente, visti i fatti emersi nell’ultimo anno, i cattolici sono fortemente coinvolti. A mio avviso la Chiesa in Svizzera non ha svolto un lavoro completo di introspezione, di riconoscimento pubblico degli errori, di scuse collettive e individuali, come è stato fatto in Irlanda, negli Stati Uniti o come si sta facendo in Germania. Io, comunque, ho deciso di lanciare questa iniziativa dopo essere venuto a conoscenza del grave occultamento di fatti tra i testimoni di Geova".
 
Quali saranno ora le prossime tappe? 
"L’iniziativa seguirà le tappe ordinarie. Sarà trattata in commissione e poi dal Consiglio nazionale. Spero che chi solitamente si scaglia sistematicamente contro gli autori degli abusi, spesso con proposte altamente repressive, stavolta colga l’opportunità".  

Patrick Mancini

Foto d'archivio Keystone


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