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SVIZZERA
17.12.2020 - 06:330
Aggiornamento : 09:41

Ecco cosa non ha funzionato durante la prima ondata

Un rapporto della Confederazione traccia un bilancio che in generale è positivo. Ma non sono mancati gli errori

Fonte 20 Minuten / Denis Molnar
elaborata da Patrick Stopper
Giornalista

BERNA - Siamo nel pieno della seconda ondata della pandemia. Ma ci siamo già passati la scorsa primavera: un periodo fatto di chiusure, conferenze stampa, decisioni cantonali e federali. È andato tutto liscio? Per la prima volta un rapporto commissionato dalla Cancelleria federale mette in evidenza gli errori commessi nella gestione della crisi tra febbraio e agosto. Il documento, che è stato approvato lo scorso venerdì dal Consiglio federale, è in generale positivo, come scritto dal St. Galler Tagblatt. Ma ammette che si può migliorare. Ecco come.

1. Flusso d'informazioni insufficiente
Si parla di dipartimentalismo, che durante la gestione della crisi è aumentato. Tra i vari dipartimenti federali c'è quindi stato un flusso d'informazioni insufficiente. E gli Stati maggiori per la gestione della crisi sarebbero stati troppo grandi, con compiti e competenze non ben definiti.

2. Raccolta dati caotica
«All'inizio della crisi gli organi dell'amministrazione federale non disponevano abbastanza velocemente delle informazioni necessarie per prendere determinate decisioni» si legge nel rapporto. Alcuni dati venivano forniti via Fax. È stato persino «caotico» ottenere le informazioni dalle strutture sanitarie.

3. Collaborazione con i Cantoni
Come riferito ancora dal quotidiano sangallese, viene criticata in particolare la collaborazione con i Cantoni. La Confederazione ammette di non averli informati abbastanza rapidamente in merito a nuove decisioni. Inoltre, le disposizioni non erano sufficientemente chiare e a volte pure confuse. Ma la Confederazione rimprovera anche i Cantoni: dovrebbero organizzarsi meglio.

4. Gli esperti coinvolti troppo tardi
È passato molto tempo prima che venissero coinvolti gli esperti scientifici. Tale coinvolgimento si sarebbe fatto attendere a causa di una divergenza d'opinioni esistente già prima della crisi. Inoltre, la Confederazione avrebbe dovuto ascoltare maggiormente anche il personale sanitario.

5. Un passaggio di testimone «disordinato»
Al termine della situazione straordinaria, all'inizio dell'estate, la responsabilità è tornata nelle mani delle autorità cantonali. Un passaggio di testimone, questo, che sarebbe avvenuto in maniera poco coordinata, si legge sul St. Galler Tagblatt. La Confederazione avrebbe dovuto fornire maggiore sostegno ai Cantoni.

6. Questione di comunicazione
Il rapporto critica anche la comunicazione dell'Ufficio federale della sanità pubblica, che durante la scorsa primavera è avvenuta per mezzo di Daniel Koch. Secondo l'analisi, alle richieste dei media venivano fornite risposte che erano «scientificamente insostenibili» o «non sufficientemente chiare». E queste avrebbero portato a situazioni ambigue. Una questione molto discussa era, per esempio, quella delle mascherine: non era chiaro se servissero o meno.

7. Ignazio Cassis dov'era?
Nel documento della Confederazione si parla anche di un'insufficiente collaborazione tra l'Ufficio federale della sanità pubblica e il Dipartimento federale degli affari esteri. Quest'ultimo sarebbe intervenuto troppo tardi nelle questioni internazionali. E non sarebbero state sfruttate appieno le reti internazionali per risolvere questioni relative, per esempio, alle restrizioni di viaggio o alle forniture mediche.

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