«Fusione utile, ma spegnerebbe un po' la passione...»

Lugano Tigers e Spinelli Massagno presto unite? Franco Facchinetti: «Avevamo abituato davvero bene il pubblico ticinese, ma oggi...».
LUGANO/MASSAGNO - La pallacanestro ticinese è in una fase di stallo e si sta interrogando sul proprio futuro. In ballo, infatti, c'è una possibile fusione fra la Spinelli Massagno e i Lugano Tigers. La Città di Lugano sta spingendo affinché ciò accada, al fine di consegnare le chiavi del nuovo scintillante palazzetto (una volta pronto) a una squadra competitiva e soprattutto solida a livello economico, come ha sottolineato nelle scorse settimane il vicesindaco Roberto Badaracco, nonché capo Dicastero Cultura, Sport ed Eventi.
Ma quali sono i pro e i contro? Ne abbiamo parlato con uno che conosce il nostro basket come le proprie tasche, ovvero Franco Facchinetti, ex allenatore di entrambe le formazioni coinvolte. «Evidentemente oggi le nostre due squadre ticinesi non stanno vivendo un periodo facile, sia dal punto di vista dei risultati sia da quello della prospettiva futura. Non è facile trovare giovani già pronti, bisogna avere pazienza, saperli aspettare e dargli fiducia. Lugano nelle ultime stagioni lo ha fatto e ci sono alcuni ragazzi che si stanno togliendo dalle soddisfazioni. Ad ogni modo, per tornare ad avere una squadra che possa competere ai vertici nazionali, unire le forze potrebbe essere la soluzione migliore. Evidentemente, però, ci sono anche altri aspetti di cui bisogna tenere conto, dei quali noi dall'esterno non siamo a conoscenza. Mi riferisco in particolare a quello economico. Quando si prende in considerazione una fusione, le parti coinvolte sono chiamate a fare le loro valutazioni a 360 gradi. Essendo io un uomo di campo, la mia attenzione è rivolta allo sport e dico che oggi la fusione potrebbe avere senso, anche se spesso si usa dire che fare un matrimonio fra due malati non ne fa uno sano».
Come mai l'interesse per il basket negli ultimi anni è molto scemato in Ticino?
«In passato avevamo abituato molto bene la platea e avevamo sempre una squadra, se non due, che lottava per il titolo o per la Coppa Svizzera. Ogni tanto, in qualsiasi sport, ci sono dei periodi di assestamento... Magari il vivaio non ti offre un ricambio e questo periodo va a coincidere con un ridimensionamento del budget e non si ha la possibilità di andare a prendere giocatori già esperti, obbligando le stesse società a puntare su stranieri provenienti dai campionati universitari. Così facendo diventa difficile lottare per i trofei».
Anche il pubblico è sensibilmente calato…
«Vi assicuro che ci sono tanti giovani che giocano a basket, anche nei campetti, ma forse, negli anni, è venuto meno l'attaccamento alla prima squadra. Quando io ero ragazzino aspettavo solo il fine settimana per andare a vedere le partite».
L'anno scorso l'ex presidente della SAM Massagno Luigi Bruschetti aveva detto questa frase: "Unire i due Club ticinesi ne cancellerebbe la rivalità sportiva, traino che tiene vivo il basket cantonale, con il rischio di perdere risorse e identità". Cosa ne pensi?
«La penso esattamente come Bruschetti. Se vogliamo riempire il palazzetto, la rivalità ticinese aiuterebbe tantissimo. Lo vediamo chiaramente nell'hockey quanto sia bello avere due squadre cantonali in concorrenza fra loro. Entrambe le società si alimentano l'una dell'altra... Unendo le forze, chiaramente si spegnerebbe un po' quella passione per il basket che spesso si accendeva soprattutto nei derby. Anche quando c'era la SAV Vacallo, una società con un pubblico molto caldo».



