CANTONALI
03.03.2015 - 19:180

"Il ticinese che dice di essere svizzero mente"

La Lega Sud si presenta alle elezioni cantonali. Il presidente e fondatore del movimento: "Noi siamo lombardi, non svizzeri".

LUGANO - Luciano Milan Danti è presidente e fondatore della Lega Sud. Il movimento si presenta alle elezioni del 2015 con il motto "Né destra, né sinistra, siamo identitari". Danti ricorda che la popolazione ticinese fa parte della Lombardia, intesa non come entità regionale ed amministrativa della Repubblica italiana, bensì di quella regione etnica, culturale e linguistica che va dal Piemonte orientale al lago di Garda.

Presidente, il Ticino faceva parte del Ducato di Milano. Poi sono arrivati i confederati e lo hanno conquistato. Lei si riconosce nel motto "liberi e svizzeri"?
"No, io non mi sento svizzero. Io mi sento lombardo semplicemente perché i ticinesi sono lombardi".

Il Ticino è Lombardia?
"Sì, nel senso di appartenenza a una comune identità linguistica, storica e culturale. Il Ticino e la Lombardia sono semplicemente divise da una frontiera artificiale. La Lombardia deve essere intesa non come regione amministrativa dell'Italia, bensì come entità etnica omogenea che comprende il Verbano Cusio Ossola, l'Insubria, e si estende fino al Lago di Garda".

La Lega Sud vorrebbe l'annessione del Ticino alla Lombardia?
"No, il Ticino è lombardo, ma fa parte della Confederazione. Bisogna cominciare a parlare usando correttamente i termini: essere lombardo non vuol dire annessione alla Lombardia, ma riconoscersi nell'identità comune lombarda".

La Svizzera cos'è secondo lei?
"E' un'unione di forte matrice culturale europea, in cui sono racchiuse molteplici identità che condividono diverse forme di Stato. D'altronde il sogno di grande Lombardia che culliamo noi identitari presenta un modello di Stato che si rifà alla Confederazione. Ci sarebbero gli insubri milanesi, gli insubri, i leponzi, eccetera..."

La sua visione è molto vicina a quei movimenti etnocentrici panlombardisti che...
"No, la fermo subito. Noi di Lega Sud non siamo razzisti. Il Ticino è stata da sempre una terra di transito. Se una persona accetta la nostra cultura è indifferente la sua provenienza".

Un breve sguardo sull'Europa: nella guerra in Ucraina lei da che parte sta?
"Partiamo subito innanzitutto con il precisare che l'Ucraina è uno stato tracciato con un colpo di matita da parte di Krusciov. Una sua invenzione composta da diverse etnie e che ora l'Ucraina vuole mantenere unita: ma è puro fascismo".

E l'Unione Europea?
"Un ente sovranazionale che ci vuole tutti marionette senza fili. Tutti a consumare gli stessi prodotti, tutti a seguire gli stessi valori. In una parola: l'omologazione".

Se dovesse essere eletto in Gran Consiglio, il suo seggio sarebbe a sinistra, in centro o a destra della sala?
"Uff, difficilissimo dirlo. Per me destra e sinistra sono concetti superati. Io sono a tutela della gente".

Si siederebbe vicino alla sinistra o alla destra?
"Come detto, difficile dirlo. Anche perché i socialisti con il loro falso internazionalismo sono complici della fine dell'identità, la Lega dei ticinesi rinnega l'appartenenza alla Lombardia".

In che senso?
"La Lega sta seminando un odio tale che un giorno si rivolterà contro se stessa. Se continuano a pubblicare sui loro giornali espressioni ostili come "Fallitalia", è ovvio che dall'altra parte vi saranno reazioni negative. E la situazione sarà sempre più difficile da gestire. Peccato, perché siamo la stessa gente, divisi soltanto da una frontiera artificiale. Se i frontalieri votassero in Ticino sono convinto che questa campagna elettorale sarebbe completamente diversa e non così ostile nei loro confronti".

La sua Svizzera ideale?
"La Svizzera ideale è quella del 1848, che si costituì e si unì per difendere le proprie identità e peculiarità, dotandosi di una costituzione eccezionale. Il sistema è da difendere, ma la mia identità è lombarda. E' il ticinese che si sente svizzero a doversi giustificare. Perché quando dice di essere svizzero mente".

Chi è svizzero?
"La vera Svizzera è la Svizzera tedesca".

Ma se vogliamo seguire il suo ragionamento gli svizzeri tedeschi sono alemanni, popolazione di stirpe germanica presente anche nel Baden, in Alsazia, nel Vorarlberg, nel Liechtenstein...
"Io so cosa sono io. Sinceramente, cosa sono quelli a nord delle Alpi mi interessa poco".

Parliamo dei problemi del Ticino. L'infiltrazione della criminalità organizzata...
"In Svizzera le leggi sono troppo blande. Ed è ovvio che la malavita ha facilità nell'attecchire. Se pensiamo che in Svizzera non vi è neppure una legge chiara contro i furti di scasso. Ci si limita a definirla violazione di domicilio. La sicurezza non passa dalla chiusura delle frontiere, bensì dalla certezza della pena. Se una persona che entra in casa mia a rubare si prendesse cinque anni di prigione anziché pene ridicole, forse qualcosa cambierebbe".

Un altro tema di attualità: il franco forte
"Il segreto bancario non esiste più. Il sistema bancario ticinese non deve disperarsi perché accanto a sé ha una miniera d'oro che si chiama Lombardia. Il suo PIL è una volta e mezza quello dell'intera Svizzera. Le banche ticinesi potrebbero prestare i soldi agli imprenditori lombardi. In questo modo potrebbe ripartire anche la loro economia. E' folle non approfittare di questa occasione. Si usa la Lombardia soltanto per importare lavoratori a basso costo, peccato. Ma le cose devono cambiare: noi abbiamo i soldi, loro hanno cultura e la rete industriale la più densa dell'intero continente".

La scuola, la Lega Sud che programmi farebbe adottare?
"Introdurremmo il dialetto locale. Ma attenzione non il ticinese, che di fatto non esiste, ma i dialetti locali. E poi studiare la propria storia, riscoprire i propri luoghi, capire perché è stato dato il nome a una strada. Sarebbe un'ora alla settimana, come l'ora di religione".

A proposito di religione, come la mettiamo con quella cattolica?
"E' un elemento costitutivo l'identità nostra e di tutto il continente. Non è giusto stroncarla o rinnegarla".

Perché, infine, la Lega Sud e l'identità?
"Sono un grande estimatore di Teresina Bontempi. E' stata l'ultima esponente, donna di cultura, che richiamava il Ticino a non dimenticarsi della propria identità culturale lombarda. E non era irredentista nel senso fascista del termine. Diceva semplicemente che qualora volesse redimersi, ossia riconoscersi italiano, il Ticino l’avrebbe dovuto fare da solo. Vedeva un Ticino che nella sua storia era stato occupato da signorotti medievali arrivati dalle montagne d'oltralpe che non hanno portato cultura, bensì una stupidità endemica, che hanno occupato il territorio con la mano pesante, imponendo la loro mentalità. Nell'Italia del 1912 si stava meglio che in Ticino. E poi è arrivata la prima guerra mondiale. Il primo passo della distruzione delle identità locali. E' arrivata l'America e con sé il suo modello di omologazione".

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