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SVIZZERA

Top manager pagati a peso d'oro: «Non è mercato, è avidità»

Nel mirino del consigliere nazionale Corrado Pardini le retribuzioni dei dirigenti di aziende pubbliche come FFS, Ruag e Posta
Keystone (archivio)
Secondo il deputato i dirigenti alla testa delle imprese federali «devono capire che non si muovono nell'economia privata»
Top manager pagati a peso d'oro: «Non è mercato, è avidità»
Nel mirino del consigliere nazionale Corrado Pardini le retribuzioni dei dirigenti di aziende pubbliche come FFS, Ruag e Posta
BERNA - I salari dei top manager di aziende pubbliche come FFS, Posta o Ruag non hanno nulla a che fare con il mercato, né con la responsabilità personale, e si basano unicamente sull'avidità. Lo sostiene il consigliere nazionale...

BERNA - I salari dei top manager di aziende pubbliche come FFS, Posta o Ruag non hanno nulla a che fare con il mercato, né con la responsabilità personale, e si basano unicamente sull'avidità. Lo sostiene il consigliere nazionale Corrado Pardini (PS/BE), per il quale è necessario intervenire.

«L'iniziativa Minder sui salari abusivi, accolta dal popolo, purtroppo non sta avendo effetto», afferma Pardini in un'intervista pubblicata oggi da Tages-Anzeiger e testate Tamedia collegate. «Dobbiamo seriamente pensare a nuove possibilità per arginare gli eccessi».

Secondo il deputato i dirigenti alla testa delle imprese federali «devono capire che non si muovono nell'economia privata». «Il presidente della direzione di FFS Andreas Meyer non è in ultima analisi altro che un funzionario molto ben pagato», osserva il 53enne. «Però questi quadri si riferiscono a uno pseudo mercato, per giustificare i loro stipendi orrendi».

Per Pardini se dovesse corrispondere al vero ciò che ha affermato ieri la NZZ am Sonntag - e cioè che le FFS hanno fatto pressione sul Consiglio federale affinché Meyer abbia più di un milione di franchi, altrimenti vi sarebbe il rischio di vederlo partire - «sarebbe inaccettabile». Il governo è «assolutamente» troppo debole sulla questione, aggiunge.

Nel 2017 il Consiglio nazionale aveva approvato una mozione dello stesso Pardini per limitare a 500'000 franchi le retribuzioni massime nella aziende nelle quali la Confederazione è proprietaria o l'azionista di maggioranza. L'idea era però stata bocciata agli Stati, che avevano preferito puntare sulla responsabilità personale. «Ora si vede come è andata», si rammarica il deputato. «L'avidità è più forte della responsabilità personale».

«Forse devo riattivare la mozione», prosegue Pardini. «In tutti i casi occorre porre un freno a questa mentalità da self-service». Il salario di riferimento deve essere quello di un consigliere federale, «che è già molto, molto buono». Si tratta a suo avviso anche di ribadire il primato della politica sull'economia.

Ma se si vuole avere le persone migliori - argomenta l'intervistatore - non bisogna anche pagarle bene? «Se guardo cosa è successo alla Posta, sarei contento se si ricorresse ai secondi migliori», risponde Pardini.

L'economia privata non deve fungere da esempio: per il consigliere nazionale non esiste un vero mercato funzionante per i top manager. Stipendi e bonus sono «il frutto di un sistema a circuito chiuso dominato da una piccola casta: i consiglieri di amministrazioni e i Ceo si pompano al rialzo i compensi a vicenda».

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