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ZURIGO
12.09.2017 - 20:170

Tentò di uccidere l'operatrice del centro asilanti, condannata a 18 anni

La donna avrebbe dovuto lasciare la Svizzera già nel novembre 2014, ma aveva presentato istanza di riesame. Quando è stato previsto lo spostamento di struttura, ha reagito violentemente

ZURIGO - Il tribunale distrettuale di Bülach (ZH) ha condannato oggi una richiedente asilo a 18 anni di reclusione per tentato assassinio. Nel novembre del 2015 la 36enne originaria della Costa d'Avorio aveva quasi ucciso una operatrice di un centro per asilanti di Embrach (ZH).

La donna dovrà inoltre versare alla vittima un'indennità di torto morale di 110'000 franchi, ha stabilito la Corte. I giudici hanno seguito l'argomentazione della procura, che proponeva 18 anni. La difesa chiedeva invece di derubricare il reato a tentato omicidio passionale o eventualmente tentato omicidio intenzionale e si batteva per una sanzione - nei due casi - rispettivamente di 4 o 6 anni. L'avvocato ha detto che, pur non volendo minimizzare i fatti, non si poteva parlare di mancanza di scrupoli o di particolare crudeltà.

La donna avrebbe dovuto lasciare la Svizzera già nel novembre 2014: la domanda d'asilo era infatti stata respinta anche dal Tribunale amministrativo federale. Poco prima della partenza aveva però presentato una istanza di riesame adducendo problemi psichici.

Rimasta quindi nella Confederazione, viveva nel centro di Embrach. Nel novembre 2015 era previsto lo spostamento in un'altra struttura, ad Adliswil (ZH), contro la sua volontà. Di fronte a un'operatrice che si era messa a impacchettare le sue cose la donna aveva reagito con estrema violenza: afferrata una roncola di 43 centimetri aveva colpito la sua vittima per una ventina di volte. La gragnola di colpi era finita solo quando la vittima aveva finto di essere morta. In seguito l'africana aveva anche cosparso l'operatrice di spirito da ardere, ma non era riuscita ad accendere il combustibile. La vittima aveva subito numerose ferite in tutto il corpo e aveva perso un occhio.

L'accoltellatrice aveva poi indossato una parrucca, si era messa dei vestiti puliti ed era scappata attraverso una finestra. Era però poi stata arrestata il giorno stesso.

Nel processo svoltosi oggi l'imputata si è mostrata estremamente poco cooperativa. Durante l'arringa dell'accusa ha dato in escandescenze ed è stata temporaneamente espulsa dall'aula. E anche nel corso della lettura della sentenza ha interrotto più volte il giudice, gridando fra l'altro: «Voglio tornare in Africa e non rimanere in Svizzera!». Pure in questo caso è stata estromessa dal locale.


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