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Massimiliano Ay
L'OSPITE
02.12.2019 - 19:000

La riforma fiscale avvantaggia i soliti noti

di Massimiliano Ay, deputato in Gran Consiglio per il Partito Comunista

La riforma fiscale, così come è stata presentata, non ci può trovare d'accordo. Il Partito Comunista, che già si era opposto alla riforma federale (RFFA) non ha quindi appoggiato il rapporto di maggioranza in Gran Consiglio e anzi è fra i promotori del referendum, per il quale stiamo raccogliendo le firme proprio in questi giorni.

L’intento di diminuire drasticamente le aliquote per le persone giuridiche dall’attuale 9% fino al 5.5% è una misura che costerà alle casse pubbliche, e quindi ai cittadini stessi, decine e decine di milioni di franchi. Il Partito Comunista non ci sta: siamo di fronte alla solita politica che costituisce un regalo non alle piccole aziende, come invece si vuol far credere, bensì al grande capitale.

Questo, inoltre, avviene con la scusa della concorrenza fiscale fra Cantoni, la quale è una vergognosa prassi contraria alla coesione sociale e nazionale del Paese e a cui occorrerebbe assolutamente opporsi. Oltretutto, è del tutto illusorio affermare che solo il fattore fiscale determini l’arrivo (o la fuga) di aziende sul nostro territorio: il padronato è intelligente e prende le decisioni in modo diverso. L'attrattività fiscale è soltanto uno dei tanti parametri, e nemmeno quello più importante.

Per quanto riguarda la diminuzione del coefficiente cantonale d’imposta del 2% dal 2020 al 2024 e del 4% dal 2025, va detto che questo comporterà un costo al Cantone di 30, rispettivamente 60 milioni di franchi e andrà a beneficio principalmente di chi possiede un reddito e una sostanza molto alti.

La riforma fiscale, attraverso la suddivisione a livello comunale del moltiplicatore delle Persone Giuridiche da quello delle Persone Fisiche, inasprirebbe inoltre la concorrenza fiscale fra i comuni. Ciò porterebbe a una conseguente diminuzione delle risorse comunali e alla creazione di piccoli e tutt’altro che positivi paradisi fiscali all’interno del Cantone stesso.

In Gran Consiglio però – è giusto spiegarlo – il Partito Comunista si è distanziato anche dalla posizione espressa dal rapporto di minoranza, che di fatto, anche se in misura minore, accoglieva il principio di uno sgravio fiscale e ciò prima di affrontare altre misure ben più necessarie. Le piccole e medie imprese del nostro Cantone possono certamente essere sostenute al fine di permettere loro di operare in modo socialmente sostenibile, ma ciò deve essere fatto innanzitutto con l’introduzione di un’aliquota di imposta progressiva anche per le persone giuridiche, come proposto da un'iniziativa parlamentare depositata dal Partito Comunista nel giugno 2018 e rifiutata dal Governo con delle motivazioni piuttosto imbarazzanti che non tiene conto che una tale regola è realtà in altri Cantoni ed è quindi realizzabile.

Per concludere siamo di fronte a una riforma che consiste in tagli lineari all’imposizione di chi non necessita regali fiscali e comporta una serie di conseguenze negative, che andrebbero a pesare sulle spalle dei cittadini, i quali se il referendum raccoglierà un numero sufficiente di firme avranno la possibilità di votare.

di Massimiliano Ay, deputato in Gran Consiglio per il Partito Comunista

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