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LOCARNO
09.08.2019 - 16:350

«Così la mia super eroina spicca il volo»

Il lungometraggio Love me tender di Klaudia Reynicke, in concorso nella sezione Cineasti del presente, schizza il ritratto di una donna che soffre di agorafobia ma che supera le sue paure

Seconda, giovane donna di 32 anni, soffre di agorafobia e non esce di casa. Quando finalmente trova la forza per uscire dalla gabbia della sua casa le si presentano nuove sfide che la spingono a forzare ancora di più i propri limiti. E a sentirsi libera.

Seconda è un personaggio potente. Klaudia Reynicke, come ha scelto l’attrice?
Ho visionato una quarantina di professioniste proposte dalla casting manager e poi ho selezionato una decina di attrici. Quando originariamente ho scritto la sceneggiatura, Seconda era una donna di oltre 40 anni. Poi quando a Roma ho incontrato Barbara Giordano, in pochissimo tempo ho capito che era lei che volevo. Ho visto in Barbara una duplice potenzialità: non solo poteva trasmettere il lato oscuro di Seconda, ma dare anche tantissima luce. Non volevo un’attrice tenebrosa, perché già la storia è pesante. Avevo bisogno di una donna luminosa. Perché le super eroine e le figure femminili dei fumetti, che io amo molto, devono trasmettere una forza propulsiva positiva.

Come nasce la storia di Seconda?
Volevo fare un film che parlasse di una lotta interna legata, di un conflitto interno che si risolve con un atto di liberazione. Nel cinema non si trova tantissimo questo tema, soprattutto quando si parla di donne. O meglio spesso nel cinema si parla di donne depresse e basta. Ma poco di donne che riescono a superare – da vincitrici – le proprie paure e i propri limiti.

Quindi Seconda è una vera super eroina ?
Sì, io volevo una super eroina che avesse una cosa complicata da risolvere, soprattutto con se stessa. Ho sempre voluto raccontare la storia di una persona capace di superare i propri limiti con i super poteri, ma reali. Quindi Seconda diventa Super Seconda quando si incontra con Santo, fanno l’amore e lui scrive sulla tuta blu di Seconda il numero 2. Una svolta liberatoria nel film.

Quindi anche da un atto d'amore Seconda trova la forza di spiccare il volo?
Sì. Non si libera solo grazie alla sua forza, ma anche grazie all’amore puro e affettuoso di Santo che non la tiene per sé, ma la lascia andare. Insomma il titolo Love me tender allude anche a questo. E non solo al fatto che Seconda deve imparare ad amare se stessa, teneramente, con indulgenza.

In un film che può essere anche un manifesto femminista, gli uomini non escono proprio benissimo...
C’è un padre debole, fragile e un po’ codardo; un ufficiale giudiziario lumacone e viscido. Ma esattamente come nella realtà di tutti i giorni, ci sono anche personaggi positivi. Il più puro è Santo, che rappresenta indubbiamente un personaggio positivo. Santo è lì per Seconda. Senza chiedere nulla in cambio.

Barbara Giordano: come ti sei calata nei panni di Seconda?
È stato molto importante partire dal corpo. Ho dovuto per esempio far crescere i peli... ed erano i mesi estivi. È stato perciò particolarmente difficile (ride). Ma è stato importante perché era come avere una nuova pelle. Seconda è un personaggio impegnativo anche dal profilo corporeo. Seconda è una donna concentrata sul presente e vive soprattutto attraverso le azioni. La sfida più grande è stata ancorare il personaggio nel presente. E cogliere la follia di Seconda come preludio alla liberazione della donna. Il personaggio di Santo si inserisce benissimo in questo contesto femminista, perché è un uomo che ama senza l’idea del possesso.

Antonio Bannò: tu interpreti Santo, come ti sei inserito in questa dinamica molto femminile?
Quando ho letto la sceneggiatura, mai vista per la sua stranezza, mi sono lasciato prendere. Mi sono ritrovato tra due donne, la regista e l’attrice, che sono una potenza della natura. Le mie apparizioni sono limitate, ma sempre in momenti determinanti per la storia e il percorso di liberazione di Seconda. Insomma rispetto agli altri due, mi è andata bene (ride)...

Il film, girato nel Mendrisiotto e nel Luganese, è un film intenso, ben riuscito, coinvolgente. Tenebroso solo in parte, pieno di iroina e di luce. Seconda riesce a trasformare la sua fragilità in un'arma. E ci riesce con le proprie forze, superando vecchie e nuove paure e smascherando le fragilità degli uomini che costellano, anche brevemente e casualmente, la sua esistenza e che in qualche modo l’hanno condizionata. Una sorta di manifesto femminista come ripartenza.

Love me tender, Concorso Cineasti del presente: sabato 10 agosto, 16.15, L’altra sala – domenica 11 agosto, 23.00, Palacinema 2

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