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VAUD
23.01.2020 - 11:070
Aggiornamento : 11:35

Ogni giorno 50'000 spinelli fumati, ma la cocaina rende di più

Uno studio permette «di capire l'universo in cui vivono i consumatori di droga»

di Redazione
ats

LOSANNA - In Svizzera hascisc e marijuana sono gli stupefacenti più venduti per quantità, ma hanno un giro d'affari inferiore a quello della cocaina. È quanto risulta da uno studio condotto del cantone di Vaud, che ha permesso estrapolazioni a livello nazionale.

Secondo la ricerca - condotta congiuntamente da Dipendenze Svizzera, dall'Istituto di criminologia dell'Università di Losanna e da Unisanté - la quantità di cannabis (hascisc, marijuana e affini) spacciata è da quattro a sette vole superiore a quella di tutti gli altri stupefacenti messi assieme.

Il consumo annuo nel canton Vaud è valutato tra 3,5 e 5,1 tonnellate, equivalente a oltre 50'000 spinelli fumati ogni giorno. A ciò vanno aggiunti i sequestri della polizia cantonale (183 kg) che costituiscono il 3,5%-5% del volume totale. Estrapolando, a livello svizzero il consumo si situerebbe sulle 40-60 tonnellate all'anno. È molto meno delle cento tonnellate spesso citate, sottolineano gli autori della ricerca.

Il mercato vodese della cannabis crea un giro d'affari annuo fra i 32 e i 46 milioni di franchi, con utili per gli spacciatori di 20-30 milioni. Si tratta di cifre inferiori a quelle dello spaccio di cocaina ma nettamente superiori rispetto a eroina, ecstasy e anfetamine.

Secondo le stime pubblicate nel 2018 dei tre istituti, il "fatturato" degli spacciatori vodesi di cocaina è tra i 47 e i 57 milioni di franchi all'anno, per un utile tra i 28 e i 39 milioni.

Estrapolando dalle cifre del canton Vaud, i ricercatori hanno valutato a 340-500 milioni annui il giro d'affari a livello nazionale dello spaccio dei derivati della canapa, con guadagni sui 200-325 milioni.

«Pensavamo che la cannabis fosse il più grande mercato in tutti i sensi, ma il suo fatturato è risultato meno importante di quello della cocaina, pur rimanendo chiaramente superiore ad altri stupefacenti», spiega Frank Zobel, vice direttore di Dipendenze Svizzera contattato da Keystone-ATS.

Gli autori dello studio, che già negli anni scorsi si erano interessati all'eroina e agli stimolanti (in particolare la cocaina), mostrano anche quanto sia eterogeneo il mercato della cannabis. "È una grotta di Ali Baba, qui si trova di tutto", dice Zobel.

In particolare si è rilevato un ritorno dell'hascisc importato, che era stato soppiantato negli anni '90 dalla marijuana prodotta localmente. «Questo hashish proviene quasi esclusivamente dal Marocco, dove i coltivatori hanno cambiato le loro piante per offrire un prodotto con più THC», precisa Zobel.

Oggi si sta verificando una sorta di riequilibrio. Sulla base dei dati disponibili, si stima che le importazioni (resina ed erba) siano ormai simili in volume alla produzione locale.

La resina di canapa (hascisc) sta nuovamente occupando un posto non trascurabile (circa il 30% del mercato), soprattutto perché viene consumata dagli utilizzatori intensivi e il suo livello di THC è aumentato (28% in media in un campione di sequestri). Secondo le valutazioni, la produzione locale di marijuana su piccola scala costituisce circa un decimo del mercato.

Il vice direttore di Dipendenze Svizzera segnala inoltre la comparsa di una nuova miscela, una marijuana illegale ad alto contenuto di THC tagliata con quella legale al CBD (cannabidiolo reputato per i suoi usi officinali). La caduta dei prezzi sul mercato legale della cannabis è una delle ragioni della comparsa di un tale prodotto.

Lo studio mostra poi che il mercato vodese dei derivati della canapa, e per estensione quello svizzero, è sostenuto dai consumatori abituali, ossia che ne fanno uso 20 o più giorni al mese. Essi rappresentano meno del 9% di tutti gli utilizzatori ma si fumano la metà della marijuana o dell'hascisc venduti. Si tratta di 5000-7000 persone a livello cantonale, che spendono in media 314 franchi al mese.

Ma anche i consumatori o ex consumatori di eroina hanno un peso importante: consumano circa il 10% del volume totale della cannabis, quando costituiscono solo l'1-2% di tutti i consumatori.

Secondo Frank Zobel questi studi permettono «di capire molto meglio l'universo in cui vivono i consumatori di droga». Le ricerche, realizzate grazie all'analisi delle acque reflue e con interviste a utenti e poliziotti, aiutano anche a «sfatare i clichés» che circolano attorno a questo mercato.

Per quanto riguarda la cannabis, Zobel afferma che «il proibizionismo non funziona molto bene. Bisogna provare qualcos'altro, soprattutto per proteggere meglio i giovani. Siamo a favore di una regolamentazione intelligente». Dipendenze Svizzera sostiene gli esperimenti pilota per inquadrare meglio il consumo.

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