CANTONE
13.10.2015 - 08:560

"Possiamo sopravvivere anche senza posti di lavoro pagati 2000 franchi al mese"

Gian-Luca Lardi, candidato al Consiglio nazionale per il PLR

LUGANO - Gian-Luca Lardi è nato a Poschiavo, risiede a Rovio ed è candidato per il Consiglio nazionale nelle file del PLR. Direttore della CSC Impresa Costruzioni SA e presidente centrale della Società Svizzera degli Impresari Costruttori (SSIC), il suo volto è presente su molti manifesti elettorali in questa campagna elettorale che volge ormai al termine. Anche a lui abbiamo sottoposto le 8 domande.

Lavoro: nel Mendrisiotto c'è una percentuale di frontalieri che supera il 50%. Neppure in Lussemburgo vi è una situazione del genere. Il liberismo abbinato al pragmatismo e all'utilitarismo tipicamente elvetici non rischiano di essere controproducenti per il nostro Cantone?
"60'000 frontalieri per il Ticino attuale sono troppi. Sono troppi perché le infrastrutture non sono in grado di gestirli e sono troppi perché in parte non integrati correttamente nel mercato del lavoro. Il Ticino ha bisogno anche dei frontalieri, ma la nostra economia può sopravvivere anche senza posti di lavoro pagati 2000 CHF al mese. La soluzione? L’imprenditoria si deve assumere la propria responsabilità e introdurre contratti collettivi di lavoro; i sindacati devono diventare partner sociali e abbandonare i loro atteggiamenti ideologici e controproducenti".

Si dice che l'economia ticinese sia diventata più ricca dall'entrata in vigore degli accordi bilaterali. Questa ricchezza come è stata distribuita? I ticinesi sono più ricchi di prima?
"Io non ho dubbi che il Ticino sia più benestante rispetto al passato, così come non ho dubbi che la ricchezza in Svizzera è distribuita in modo molto più equo rispetto ai nostri stati vicini. Questa realtà è provata statisticamente e nessun partito serio la mette in dubbio. Però la domanda a mio parere va posta diversamente: La nostra qualità di vita è migliorata? Questa risposta è ben più difficile. In futuro non dobbiamo orientarci unicamente verso la nostra ricchezza, ma verso la nostra qualità di vita".

Franco forte. Nonostante l'allarme lanciato dal settore industriale, dal turismo e dalla vendita al dettaglio, gli studi di ricerca parlano di economia svizzera che tiene e cresce. Tanto rumore per nulla?
"L’economia sta andando meglio di quanto si prevedeva a fine gennaio 2015. La situazione però non va sottovalutata. La politica non può risolvere tutti i problemi, ma deve migliorare le condizioni quadro per le imprese riducendo la burocrazia. Il mercato delle costruzioni, particolarmente importante nel nostro cantone, reagisce solo lentamente a cambiamenti congiunturali. Dovremmo pertanto aspettare il 2016 per avere indicazioni più chiare".

Il 9 febbraio 2014 gli svizzeri hanno messo in discussione la politica del Consiglio federale in materia di migrazione. Come se ne esce?
"Io ritengo la proposta di una clausola di salvaguardia, nel frattempo adottata anche dal governo cantonale, la migliore delle soluzioni in discussione. In sostanza si prevede che in presenza di determinate condizioni, ad esempio a fronte di una forte disoccupazione, l'immigrazione possa essere limitata. Non c’è la ricetta magica, ma penso che sia il miglior compromesso fra la gestione della migrazione e le condizioni economiche quadro favorevoli".

I premi della cassa malati aumentano ancora. Fino a quando reggerà questo sistema?
"Il sistema non è più sotto controllo perché l’assicurazione base copre prestazioni non più di base bensì di gran lusso. Non illudiamoci: ormai c’è una medicina di alta gamma e la medicina “di ogni giorno”. Il nostro sistema vuole offrire tutte le prestazioni disponibili a tutta la popolazione e questa è una lotta contro i mulini a vento. Io ritengo molto più giusto ridurre le prestazioni coperte dall’assicurazione base (cosa che ridurrebbe i premi in modo marcato) e lasciar assicurare a ogni singolo le prestazioni specialistiche, i quali costi in parte oggi sono improponibili".

La Svizzera è risparmiata dal grande flusso di migranti in cerca di rifugio e prospettive di vita migliori. Ritiene necessario potenziare i controlli ai confini?
"In situazioni eccezionali come quella che viviamo attualmente i controlli al confine possono diventare opportuni. Ritengo però molto più importante avere a disposizione le infrastrutture necessarie per accogliere temporaneamente le persone veramente bisognose. Sono fiero della nostra tradizione umanitaria e vorrei fare il possibile per mantenerla. La situazione in Siria e nei paesi vicini è drammatica, disumana e straziante; un paese come il nostro deve fare la sua parte".

La politica energetica è abbastanza o troppo coraggiosa?
"La politica energetica 2050 è nata da una situazione isterica (Fukushima) e oltre più in un anno di elezioni politiche. Ne è cresciuto un programma ideologico, troppo idealistico e affrettato. Spero che nel prossimo quadriennio parlamentare si possano ancora correggere questi errori. L’uscita dal nucleare è auspicabile sì, ma sostituire centrali nucleari con centrali a gas o addirittura a carbone è un enorme passo indietro sul piano ambientale". 

Finanziamenti ai partiti poco trasparenti, rappresentanti del popolo al servizio delle lobby dei potenti dell'economia. Come rispondere a queste accuse? 
"Se si parla di lobby potenti dell’economia si deve parlare anche dei potenti della sinistra, ossia i sindacati e le numerose organizzazioni non-profit, che sono lobby altrettanto forti e influenti. Anche su questo punto in Svizzera abbiamo una situazione politicamente equilibrata, che personalmente non mi disturba. A me piace la libertà; pertanto lascio a ogni singolo la libertà di decidere se vuole o non vuole pubblicare cifre e numeri".

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