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GINEVRA

Un corteo a favore della democrazia in Iran

In trecento, sfidando il gelo, sfilano per la democrazia in Iran
Foto Keystone
Un corteo a favore della democrazia in Iran
In trecento, sfidando il gelo, sfilano per la democrazia in Iran
GINEVRA - Circa 300 persone hanno sfilato oggi, nonostante il gran freddo, per le strade di Ginevra a favore della democrazia in Iran. I manifestanti hanno scandito l'ormai celebre frase "Donna, vita, libertà" in francese, inglese, persiano e ...

GINEVRA - Circa 300 persone hanno sfilato oggi, nonostante il gran freddo, per le strade di Ginevra a favore della democrazia in Iran. I manifestanti hanno scandito l'ormai celebre frase "Donna, vita, libertà" in francese, inglese, persiano e curdo.

«Da oltre quattro mesi, dopo la morte di Jina Mahsa Amini, uccisa dalla polizia morale perché non portava il velo in modo corretto, migliaia di persone difendono per le strade i diritti delle donne e la libertà d'espressione», ha dichiarato all'inizio della manifestazione la sindaca di Ginevra Marie Barbey-Chappuis. Oltre 500 persone sono già morte e migliaia sono rimaste ferite, state incarcerate o violentate.

Depositaria delle Convenzioni di Ginevra - quattro trattati e tre protocolli aggiuntivi che stabiliscono standard legali internazionali per il trattamento umanitario in guerra - «la Città di Ginevra condanna fortemente queste violenze» e gli abusi inflitti ai diritti della persona, ha sottolineato la prima cittadina assicurando ai manifestanti «il sostegno della Città in questa lotta».

Il corteo è partito dalla stazione e ha raggiunto Place de Neuve passando per le Rues-Basses. Bandiere iraniane di prima della rivoluzione ma anche curde e beluci sventolavano tra le raffiche di bise, mentre sui cartelli si leggeva "Abbasso la dittatura, per un Iran democratico", "Fine immediata delle esecuzioni" e "Contro la dittatura dei mullah".

Gli organizzatori - tra cui Insieme per l'Iran, sindacati e il partito SolidaritéS - chiedono alle autorità svizzere di adottare misure concrete quali l'espulsione dei rappresentanti diplomatici della "Repubblica assassina d'Iran", il congelamento degli averi di dignitari del regime e la classificazione dei Guardiani della rivoluzione come organizzazione terroristica.
 
 

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