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Yannick DemariaTornare a vivere la montagna

10.11.22 - 06:30
Yannick Demaria, Acquarossa-Giubiasco, Dir. Gioventù Socialista Svizzera
Yannick Demaria
Tornare a vivere la montagna
Yannick Demaria, Acquarossa-Giubiasco, Dir. Gioventù Socialista Svizzera

GIUBIASCO - Quando ci sediamo su una panchina collocata in uno spiazzo panoramico di uno dei nostri villaggi, solitamente ci orientiamo verso il piano, verso il fondovalle, il borgo o la città. Per conoscere davvero la vita della montagna dovremmo però tornare a rivolgere il nostro sguardo a ciò che sta dietro e sopra di noi. Credo che provare a girare l’orientamento di quella panchina sia l’unico modo possibile per immaginare un futuro, grazie al rispetto di alcune caratteristiche comunitarie del passato e alla valorizzazione di ciò che già esiste.

Il primo obiettivo di una politica per le regioni di montagna dovrebbe passare dal riconoscere che le valli possiedono caratteristiche e bisogni che solo chi le abita può cogliere e identificare. La montagna non esiste senza lo stretto rapporto, a volte anche conflittuale, fra l’essere umano e la natura. La natura idilliaca incontaminata è solo un mito o un’improbabile fotografia turistica ad a uso e consumo di una società consumistica divenuta prevalentemente urbana, vale a dire un prodotto da vendere o comprare.

Questa è una visione unilaterale e pericolosa, che va sostituita con la preservazione e la valorizzazione delle attività umane esistenti e con la rivitalizzazione di attività economiche comunitarie – produzione di cibo di qualità - lontane dalla produzione di massa.

Fine ultimo dovrebbe essere il “tornare ad abitare”. Abitare non solo nel senso di “avere” una casa in cui stare chiudendosi su se stessi, ma muoversi, riconoscendosi in un territorio, in un villaggio vivo socialmente, in una regione che dialoga e stabilisce collegamenti dinamici al suo interno, ma anche con altre regioni analoghe e con il resto del paese, anche con le città. 

Di fronte allo spopolamento delle valli, bisogna che le politiche dei Comuni, del Cantone e della Confederazione stimolino, in modo mirato e con i necessari incentivi, tutte le soluzioni locali sostenibili che intendono promuovere una vita gradevole per chi ci abita e per chi volesse tornare a viverci o arrivare. È la possibilità di vivere bene della popolazione residente, in armonia con il territorio e con le altre persone, che rende veramente attrattiva una valle o una regione periferica.

Un turista che sceglie di visitare una delle nostre valli o sta valutando se trasferirsi lì per viverci lo fa perché è interessato alle particolarità del luogo e perché fugge da altri luoghi ormai standardizzati. Ciò che lo attrae, accanto alla bellezza del paesaggio, è la speranza di trovare una comunità funzionante e accogliente, con la quale riesca a stabilire rapporti positivi aperti e autentici. Cerca una comunità locale in cui ci sia una cultura delle relazioni non uniformata su standard riprodotti in qualsiasi altra regione.

Anziché sacrificare terreni preziosi per la costruzione di nuovi quartieri banalizzanti e poco sostenibili, varrebbe la pena favorire, con le necessarie agevolazioni, la rimessa in funzione delle case esistenti dei nuclei abitativi, per salvare edifici meritevoli di conservazione e ricreare una vita di paese.

Rimettendo in funzione antichi ritrovi pubblici, luoghi simbolici, monumenti, costruzioni (case e stalle) e persino elementi diroccati meritevoli di una memoria - facendoli interagire con la cultura e l’economia reale - faremmo un regalo a noi stessi e al turista attento e rispettoso.

Paradossalmente, la fragilità delle zone di montagna che non sono state sfigurate dalla speculazione edilizia (le “periferie cancerogene”) potrebbe costituire il punto di forza da cui partire e diventare il modello ideale, il laboratorio di una sensibilità comunitaria recuperata e realizzata nella pratica, da trasferire (a tutto vantaggio dell’ambiente) anche in altre realtà, come modello alternativo all’omologazione massificata.

Ovviamente una buona politica per le regioni di montagna passa dalle risorse finanziare che l’ente pubblico, ai vari livelli, è in grado di erogare, per la socialità, la salute, gli anziani, i trasporti pubblici, i sussidi ai contadini, i servizi, il sostegno alle attività economiche, culturali e sportive, la cura del territorio e la transizione energetica.

I problemi delle persone comuni, indipendentemente dal loro luogo di residenza, e le regioni periferiche necessitano, ora più che mai, di una politica che sospenda i soliti regali alle grandi concentrazioni finanziarie e prospetti nuove forme di fiscalità, che sappiano ridurre le disuguaglianze tra le persone e le regioni attraverso una vera ridistribuzione della ricchezza.

