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L'OSPITE
05.09.2015 - 08:000

300 milioni all'Italia e solo 15 al Ticino?

Rocco Cattaneo, Candidato al Consiglio Nazionale

Abbiamo sempre guardato soltanto nell'orticello di casa, ma adesso è ora che mettiamo fuori la testa e diamo un’occhiata anche nel giardino del vicino, dove in questo caso la proverbiale erba è decisamente più verde.
Nel corso dei negoziati tra Svizzera e Italia alfine di riconoscere al Ticino un gettito derivante dalle imposte dei frontalieri maggiore di quello attuale, abbiamo dimenticato di esaminare quali vantaggi finanziari sarebbero derivati all’Italia. Errore grave, questo, poiché nell’ambito di una trattativa il risultato finale deve per forza di cose tener conto dei vantaggi di entrambe le parti. Do ut des, come dicevano i latini.
Ora, da un contributo pubblicato ieri in prima pagina sul Corriere del Ticino, si scopre una situazione che appare a dir poco stupefacente.
L’opinionista, uno dei massimi esperti ticinesi di diritto fiscale, sostiene che, allo stato attuale delle trattative, il maggior gettito d’imposta comunale, cantonale e federale sarà di soli 15 milioni (e questo, lo si sapeva), mentre quello che potrebbe essere conseguito dall’Italia, se applicasse il proprio diritto interno, sfiorerebbe i 300! Trecento milioni in confronto al debito pubblico italiano saranno noccioline, ma non per questo dobbiamo accettare a capo chino (come sempre) questa palese disparità.
È evidente che questo importo dev’essere oggetto di una più attenta valutazione poiché, se fosse accertato il suo ammontare (o magari una ancora ancora più elevata), la Delegazione Svizzera avrebbe a disposizione un elemento di pressione nell’ambito dei negoziati ancora in corso.
È veramente difficile, per il momento, capire per quale ragione la Delegazione Svizzera si accontenti di un risultato di soli 15 milioni, di per sé trascurabile, quando invece l’Italia potrebbe conseguire un vantaggio ben maggiore.
Per quanto riguarda l’Italia, dovrebbe essere chiarita un’altra questione: se i frontalieri saranno gravati immediatamente sul reddito conseguito in Svizzera dal prelievo fiscale italiano, oppure se l’Italia intende differire nel tempo questo suo diritto impositivo. Detto in altre parole: se saranno sottoposti subito o solo in un imprecisato futuro a un aumento di imposte.
La questione è di fondamentale importanza, poiché un’imposizione attenuata dei frontalieri in Italia non risolverebbe (anzi peggiorerebbe) un grave problema del mercato del lavoro ticinese: quello del dumping salariale.
Ci si potrebbe chiedere se è legittima la nostra curiosità per quanto riguarda l’applicazione del diritto interno fiscale italiano. Certo che lo è: ci sentiamo legittimati a ottenere informazioni non solo perché abbiamo un interesse legato al mercato del lavoro e a un risultato finanziariamente apprezzabile per il Ticino al termine delle trattative in corso, ma anche perché l’Italia è intervenuta recentemente per dire la sua su una legge ticinese.
È noto infatti che, con una procedura quanto meno inabituale, per non dire altro, nel corso di un negoziato bilaterale, l’Italia ha depositato una procedura contravvenzionale presso l’UE chiedendo l’abrogazione di una legge recentemente votata dal Gran Consiglio ticinese. Questa legge stabilisce che il moltiplicatore comunale di imposta applicabile al reddito dei frontalieri è del 100% in luogo del moltiplicatore medio dell’80%.
Sulla base di queste considerazioni mi chiedo se la Delegazione svizzera nel corso delle prossime trattative vorrà tener conto anche dei seguenti criteri. In primo luogo l’enorme discrepanza tra i vantaggi finanziari derivanti all’Italia in confronto a quelli del Ticino; in secondo luogo l’esigenza di salvaguardare il mercato del lavoro ticinese; e infine di valutare l’insolita iniziativa dell’Italia in merito alla citata procedura contravvenzionale contro la Svizzera nel corso dei negoziati.
Mi chiedo inoltre per quale ragione la Deputazione ticinese alle camere non ha finora sollevato con forza questi problemi, che sembrano evidenti anche solo a un esame superficiale dei fatti, denunciando le disparità e chiedendo chiarezza e garanzie.

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