Gianmarco Tognazzi: «Mio padre Ugo spirito libero, ci ha cresciuto in una famiglia allargata»

Le parole del figlio di uno dei miti del cinema italiano: «Non è mai stato un patriarca»
ROMA - Attore e regista come il padre Ugo, Gianmarco Tognazzi ha raccontato al Corriere della Sera alcuni retroscena legati alla figura del suo illustre genitore, uno dei più grandi attori del cinema italiano del dopoguerra. Un personaggio anticonformista anche nella vita privata, basti pensare ai quattro figli avuti da tre donne diverse: Ricky dall’inglese Pat O’Hara, Thomas dalla norvegese Margarete Robsahm, Gianmarco e Maria Sole dall’italiana Franca Bettoja.
«Lo ha fatto quando in Italia vigeva un bigottismo assoluto. Però, anche in questo caso, senza mai vantarsi, senza dire quanto sono figo e in controtendenza - racconta Gianmarco - Le madri dei suoi figli sono diventate amiche, così noi fratelli. Una famiglia allargata, dove ci si scambiava e ci si scambia tutto, guidata da un uomo che non si atteggiava a patriarca: Ugo era uno spirito libero». E l’amore per la libertà Ugo Tognazzi amava manifestarlo anche su lavoro, con i colleghi più vicini e registi come Mario Monicelli, portando sul grande schermo trovate nate scherzando a cena, come la celebre “supercazzola” del capolavoro comico “Amici Miei”. «Non è un’invenzione solo di Ugo, ma del gruppo di attori-amici con Mario Monicelli - dichiara Gianmarco Tognazzi -. Mia madre mi racconta che, mentre preparavano il film, si vedevano la sera e dopo cena, quando erano completamente brilli, decidevano le parole inventate, storpiate proprio dall’ubriacatura. E il vino era quello della Tognazza (la tenuta di famiglia, ndr)».
Ugo Tognazzi morì nel 1990, a soli 68 anni. «Non credo avesse nessuna voglia di arrivare a un’età tanto avanzata (100 anni, ndr), già pativa i suoi 68 anni quando è morto, si sentiva vecchio: se la morte non fosse arrivata naturalmente, si sarebbe tolto dalle scatole in altro modo».



