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26.08.2021 - 12:060

I test rapidi della Roche fanno cilecca

Sono meno efficaci di quanto dichiarato dalla multinazionale. «Notevolmente» meno efficaci

Lo dice una ricerca dell'ospedale universitario di Berna. Il test rileverebbe solo due infezioni su tre, e meno della metà degli asintomatici. «C'è il rischio che rafforzino la pandemia anziché rallentarla» secondo i ricercatori

BASILEA - Il test rapido antigenico approvato in Svizzera è meno efficace di quanto indicato dal produttore, Roche. È quanto emerge da una ricerca effettuata dall'Inselspital, l'ospedale universitario di Berna, e dalla locale università. I ricercatori hanno pure stabilito un solido raffronto con la qualità delle analisi PCR.

«I risultati dello studio si discostano notevolmente dalle indicazioni del produttore», indica un comunicato diramato oggi dalle due istituzioni: i test rapidi antigenici hanno rilevato solo due infezioni su tre e nelle persone senza sintomi nemmeno la metà. Sulla base di questi risultati i ricercatori giudicano tali analisi uno strumento poco adatto per fronteggiare la pandemia.

Il contesto

L'attuale discussione sulla gestione dell'epidemia di Covid-19, in Svizzera fa riferimento al modello secondo cui le persone che sono state vaccinate, che sono guarite e che sono testate negative dovrebbero beneficiare di facilitazioni. I test PCR hanno dimostrato di essere affidabili. I test rapidi antigenici dovrebbero essere usati se non è possibile aspettare 48-72 ore per un risultato.

I ricercatori hanno voluto effettuare il "primo" confronto sistematico dei due test «in condizioni reali», si legge nella nota. Lo studio è stato realizzato presso l'Istituto delle malattie infettive dell'ateneo della città federale e pubblicato sulla rivista specializzata International Journal of Infectious Diseases.

Test antigenici: rivelate solo 2 infezioni su 3

«Nel complesso, il test PCR ha identificato 141 persone infette (9,6%) per l'insieme del campione di 1465 test. Il test rapido antigenico invece ha trovato solo 95 infezioni (6,4%), cioè su tre persone positive alla PCR, solo due sono state identificate con il test rapido. L'errore è stato ancora più pronunciato per le persone senza sintomi: solo il 44% delle persone positive alla PCR ha potuto essere identificato. I risultati dello studio si discostano quindi notevolmente dalle indicazioni del produttore», recita il comunicato.

Con questo lavoro, per la prima volta sono disponibili "risultati comparabili e affidabili" dalla PCR e dai test rapidi antigenici. «Lo scostamento della sensibilità determinata qui rispetto alle indicazioni del produttore ha sorpreso», insistono i ricercatori.

Perplessità sull'impiego nel mondo reale

I risultati dello studio mostrano l'affidabilità dei test in un ambiente clinico con professionisti ben preparati. Nella pratica quotidiana, si può supporre che si otterrebbero valori ancora meno buoni, scrivono l'ateneo e l'Inselspital.

Attualmente, si stima che ogni settimana in Svizzera vengano effettuati 130'000 test rapidi. Con circa il 18% di risultati positivi, 23'400 persone sono correttamente identificate come positive, ma 12'400 persone infette passano attraverso le maglie del test.

«Queste 12'400 persone si sentono al sicuro perché sono risultate negative al test e partecipano alle riunioni di famiglia, vanno ai concerti e alle partite di calcio. C'è quindi un rischio potenziale che i test antigenici rafforzino la pandemia invece di rallentarla», dichiara il responsabile dello studio, il professor Michael Nagler, citato nella nota.

«Lo studio dimostra che i test rapidi antigenici sono adatti solo in misura limitata per escludere in modo affidabile un'infezione da SARS-CoV-2. I test rapidi disponibili oggi dovrebbero quindi essere utilizzati solo con riserve come strumento per lottare contro il Covid-19», sostiene Nagler, sempre citato nella nota.

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