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Duopolio Sinner-Alcaraz: «Loro sono nell’Olimpo, gli altri sotto a lottare»

Nel 2026 i due fuoriclasse stanno dominando il circuito: Slam e Masters sono affare loro. Claudio Mezzadri: «Non si guarda neppure più il tabellone, si aspetta direttamente la finale».
Imago / C.M.
Duopolio Sinner-Alcaraz: «Loro sono nell’Olimpo, gli altri sotto a lottare»
Nel 2026 i due fuoriclasse stanno dominando il circuito: Slam e Masters sono affare loro. Claudio Mezzadri: «Non si guarda neppure più il tabellone, si aspetta direttamente la finale».
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MONTE CARLO - Jannik Sinner e Carlos Alcaraz. Alcaraz e Sinner. Se non è l'uno a vincere, è l'altro. Anche nel 2026 i due fenomeni del tennis mondiale stanno infatti letteralmente cannibalizzando il circuito, lasciando solo le briciole agli avversari. Lo dimostrano i primi grandi appuntamenti dell'anno: l'Australian Open e i tre Master 1000 di Indian Wells, Miami e Monte Carlo sono stati affare loro. Un dominio totale, certificato anche da un altro dato: le uniche sconfitte stagionali dei due sono arrivate proprio nei tornei vinti dall’altro.

Un equilibrio perfetto che sa di dominio assoluto. «In questi primi mesi del 2026 sembra che si stia andando avanti come nel 2025», spiega l'esperto ed ex tennista ticinese Claudio Mezzadri. «Loro due sono lassù, nell'Olimpo. Gli altri sotto a lottare. Ma a distanza».

Quando si affrontano, però, l’equilibrio è totale. «Le loro sfide sono sempre un 50-50», continua l'esperto. «Forse Alcaraz è leggermente favorito nei match al meglio dei cinque set. Ma la differenza è davvero minima. Jannik è più regolare, una vera macchina. Carlos invece ha un picco di rendimento più alto, ma è meno continuo».

E allora: pesano di più i tre Masters 1000 conquistati da Sinner o il trionfo Slam di Alcaraz? «La priorità restano sempre i tornei del Grande Slam», sottolinea Mezzadri. «Ma i conti si fanno alla fine dell’anno».

Diversi nello stile, uguali nei risultati. E soprattutto, per ora, inavvicinabili. «Le loro partite sono sempre spettacolari, ma per il tennis sarebbe più interessante se qualcuno riuscisse a inserirsi tra loro», ammette l’ex giocatore. «Al momento sembra possibile solo in caso di loro giornate storte o distrazioni».

Anche sulla terra battuta il copione non cambia. «Ci sono giocatori pericolosi, qualche argentino o giovani in crescita come il brasiliano João Fonseca, ma nessuno per ora sembra in grado di contrastarli davvero. Soprattutto al Roland Garros, dove si gioca al meglio dei cinque set».

Un dominio che riporta inevitabilmente alla memoria l’epoca dei Big Three — Roger Federer, Novak Djokovic e Rafael Nadal — ma con una differenza sostanziale. «Allora c’era più incertezza», spiega Mezzadri. «Giocatori come Murray, Del Potro o Wawrinka riuscivano a inserirsi. E sono tre che hanno saputo vincere anche degli Slam. Oggi, invece, spesso non si guarda neppure più il tabellone: si aspetta direttamente la finale. Ed è un peccato per lo spettacolo».

Un altro segnale dei tempi è la scomparsa degli specialisti. «Negli anni Ottanta e Novanta le superfici erano molto diverse tra loro. Questo creava specialisti e maggiore imprevedibilità. Oggi tutto è più uniforme: chi è forte sulla terra lo è anche sul veloce e sull’erba. Lo spettacolo è aumentato, ma si è persa molta imprevedibilità».

Il risultato? Un tennis dominato da due soli nomi: Sinner o Alcaraz. Alcaraz o Sinner. Gli altri, per ora, restano spettatori.

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