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10.09.2019 - 12:150

Le splendide vesti dell’infamia

Eleonora Ressiga (per il Gruppo Stop 5G Svizzera Italiana e Grigioni)

La digitalizzazione e la sempre crescente automazione faranno perdere più di 1 milione di posti di lavoro in Svizzera entro il 2030. Tradotto in cifre: 1 posto di lavoro su 4 salterà! Questo l’esito dello studio condotto l’anno scorso dalla società di consulenza aziendale McKinsey. Le grandi aziende, le autorità e i centri di formazione minimizzano il problema affermando che la digitalizzazione porterà altrettanti posti di lavoro, ma per ora non si vedono affatto. Digitalswitzerland (associazione composta principalmente da aziende, Cantoni e istituti di formazione) e Unione Svizzera Imprenditori lanciano una campagna “lifelong learning” per invogliare alla formazione continua nel campo.

 Sostenere che il nostro modello economico sia in grado di ricollocare le decine di migliaia di lavoratori che perderanno il lavoro a causa della digitalizzazione, dell’automazione e della futura robotizzazione è uno sfregio alle persone che finiscono in assistenza dopo il periodo di disoccupazione. Molte di loro hanno perso il lavoro dopo i 45-50 anni e non sono più ricollocabili poiché dalle aziende vengono considerati troppo vecchi e costosi.

Per non parlare dei giovani anch’essi forzatamente a casa perché mancanti di esperienza lavorativa. Basta leggere gli annunci di lavoro per rendersi conto della cruda realtà, la maggior parte degli annunci recita: “dai 30 ai 35 anni con esperienza lavorativa“.

 La Svizzera non obbliga i datori di lavoro alla sottoscrizione di un contratto collettivo. Non prevede un salario minimo. Il dipendente può essere licenziato in tre mesi anche senza motivazione. Inoltre molte donne vengono ancora discriminate con il licenziamento dopo la maternità. Alcuni stipendi non garantiscono nemmeno il minimo vitale e obbligano persone e famiglie intere a diventare “working poors”, ossia a chiedere una parziale copertura all’assistenza sociale pur lavorando a tempo pieno. Vige in questo senso, da parte di molti datori di lavoro, la quasi totale irresponsabilità.

Si può credere con tutta questa deregolamentazione che le aziende si impegneranno a riqualificare il proprio personale? Attualmente la riqualifica professionale - laddove viene contemplata - è spesso a spese del dipendente stesso o solo parzialmente coperta dal datore di lavoro. In molti casi il dipendente si deve riqualificare fuori dall’orario di lavoro, come se la formazione professionale fosse una sua faccenda personale.

Addirittura Lungardsgaard-Hansen e Castle invitano a non limitarsi più ai soli percorsi di formazione tradizionale e citano Youtube, dove si possono trovare tutorial per ogni cosa. Grazie tante cari signori! Vuol dire dare un colpo di spugna ad anni di battaglie sindacali per le 40 ore settimanali. I dipendenti dovranno usare le loro serate o i fine settimana in rete per aggiornarsi e auto formarsi a beneficio delle aziende. Chi non lo farà sarà messo da parte perché “c’è tanta gente fuori dalla porta”, ritornello magico spesso usato per dissuadere chi cerca di far valere i propri diritti.

In un mondo del lavoro sempre più competitivo, settorializzato e finalizzato alla performance che fine faranno le persone che non riescono a tenere il passo con i continui cambiamenti? Le autorità prevedono un piano per costringere le aziende a riqualificare il personale e a trovare soluzioni per le persone in esubero? Lo Stato e i nostri politici, devono essere coscienti che maggiori entrate a favore di grandi e medie aziende non si traducono in benefici per tutti. Si constata un aumento del PIL mondiale generalizzato, accompagnato da un impoverimento delle popolazioni, questo dovrebbe far riflettere chi ci governa. Noi cittadini abbiamo già salvato industrie che “non possono fallire”, chi salva invece noi dagli interessi delle industrie, dalle ristrutturazioni selvagge, dal “più profitto possibile ad ogni costo”?

Siamo assolutamente a favore del progresso, della tecnologia e della scienza, a condizione che tutto ciò sia al servizio dell’umanità. Aberriamo invece che l’umanità sia strumentalizzate e illusa con un’idea di falso progresso che in realtà serve principalmente alle aziende per fare profitti milionari sulla pelle e la qualità di vita delle persone.

Chi riporterà al centro del villaggio i diritti dei cittadini? Chi metterà un limite a un “progresso” disumanizzante e ci restituirà valori morali, etici e dignità? Oggi tutto è in funzione dell’’economia, in nome del profitto quasi tutto diventa lecito e vestito di opportunità. Non c’è più grave menzogna! Quando la società diventa disumanizzante perdendo valori umani e principi morali potrà solo decadere rovinosamente.

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