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27.12.2006 - 19:500
Aggiornamento : 11.11.2014 - 21:31

STAMINALI: 'NANOTERRENO' MADE IN ITALY PER ALLEVARE CELLULE NERVOSE

Milano, 27 dic. (Adnkronos Salute) - Dalle nanotecnologie un nuovo terreno di coltura per ‘allevare’ staminali, ottenendo cellule nervose potenzialmente capaci di riparare tessuti danneggiati. L’inedito biomateriale, composto da una rete di nanofibre proteiche 5mila volte più sottili di un capello umano e contenenti pori fino a 20mila volte più fini della cruna di un ago, si chiama ‘scaffold’ e viene descritto oggi sulla rivista ‘Plos One’.

A progettarlo è stato il giovane ricercatore Fabrizio Gelain del laboratorio di Angelo Vescovi (Dipartimento di Biotecnologie e bioscienze dell’università di Milano-Bicocca), in collaborazione con Shuguang Zhang, direttore associato del Centro di Ingegneria biomedica del Mit (Usa). Cellule staminali fatte crescere e proliferare sul nuovo supporto tridimensionale sono state in grado di differenziarsi in cellule nervose. Lo ‘scaffold’ - riferisce infatti una nota - possiede più di ogni altro sistema di coltura cellulare caratteristiche fisico-biologiche simili a quelle di tessuti presenti in organismi viventi. E questo ‘nanoterreno’ in 3D, sono convinti gli inventori, potrà un giorno rimpiazzare l’ubiquitaria ‘piastra Petri’ in 2D che i laboratori di tutto il mondo sfruttano oggi per coltivare le cellule da destinare ai loro studi.

I ricercatori - prosegue il comunicato - hanno fatto crescere colonie vitali di cellule staminali neurali su ‘scaffold’ tridimensionali senza i possibili artefatti dati dal tradizionale sistema di coltura a due dimensioni. La nuova struttura sintetica - formata da piccoli frammenti di amminoacidi chiamati peptidi auto-assemblanti e capaci di organizzarsi in strutture funzionali - può creare un microambiente favorevole per colture cellulari e tissutali usate nell’ingegneria dei tessuti biologici, quali trapianti di pelle e di neuroni capaci di rimpiazzare le cellule nervose danneggiate a seguito di lesioni. Lo ‘scaffold’ stesso, completamente bioriassorbibile, può essere impiantato nell’organismo senza dare alcun effetto collaterale.

In passato un altro ricercatore del Mit ha usato una precedente versione di tali peptidi disciolti in acqua. Questi, una volta auto-assemblati, sono riusciti a fermare un’emorragia entro pochi secondi e a ripristinare la funzione di nervi ottici danneggiati. Ma “questi biomateriali da noi progettati hanno fornito in vitro risultati decisamente più incoraggianti delle precedenti versioni gia’ testate - sostiene Gelain - ed è per questo che nel laboratorio del professor Vescovi si stanno testando per riparare lesioni a midollo spinale e nervi periferici”. Ciò che differenzia lo ‘scaffold’ dai suoi predecessori è l’aggiunta di particolari amminoacidi detti ‘active motifs’, grazie ai quali il nuovo terreno induce la cellula a comportarsi nel modo desiderato. Come un neurone, ma anche come altri tipi di cellula, così da riparare anche tessuti diversi da quello nervoso. Questi supporti si annunciano adatti a eventuali, future terapie rigenerative perché, essendo completamente sintetici e praticamente puri, sono al sicuro dal rischio di infezione o rigetto probabile con altre matrici ottenute da donatori umani o animali.


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