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SVIZZERARedditi medi discriminati dall'attuale sistema previdenziale a tre pilastri

02.08.22 - 09:00
Impossibile mantenere il tenore di vita abituale una volta andati in pensione, secondo un'analisi di comparis.ch
Depositphotos (Milkos)
Redditi medi discriminati dall'attuale sistema previdenziale a tre pilastri
Impossibile mantenere il tenore di vita abituale una volta andati in pensione, secondo un'analisi di comparis.ch

ZURIGO - «Il sistema previdenziale svizzero a tre pilastri discrimina i redditi medi». Lo sostiene il servizio di confronti online comparis.ch, dopo aver condotto un'analisi ad hoc. Un esempio? Le donne con un reddito lordo superiore a 96’000 franchi all’anno e gli uomini con uno stipendio annuo superiore a 105’000 franchi non riusciranno a mantenere il loro tenore di vita dopo il pensionamento.

In questa fascia di reddito, contrariamente a quanto auspicato dal sistema dei tre pilastri, non è possibile mantenere lo standard di vita abituale in pensione con le sole rendite dell’AVS e della CP e con i risparmi del pilastro 3a, che offre agevolazioni fiscali. «E questo anche se, analogamente all’AVS, si versa ogni anno nel pilastro 3a l’importo massimo consentito per 44 anni (uomini) o 43 anni (donne)», avverte Leo Hug, esperto Comparis in previdenza. Contrariamente agli stipendi più alti, superiori a 129’060 franchi all’anno, per il ceto medio non vi è infatti alcuna possibilità di ottimizzare ulteriormente la previdenza dal punto di vista fiscale con piani di previdenza 1e.

Oltre 10mila franchi nel pilastro 3a? - Al momento del pensionamento, un uomo celibe con un reddito di 129’060 franchi e un’aspettativa di vita media di 85 anni necessita di circa 717’500 franchi di risparmi oltre alle rendite AVS e alla cassa pensioni. Solo così potrà continuare a mantenere il suo tenore di vita abituale per i successivi 20 anni, osserva Comparis. «Di conseguenza, a partire dai 20 anni di età dovrebbe poter versare nel pilastro 3a poco più di 10’100 franchi all’anno con un tasso d’interesse medio del 2%. Al momento però non è possibile. Attualmente il contributo massimo consentito è di 6’883 franchi all’anno».

L'auspicio di Hug è il seguente: «Gli uomini celibi con uno stipendio annuo di 120’000 franchi dovrebbero poter versare 8’950 franchi all’anno nella previdenza vincolata. Con un salario lordo di 110’000 franchi, occorrerebbe versare 7’660 franchi».

«Le donne in carriera sono fortemente discriminate» - La situazione è addirittura peggiore per le donne che svolgono un’attività lavorativa e ricoprono un ruolo di quadro medio. Le donne vanno in pensione un anno prima degli uomini e in media smettono di lavorare tre anni prima dell’età di pensionamento. Di conseguenza, oltre all’AVS e alla rendita della CP devono poter attingere ai risparmi della previdenza privata per 24 anni. Secondo i calcoli di Comparis, le donne con un reddito di 129’060 franchi dovrebbero versare annualmente circa 12’400 franchi dal compimento dei 20 anni fino al raggiungimento dell’età di pensionamento. Con un reddito di 120’000 franchi occorrerebbe invece versare nella previdenza vincolata circa 11’000 franchi all’anno, mentre con un reddito di 110’000 franchi il contributo annuo dovrebbe ammontare a poco più di 9’400 franchi.

Le donne dovrebbero quindi poter versare nel pilastro 3a l’83% in più di quanto consentito. «Le donne che fanno carriera sono le vittime del sistema previdenziale svizzero. Nella migliore delle ipotesi, sono considerate fonti di sovvenzioni trasversali del primo pilastro. Sono fortemente discriminate dal sistema», critica Hug.

Agire sull’aliquota di conversione? «Inutile» - A causa delle carenze del sistema, Comparis auspica un aumento dei versamenti massimi consentiti nel pilastro 3a a 12’400 franchi per le donne e a 10’100 franchi per gli uomini. «Si tratta di una soluzione efficace ai problemi imminenti della previdenza per la vecchiaia», spiega Hug.

Comparis ritiene invece superflua una revisione della previdenza professionale obbligatoria. «A seconda delle stime, solo il 15% circa degli assicurati LPP ha diritto a un’aliquota di conversione del 6,8%. Per i redditi che rientrano nel regime obbligatorio della LPP è tuttavia già disponibile una serie di prestazioni complementari che compenserebbe eventuali riduzioni della rendita», spiega l’esperto in previdenza.

«Tuttavia, considerando il fatto che le prestazioni complementari non vengono tassate e che i beneficiari di queste prestazioni non devono pagare il canone della Serafe, le persone senza un patrimonio significativo che ricevono prestazioni complementari e risiedono, ad esempio, a Losanna dispongono, al netto delle imposte, di un reddito quasi uguale a quello degli ex dipendenti con stipendio LPP massimo», aggiunge.

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