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19.05.2014 - 12:160
Aggiornamento : 24.11.2014 - 13:20

Officine FFS, Non se ne può nemmeno parlare

Rocco Taminelli, Consigliere comunale Bellinzona

La Città di Bellinzona, che si sta muovendo con un entusiasmo un po’ spossato per la verità verso l’aggregazione del Bellinzonese, presenta agli ignari visitatori che dovessero visitarla arrivando in treno, un’incongruenza pianificatoria perlomeno sorprendente. Immediatamente a ridosso del Centro Storico si apre, occupando quasi tutto il Nord della Città, un’enorme (quasi 100’000m2) area industriale.

Gli abitanti lo sanno, questo sedime è occupato dalle Officine e non lo si può toccare. È diventato il simbolo della lotta della Città contro lo smantellamento dei posti di lavoro delle ex regie federali. È l’ultimo incrollabile baluardo.

Per la verità sino al 2008 la Città aveva fatto ben poco per difendere quei posti di lavoro, basti pensare che per le sole Officine, dal 1993 al 2008 vi era stata una silenziosa riduzione di 240 posti, per arrivare ai circa 400 attuali.

L’attività che vi stava svolgendo era, ed è in gran parte non più competitiva, l’evoluzione della tecnica ferroviaria e, soprattutto, la globalizzazione dei sistemi produttivi, fanno sì che di fatto sarebbe necessaria una profonda riorganizzazione, con la dislocazione di buona parte dell’attività. Se ciò non è ancora avvenuto questo è da ricondurre, da una parte allo sciopero del 2008 e al sollevamento popolare che aveva portato con sé, dall’altra al fatto che le FFS, e quindi anche FFS Cargo SA, pur essendo società anonime, sono integralmente detenute dalla Confederazione.

 

È quindi giusto, legittimo e buono che i posti di lavoro alle officine siano stati salvati e che tuttora si faccia il necessario per salvaguardarli.

Questo non vuole però dire che il tema delle Officine sia tabù, che non si possa nemmeno affrontare il tema della destinazione di un sedime tanto enorme quanto, pianificatoriamente inadeguato per un’attività industriale, che nel nome della lotta di classe che è stata fatta, non si possa nemmeno azzardare l’ipotesi di una ricollocazione e riorientazione dei settori di attività delle Officine, senza essere bollati di eresia, come chi ha provato ad azzardare l’ipotesi – pianificatoriamente più che ragionevole – di cambiare la destinazione del sedime, o come chi ha azzardato a dire che questo sarebbe il sedime ideale per l’ospedale cantonale.

Ora il Comune di Bellinzona dovrebbe partecipare a una fondazione, la quale dovrebbe promuovere, realizzare e gestire un Centro di competenza nel settore della mobilità sostenibile e ferroviaria. Fondazione dagli scopi e dagli intenti tutto meno che concreti, per non dire fumosi, se non una vaga intenzione a integrare un polo formativo. L’unica cosa certa di questa fondazione è che il suo primo campo di attività è quello di sostenere lo sviluppo e il potenziamento delle Officine FFS di Bellinzona.

 

In altre parole le Officine non si toccano, che sia economicamente sostenibile o no mantenerle, che pianificatoriamente sia una follia.

Una classe politica seria, propositiva e intellettualmente onesta dovrebbe invece avere il coraggio di dire che facendo il possibile, anzi pure l’impossibile, per mantenere i posti di lavoro attuali, l’interesse della collettività tutta è quello di sfruttare meglio il territorio e le risorse della Città, e quindi di seriamente cercare alternative.

Quello che è peggio è che chi scrive non è affatto l’unico a pensarla così, anzi moltissimi altri politici, del suo e di altri partiti la pensano esattamente allo stesso modo, ma quando si tratta di esporsi, o di votare contro simili, inutili e costose iniziative (al Cantone costerà più di CHF 2mio), non hanno il coraggio di farlo, perché “politicamente sarebbe controproducente, sarebbe un suicidio”.

Io invece sono convinto che chi ci ha eletti ci abbia eletti anche per il coraggio delle nostre idee, e non perché siamo dei pecoroni.


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