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04.06.2020 - 10:410

Richiedenti asilo, il controllo dei cellulari per l'identificazione divide

Per alcuni si tratta di una grave violazione della sfera privata, per altri è una misura giustificata.

BERNA - L'accesso a cellulari e computer dei richiedenti asilo per accertarne l'identità divide il mondo politico. La sinistra e l'Organizzazione svizzera aiuto ai rifugiati (OSAR) denunciano una grave violazione della sfera privata, mentre secondo i partiti più conservatori si tratta di una misura giustificata e proporzionata.

Il progetto di legge, posto in consultazione fino a oggi, era stato trattato lo scorso febbraio dalla Commissione delle istituzioni politiche del Consiglio nazionale (CIP-N). Si tratta di un'iniziativa parlamentare del consigliere nazionale Gregor Rutz (UDC/ZH), che mira a permettere alla Segreteria di Stato della migrazione (SEM) di verificare l'identità dei richiedenti l'asilo tramite i loro apparecchi elettronici.

Il disegno di legge si basa sulle esperienza raccolte da novembre 2017 a maggio 2018 dalla SEM in due progetti pilota nei centri federali d'asilo di Chiasso e Vallorbe (VD). In tale occasione sono stati utilizzati per l'identificazione, su base volontaria, i supporti mobili di dati dei richiedenti l'asilo. È così stato possibile raccogliere informazioni sull'identità, l'origine e l'itinerario di viaggio e trasmettere dati importanti anche alla polizia e alle autorità di sicurezza.

Sia la commissione del Nazionale, sia quella degli Stati avevano approvato la proposta di Rutz, sostenendo che l'estensione dell'obbligo di collaborare per i richiedenti asilo rappresenta un metodo sussidiario ed efficace ai fini dell'accertamento dell'identità. Esso contribuisce anche ad accrescere la credibilità della procedura d'asilo e a lottare contro i passatori.

Visione diverse dai partiti - Secondo il deputato democentrista, circa 8 richiedenti su 10 entrano in Svizzera senza documenti, ma con telefoni cellulari, tablet o computer portatili. La SEM attualmente non ha la possibilità di controllarli, benché in altri Paesi, come ad esempio la Germania e la Norvegia, questa prassi costituisca già una misura di routine.

Secondo il PLR, tale prassi permette una facilitazione e una maggior credibilità dell'asilo nel suo insieme. Per quanto riguarda la protezione dei dati, i liberali radicali - come anche il PPD - ritiene la misura «accettabile e proporzionata».

PS e Verdi rimangono invece sulle barricate, sostenendo che il progetto violi la privacy dei richiedenti e prolunghi la procedura d'asilo. Gli ecologisti lamentano invece l'assenza di un via libera da parte dell'Incaricato federale della protezione dei dati e della trasparenza.

Divisi anche i Cantoni - Il progetto divide anche i singoli Cantoni: Berna ritiene che la verifica degli apparecchi sia un metodo efficace per ottenere informazioni sull'identità ed è anche positivo che le misure possano essere utilizzate durante tutta la procedura d'asilo fino all'eventuale esecuzione dell'espulsione. Dello stesso parere anche Basilea Città e Basilea Campagna, nonché Friburgo, che accoglie favorevolmente l'introduzione di tale prassi, poiché i dati vengono cancellati al più tardi entro un anno.

Secondo Ginevra l'utilizzo delle informazioni raccolte deve essere strettamente limitato all'identificazione e deve avvenire con il consenso del richiedente e dopo che quest'ultimo abbia dimostrato di rifiutarsi di collaborare. Anche Neuchâtel si è detto contrario, sostenendo che il progetto rappresenta un'eccessiva intrusione nella privacy delle persone interessate.

La Conferenza dei direttori cantonali di giustizia e polizia (CDCGP) si è astenuta dal presentare una dichiarazione. Per prendere una posizione è necessario che almeno 18 Cantoni condividano la stessa opinione.

Lacune nella protezione dei dati - Per la OSAR, che difende i diritti dei richiedenti asilo, il progetto mostra gravi lacune sia dal punto di vista dello Stato di diritto, sia da quello della protezione dei dati.

Secondo l'organizzazione, i richiedenti asilo possono già mettere a disposizione volontariamente i loro dati o i loro apparecchi per provare la loro identità e la loro origine, ma obbligarli sarebbe «sproporzionato». Tale disposizione - aggiunge l'OSAR - lascia supporre che i richiedenti asilo siano potenziali criminali. Inoltre, i controlli da parte delle autorità che consultano i dati privati di queste persone non sarebbero soggetti ad alcun controllo giudiziario.

L'Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNCR), in una nota odierna, critica il progetto di legge bollandola come una grave violazione della privacy, protetta dai diritti umani.

In Germania è stata creata una base giuridica e i dati possono persino essere valutati sistematicamente. Tuttavia, secondo la piattaforma "asile.ch" l'esperienza tedesca si è rivelata poco efficace. Inoltre, il progetto pilota condotto a Chiasso e Vallorbe ha comportato un notevole carico di lavoro supplementare. Se dovesse essere esteso a livello nazionale, servirebbero maggiori risorse che «la SEM al momento non è in grado di quantificare con precisione».

Al momento non è stato tuttavia pubblicato un rapporto esaustivo dell'esperienza nei due centri.

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