Keystone
SVIZZERA
26.03.2020 - 16:020
Aggiornamento : 27.03.2020 - 08:25

Il coronavirus colpisce anche i giovani: «Non capiamo perché alcuni muoiano»

La malattia ha ancora molti punti oscuri e gli esperti spesso non sono concordi

BERNA - Il coronavirus è entrato come un ciclone e ha stravolto le nostre vite. Un nemico subdolo. Invisibile. E del quale (ancora) non conosciamo tutte le caratteristiche. La malattia ha ancora molti punti oscuri. E anche gli esperti non sempre sono concordi. Non ha fatto l'unanimità neppure la dichiarazione rilasciata ieri dal capo della Divisione malattie trasmissibili dell'UFSP Daniel Koch secondo cui «Il ritorno a una vita normale in Svizzera è prevedibile all'inizio dell'estate». 

«Previsione ottimistica» - Secondo Isabelle Eckerle, direttrice del Centro di malattie infettive all'Università di Ginevra, la previsione di Koch è ottimistica. «Se con "normale" si intende tornare alla nostra vita prima che arrivasse il virus, allora dubito fortemente sarà così», confida a 20 Minuten. Per la studiosa ginevrina tutto dipenderà dai comportamenti che terremo nelle prossime settimane. «L'unica cosa certa è che il virus non scomparirà da solo. La popolazione non è immune e il Covid-19 è molto contagioso. Se non prendiamo contromisure anche a lungo termine continuerà a diffondersi in maniera esponenziale».

«Assembramenti vietati a lungo» - Eckerle precisa che bisognerebbe utilizzare il tempo «guadagnato» grazie al distanziamento sociale per «espandere le capacità ospedaliere» e per effettuare «il maggior numero di test possibili». La studiosa poi avvisa: «Le restrizioni per la nostra vita quotidiana andranno oltre l'estate. Ad esempio le grandi folle potrebbero essere vietate per un lungo periodo».

«Test, test, test» - Questo concetto di testare il piu possibile era stato consigliato anche da Bruce Aylward, consigliere senior del direttore generale dell'OMS e uno dei più rinomati esperti nella lotta contro le epidemie. «Tutto ciò che i Paesi stanno attualmente guadagnando con le loro misure è il tempo». Una volta rallentata la diffusione per Aylward c'è solo una cosa da fare: «Test, test, test, test. Tutti i casi sospetti dovrebbero essere testati e tutti quelli positivi dovrebbero venir isolati. Anche le persone di età inferiore ai 65 anni».

«Non capiamo perché alcuni giovani muoiano» - Si perché il coronavirus non guarda in faccia nessuno. E non è solo una malattia per vecchi. «Il 10% delle persone che si trovano in terapia intensiva in Italia ha un'età compresa tra 20 e 50 anni». Persone giovani e sane, senza malattie pregresse, che però vengono colpite in maniera gravissima dal coronavirus. «Non capiamo perché alcuni di loro abbiano un decorso così serio, tanto da portarli alla morte, e gli altri no».

Potrebbe interessarti anche
Copyright © 1997-2020 TicinOnline SA - Tutti i diritti riservati
IMPRESSUM - DISCLAIMER - SEGNALACI - COMPANY PAGES
Disposizioni sulla protezione dei dati  -   Cookie e pubblicità online  -   Diritto all'oblio


Ultimo aggiornamento: 2020-04-07 16:16:54 | 91.208.130.85