Quando la diagnosi arriva troppo presto: vivere con un tumore infantile

Due madri raccontano come il cancro abbia sconvolto le loro vite, ma non abbia spento la speranza. L'esperto: «Non sarà mai curabile al 100%».
ZURIGO - La parola “tumore” irrompe nelle vite senza preavviso e cambia per sempre il ritmo della quotidianità. Per due famiglie, intervistate da 20Minuten, la diagnosi di cancro alle figlie ha significato paura, impotenza e sacrifici profondi, ma anche una forza inattesa.
Lorena ha solo due anni e combatte contro la leucemia, un tumore del sangue. Leana ne ha dieci e affronta un tumore alle ossa che si è già diffuso ai polmoni.
Le loro madri hanno raccontato cosa significhi crescere un figlio malato: tra ricoveri, terapie, difficoltà finanziarie e il peso emotivo dell’incertezza. Eppure, nonostante tutto, nelle loro storie trovano spazio anche momenti di gioia e una speranza che, ostinatamente, non si spegne.
Felix Niggli, membro del consiglio di fondazione della Fondazione svizzera per la ricerca sul cancro infantile e specialista in pediatria e medicina dell’adolescenza, spiega perché il cancro infantile rappresenta ancora oggi una sfida complessa per la medicina e quali progressi la ricerca sta compiendo.
Perché il cancro non può ancora essere completamente guarito?
«Ogni tumore è unico e non esiste “un’unica” terapia valida per tutti. Le cellule tumorali sono intelligenti e modificano le loro caratteristiche. Alcune riescono a sopravvivere e diventano resistenti ai trattamenti. Altre possono nascondersi durante la terapia e quindi continuare a vivere».
I bambini si ammalano di forme di cancro diverse rispetto agli adulti. Inoltre, questi tumori crescono molto rapidamente. Da cosa dipende?
«I bambini spesso sviluppano tumori a partire da tessuti immaturi provenienti dallo sviluppo degli organi del feto. Negli adulti, invece, molti tumori si sviluppano a causa di danni al DNA accumulati nel corso degli anni, per esempio a causa del fumo, delle radiazioni UV, dell’alcol, delle tossine ambientali o di uno stile di vita poco sano. Nei bambini, i tumori nascono per lo più da errori che avvengono nelle prime fasi dello sviluppo, probabilmente già durante il periodo embrionale o fetale. Alterazioni genetiche congenite o casuali, chiamate mutazioni, possono manifestarsi in determinati tipi di cellule durante lo sviluppo precoce e portare a una crescita incontrollata. Queste cellule “mal indirizzate” hanno spesso la capacità di moltiplicarsi molto rapidamente».
Perché esistono alcuni tipi di cancro che colpiscono solo i bambini?
«Alcuni tumori si sviluppano da tipi di cellule che esistono solo nell’embrione o nei primi anni di vita. Queste cellule vengono definite embrionali o immature. Normalmente si trasformano in cellule “mature” dell’organismo e poi scompaiono. Se però questo processo di sviluppo viene disturbato, le cellule rimangono in uno stato immaturo e attivo dal punto di vista della crescita, e possono dare origine a un tumore».
Nel 1972 moriva di cancro oltre il 40% dei bambini malati. Oggi l’80% guarisce: il cancro potrà mai essere curabile al 100%?
«È vero che, grazie ai miglioramenti nella chemioterapia, nella chirurgia, nella radioterapia, nella diagnostica moderna e nella ricerca oncologica pediatrica – che consente sempre più spesso terapie mirate – le probabilità di guarigione sono aumentate in modo significativo. Tuttavia, è probabile che il cancro non sarà mai curabile al 100% dei casi. Il cancro non è una singola malattia: ne esistono oltre cento tipi diversi, talvolta solo leggermente differenti tra loro, con cause molto diverse, che richiedono terapie individuali per essere combattuti con successo. Inoltre, alcuni tumori sono estremamente adattabili: modificano il loro patrimonio genetico e diventano resistenti ai farmaci».
Nelle famiglie intervistate da 20 Minuten, i bambini sono affetti da leucemia e da tumore alle ossa. Qual è lo stato attuale della ricerca in questi ambiti?
«Nel trattamento della leucemia, oggi si utilizzano test genetici e molecolari molto precisi per determinare il sottotipo della malattia e il suo grado di aggressività. Inoltre, in laboratorio è possibile verificare quali terapie risultano più efficaci. Da alcuni anni vengono impiegate anche immunoterapie per combattere le cellule leucemiche. Per quanto riguarda il tumore alle ossa, i ricercatori studiano specifici marcatori genetici e firme molecolari per comprendere meglio la biologia della malattia e sviluppare terapie più mirate. Purtroppo, però, le probabilità di guarigione non sono ancora elevate come nel caso della leucemia».