COMMENTI
 
giàgggià 2 sett fa su tio
Caro giovine… oookey, ma, riassumendo, telegraficamente: come la mettiamo coi lupi? (Pf: duecrighe, non un trattato uuuuuuuniversitario)…… 🙏🏻🙏🏻🙏🏻👁
volabas56 2 sett fa su tio
Ognuno puo' pensare ed agire di conseguenza come vuole, ma non mi sembra abbia inventato "l'acqua calda".
marco17 2 sett fa su tio
Al massimo, l'acqua riscaldata.
marco17 2 sett fa su tio
Ecco l'ingenuo che riscopre, mezzo secolo dopo, le illusioni e le utopie dei neorurali svizzero-tedeschi, delusi dalle promesse mancate della rivoluzione urbana del '68.
vulpus 2 sett fa su tio
Chiaramente al candidato, è giunto l'invito a profilarsi e a farsi notare. Il congresso preme e sono le ultime cartucce preparatorie prima dei fuochi d'artificio imminenti. Queste proposte veramente idilliache dovrebbe però in primis girarle ai compagni, che mai hanno condiviso seriamente questi bei principi. Forse il giovane imberbe, conoisce poco le realtà rurali e dei paesi delle valli. I comuni non hanno una forza finanziaria per promuovere tutto questo. Se a livello cantonale non ci sono le premsesse e facilitazioni per l'imprenditore privato che è l'unico investitore in queste zone, come è possibile credere che l'ente pubblico faccia l'immobiliarista? La vita nelle valli è sempre una vita con tanti sacrifici. Pensiamo soltanto a una giovane famiglia con bambini che vorrebbe stabilirsi in una di queste zone dove, magari il DECS e i suoi funzionarihanno appena decretato la chiusura di scuola o asilo , perchè le statistiche dicono che i bambini non sono sufficenti per tenere le strutture aperte? Dove nessuna flessibilità viene applicata ma solo una bibbia burocratese ininterpretabile.
Mattiatr 2 sett fa su tio
Vero, mi ricorda un libro in cui si citavano poesie zurighesi settecentesche. ''i contadini alpini vivono l'età dell'oro, perché a loro non sono corrotti dalla sporca civiltà cittadina'' e altre ba11e varie. Questi sono discorsi bellissimi, peccato che l'età dell'oro era fame, morte infantile, vendita dei figli agli spazzacamini, ...¶ È sempre bello far la tiritera filosofica su quanto sia bello e umano il villaggio alpino, il problema è capire se questa illusione abbia fondamento reale, oppure se sia la condizione ottimale per il quieto vivere delle persone (posto che siano gli individui a scegliere come vivere e non la s e g a mentale filosofica di qualcuno).¶¶ Detto questo cosa si dovrebbe / potrebbe fare per le valli, se proprio si vuole far qualcosa? Bé a mio parere (che ci vivo), mancano infrastrutture di collegamento stradale, il problema più sostanziale per chi vive in valle sono i tempi di percorrenza per andare più o meno ovunque. Parte ovviamente dall'adeguamento dell'infrastruttura esistente, spesso rifanno l'asfalto e lasciano la larghezza della carreggiata inferiore alla normativa vigente (già che si fa il lavoro si può benissimo attaccar là 50 cm). Poi nuovi collegamenti, che sia per galleria o per passo, una riduzione dei tempi di percorrenza favorirebbe la popolazione (sicuramente più che teleferiche o altre fantasie simili). Certo sono opere che costano, magari addirittura 2-3 stadi da calcio a Lugano, 1-2 officine FFS oppure addirittura qualche aereoporto fallito, però le infrastrutture sono investimenti. I sussidi alle imprese o alle persone per restare in valle sono inutili oltre a essere uno spreco delle tasse di noi lavoratori.¶ Sulle scuole non sono d'accordo, conosco personalmente una situazione in cui il comune ha mantenuto aperta la scuola malgrado ci fossero meno di 10 allievi fra asilo ed elementari. Questa è una situazione malsana per le casse comunali e per gli allievi che crescono in un gruppo ridotto, quindi con poche possibilità di contatto e occasioni per socializzare. Immagina un bambino che in un gruppo di soli 10 allievi si ritrovasse a esser bullizzato dai compagni di classe, non avrebbe la possibilità di farsi degli amici per un arco temporale quasi decennali, non oso immaginare i danni che ciò comporterebbe, il tutto per cosa? Per non mandare i ragazzi a scuola ad un comune di distanza? Onestamente non sono d'accordo.¶¶ Comunque sia da cittadino votante preferisco che non si parli del tema piuttosto che leggere palesi prese in giro tanto per fingere che interessi oppure progetti inutili e ridicoli, difatti il signor Zali non lo voterò, malgrado abbia proposto un progetto nella mia valle.
Sarà 2 sett fa su tio
@vulpus - E' il municipio che decreta la chiusura di una scuola, non il DECS. Alcuni piccoli comuni sono andati avanti con delle pluriclassi.
vulpus 2 sett fa su tio
Informati meglio : è il cantone che fa chiudere , non i municipi: ce ne sono diversi che volevano mantenere giustamente la sede della scuola e il cantone con le sue regolette li ha fatti chiudere
Mattiatr 2 sett fa su tio
Eh? Quindi? Cosa?
Geni986 2 sett fa su tio
Bel contributo. Ideali che condivido in toto.
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