La guerra frena i viaggi all'estero

Secondo il TCS, un terzo degli svizzeri non si sente sicuro nell'uscire fuori dai confini per le vacanze.
BERNA - La sensazione di sicurezza degli svizzeri quando viaggiano all'estero è in peggioramento. Stando al decimo barometro del Touring Club (TCS), un terzo considera le vacanze fuori dai confini nazionali come piuttosto insicure, contro il 19% di un anno fa. Si tratta di una quota che non veniva più raggiunta dalla pandemia.
Secondo i risultati dell'inchiesta, pubblicati oggi, l'instabilità politica e le guerre sono i principali fattori che influenzano le abitudini di viaggio (66%). Seguono le minacce terroristiche (44%), la criminalità (34%) e i rischi per la salute (33%).
In ogni caso, il desiderio di viaggiare rimane elevato. La percentuale di coloro che non lo fanno mai è diminuita, passando dal 19% del 2025 al 9% di quest'anno. Circa il 10% si sposta più spesso di prima, il 40% meno, mentre per il 38% la frequenza è rimasta invariata.
"Questo dimostra una stabilizzazione della voglia di viaggiare, dopo l'effetto di recupero osservato nei primi anni successivi al Covid", spiega il TCS in una nota. A guadagnare popolarità sono soprattutto le mete europee, con Spagna e Portogallo particolarmente apprezzate, mentre il Nord America ha perso parte del suo appeal.
Rispetto alle edizioni precedenti, si è registrato un cambiamento anche nella scelta dei trasporti. Il 51% degli intervistati ha indicato la propria auto come mezzo prediletto, tasso che due anni fa era ancora al 67%. La vettura privata è quindi ormai scesa nelle preferenze allo stesso livello di aereo (51%) e treno (50%).
Il barometro 2026 è stato realizzato nei mesi di febbraio e marzo. Il sondaggio ha coinvolto 1004 cittadini, provenienti dalle tre principali regioni linguistiche del Paese, così come 810 membri del TCS.



