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Ecco la montagna più pericolosa della Svizzera: Uetliberg, 40 interventi l'anno

Pendii ripidi e sentieri insidiosi: in alcuni casi, le vittime sono state ritrovate solo dopo settimane
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Uetliberg
Ecco la montagna più pericolosa della Svizzera: Uetliberg, 40 interventi l'anno
Pendii ripidi e sentieri insidiosi: in alcuni casi, le vittime sono state ritrovate solo dopo settimane

ZURIGO - L’Uetliberg, il monte simbolo di Zurigo, è ogni anno meta di centinaia di migliaia di escursionisti e ciclisti. La fitta rete di sentieri, generalmente ben curata, contribuisce però a una diffusa sottovalutazione dei rischi. In realtà, soprattutto in alcune aree, il territorio può rivelarsi pericoloso.

Il versante orientale tra Kulm e Baldern è tra i tratti più critici. Qui il pendio scende ripidamente verso Leimbach, formando la Fallätsche, un’area di erosione di circa otto ettari attraversata da pochi sentieri non segnalati e spesso difficili da individuare. La presenza di tratti rocciosi e scivolosi, unita al terreno argilloso che con la pioggia diventa estremamente fangoso, rende la zona particolarmente insidiosa.

È proprio in questa area che si verificano con maggiore frequenza incidenti. Domenica, un uomo di 69 anni ha perso la vita dopo essere precipitato lungo il pendio.

Dal 2020, i servizi di Schutz & Rettung Zürich intervengono tra le 20 e le 40 volte l’anno nell’area dell’Uetliberg. Per migliorare l’efficacia delle operazioni, le squadre dispongono oggi anche di un veicolo all-terrain, che consente di raggiungere più rapidamente i feriti nei terreni impervi. Anche la Rega viene coinvolta mediamente 3-4 volte l’anno, come dichiarato al «Blick» dal portavoce Adrian Schindler.

Non sono rari gli episodi con più persone coinvolte. Nell’aprile 2015, in un solo pomeriggio, tre escursionisti sono rimasti bloccati sui pendii ripidi dell’Uetliberg. Due di loro avevano perso il sentiero mentre si dirigevano alla Teehütte Fallätsche.

Tra i casi più noti ricordati oggi dalla NZZ figura quello dello scrittore Charles Lewinsky, che nel 2003, insieme alla moglie, si avventurò nella Fallätsche senza riuscire né a proseguire né a tornare indietro, rendendo necessario l’intervento dei soccorritori.

Più recente l’episodio del febbraio 2020, quando un giovane è stato recuperato con diverse ferite in un terreno ripido e innevato sotto il ristorante Uto Kulm. L’uomo era scivolato su un sentiero forestale coperto di neve, precipitando lungo il pendio.

Molti incidenti coinvolgono turisti che si allontanano dai percorsi segnalati. Nella maggior parte dei casi, i soccorsi riescono a localizzarli grazie ai telefoni cellulari e a riportarli in salvo senza conseguenze. Per questo la polizia raccomanda di avere sempre con sé un telefono con la batteria carica.

Tuttavia, non sempre i soccorsi arrivano in tempo. Nel novembre 2018, una donna di 90 anni è scomparsa durante un’escursione di gruppo sull’Uetliberg. Nonostante giorni di ricerche con cani, droni e unità specializzate, le operazioni sono state sospese senza esito. Il corpo è stato ritrovato solo due settimane dopo da un privato in una zona impervia.

Ancora più lungo il caso di una donna di 73 anni scomparsa nel novembre 2013. Le ricerche, inizialmente infruttuose, si sono concluse solo sei mesi dopo, quando un’escursionista ha trovato la sua borsetta nei pressi del capolinea della ferrovia dell’Uetliberg. Successivamente sono stati rinvenuti alcuni indumenti e i resti della donna. Le indagini hanno stabilito che probabilmente era precipitata.

A ricordare i pericoli del luogo c’è anche una lapide lungo il sentiero di cresta, dedicata a Friedrich von Dürler. L’alpinista, noto per aver compiuto nel 1837 la prima ascensione turistica del Tödi, morì proprio sull’Uetliberg dopo una caduta, mentre rientrava da una cena con amici.

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