Tommaso Gianella
L'OSPITE
29.03.2021 - 11:240
Aggiornamento : 17:44

Il Ticino perde abitanti, sosteniamo le famiglie!

Tommaso Gianella, candidato al Consiglio comunale di Lugano (lista 6, n. 28)

LUGANO - Se consideriamo l’aumento demografico un valore arricchente per la nostra società, allora dobbiamo concretamente pensare a come sostenere le famiglie.

Il Dipartimento della sanità e socialità (DSS) si esprime così: “Lo Stato non deve sostituirsi alle famiglie e alle loro scelte, ma ha la responsabilità di favorire una politica per tutte le famiglie e per la protezione della società civile. L’intervento dello Stato è sussidiario e complementare alle iniziative della società civile e della solidarietà intergenerazionale poiché la politica famigliare è un investimento per le future generazioni e per la coesione sociale”.

Ma quale è questa politica a favore della famiglia in Ticino? Essa verte su tre pilastri: il sostegno finanziario; il sostegno organizzativo; la protezione dell’infanzia.

Sulla carta il Ticino ha una visione bella e valida, che però nel concreto non sembra dare i frutti sperati.

È vero, negli assegni famigliari il nostro Cantone è stato precursore e oggi la Confederazione si è adeguata fissando per tutta la Svizzera un minimo: 200 franchi a figlio e 250 per figlio in formazione. Se consideriamo però le famiglie con uno o più figli nella fascia d’età che va dalla nascita all’adolescenza, ci si deve confrontare con spese essenziali che vanno dalla cassa malati alla scuola, dallo sport alla cultura e così via. 200 franchi nei primi anni di vita sono interamente investiti in cassa malati e pannolini; di seguito coprono la cassa malati e qualche spesa in più. Ma ad oggi 200 franchi sono insufficienti per incentivare una famiglia ad accogliere un figlio.

Infatti, come il Ticino ormai solo Argovia, Lucerna, Glarona e Turgovia offrono il minimo imposto dalla legge. Tutti gli altri Cantoni offrono cifre molto più alte, sino a 300 o addirittura 500 franchi a figlio. Tanto più che, se la media svizzera di contributo del datore di lavoro è dell’1,7%, in Ticino le aziende contribuiscono con il 2% agli assegni famigliari. Quindi, come ente pubblico possiamo fare di più.

Non si preoccupino coloro che pensano che i ricchi non ne abbiano bisogno. La legge infatti prevede che gli assegni facciano parte del reddito imponibile: quindi chi sta meglio, contribuisce di più alle casse dello Stato.

Un contributo finanziario più generoso inoltre sosterrebbe le famiglie anche nel
 
secondo punto della politica cantonale che è quello organizzativo: poiché la famiglia con più disponibilità finanziaria può organizzarsi meglio e accedere a servizi ai quali altrimenti non avrebbe potuto avvicinarsi.

Un’analisi approfondita ci mostra come nel nostro Cantone – che conta una popolazione di circa 350.000 abitanti – le persone nella fascia d’età tra 0 e 14 anni sono 46.721: ed è impressionante costatare come questo numero sia rimasto stabile sin dal 1910 (quando si è iniziato a raccogliere questi dati).

Per contro negli ultimi vent’anni la popolazione over 65 è cresciuta di quasi il 50% (54.701 nel 2000, 79.895 nel 2018) e pure la popolazione totale è aumentata di circa 40.000 unità. Da questi dati si deduce quindi che la popolazione in Ticino invecchia in modo vertiginoso.

Questa situazione demografica negativa si riflette anche su Lugano, che negli ultimi anni ha perso regolarmente abitanti. Cosa fare per invertire questa tendenza? Dobbiamo fare alle famiglie una proposta che faccia, in maniera coraggiosa, la differenza.

Che effetto farebbe se fossimo la prima città in Svizzera a iniziare una politica molto più decisa in favore delle famiglie, concedendo per esempio a quelle residenti un assegno-salute di 120 franchi per ogni figlio tra 0 e 16 anni, onde permettere loro di pagare il premio dell’assicurazione malattia di base?

Abbiamo a cuore le nostre famiglie? Come a Lugano, nessuno!

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