RUBBETTINO / FABIO ANDINA
"Sei tu, Ticino?" è il nuovo libro di Fabio Andina.
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07.09.2020 - 06:300

«Il Ticino per alcuni è un paradiso, per altri un inferno»

Lo scrittore Fabio Andina confessa: «Ho sfidato la crudeltà dell'Uomo, e qualche volta ne sono uscito sconfitto».

Il risultato del suo lavoro è una raccolta di racconti, "Sei tu, Ticino?".

BELLINZONA - La raccolta di racconti "Sei tu, Ticino?" segna il ritorno nelle librerie ticinesi di Fabio Andina. È il suo primo lavoro a essere pubblicato dopo gli ottimi risultati del romanzo "La pozza del Felice", che ha venduto quasi 20mila copie e che da mesi è nella classifica dei 20 libri più venduti in Svizzera.

Da dove è nata l'idea di questa raccolta di racconti?
«Dopo la pubblicazione de "La pozza del Felice" (Rubbettino, 2018), il direttore editoriale della Rubbettino mi chiese cos'altro avevo nel cassetto. Gli spedii diversi scritti, tra i quali alcuni racconti. Quando si trattò di decidere cosa pubblicare dopo il Felice, mi parlò dell'idea di uscire con una raccolta di racconti. Ne individuò cinque e mi domandò di scriverne altri, cosa che feci. Alcuni vennero scartati, due rientrarono nella raccolta. Per quasi un anno ho lavorato di lima e di scalpello sui sette racconti scelti fino all'ottenimento dell'immagine che più mi soddisfava. Nel frattempo, uno di quelli scartati ha preso vigore tanto da diventare un romanzo. È il lato sorprendente dello scrivere: quando un racconto ti prende per mano e ti conduce dove decide lui».

Perché hai scelto di mettere in luce, con le tue storie, il lato nascosto della cartolina del Ticino idilliaco?
«Lo spunto mi arrivò un qualche anno fa da una domanda che mi fece una persona all'estero: ma è vero che in Ticino tutti avete un lavoro, state tutti bene economicamente, non succede mai niente di brutto? E la risposta che gli diedi è la sintesi di questi racconti: il Ticino, per alcuni, potrebbe sembrare il paradiso. Ma per altri, sarà bé anche un inferno».

Qualche racconto è nato in contemporanea a "La pozza del Felice"?
«Sì, alcuni racconti sono nati prima, altri dopo e certi durante. Ho sempre al caldo più di un progetto, sul desktop del mio PC ci sono diverse cartelle di lavori in corso: romanzi da rivedere, bozze da lasciare decantare per mesi, racconti. Un giorno lavoro su uno, il giorno dopo su un altro, e così via, a dipendenza di cosa e come voglio scrivere».

C'è un fil rouge che unisce i sette racconti?
«Sì, c'è un fil rouge. Anche più di uno. È per questo motivo che alcuni racconti vennero scartati: non si sposavano con l'insieme. I fil rouge non sono stati pianificati. Sono semplicemente emersi durante la scrittura. Basta individuarli e seguirli per poi legarli al racconto seguente durante il lavoro di riscrittura».

L'ironia nel tuo sguardo è quella bonaria di chi vede il difetto ma in fondo lo perdona, oppure è crudele e spietata?
«Questo lo dovranno dire i lettori. Col Felice sono stato me stesso: indulgente, riflessivo e poetico. In "Sei tu, Ticino?" ho sfidato la crudeltà dell'Uomo, e qualche volta ne sono uscito sconfitto».

C'è una storia in particolare che si avvicina al tuo vissuto?
«Ne "La pozza del Felice" ho narrato le mie giornate trascorse assieme al Felice e la componente reale era dominante. In "Sei tu, Ticino?" ho ripescato nella memoria diversi aneddoti di differenti storie e ne ho create di nuove dando spazio alla finzione. Nessuno dei sette racconti si avvicina al mio vissuto, ma in ognuno di essi c'è qualcosa che mi appartiene».

Da dove hai tratto l'ispirazione?
«Le mie ispirazioni nascono sia dal profondo del mio vissuto, sia da un episodio del quotidiano. Sta a me saperle cogliere o saperle rievocare. D'altronde, prima di essere uno scrittore sono un ascoltatore, un osservatore e un custode di ricordi».

È il tuo primo lavoro letterario a essere pubblicato dopo il successo nazionale (e non solo) de "La pozza del Felice": ci sono più analogie o differenze tra queste opere?
«L'onda del successo del Felice è ancora alta, e di conseguenza lo è anche l'aspettativa della nuova pubblicazione. Inevitabile, quindi, il confronto che verrà fatto tra i due lavori. Già questa domanda ne è fedele testimonianza. Comunque, l'idea di uscire con una pubblicazione diversa da "La pozza del Felice" – diversa nel formato, e in parte anche nello stile – mi dà un certo sollievo. Credo che sarebbe stato un azzardo volere replicare la stessa formula fortunata del Felice. Capita spesso che un autore si ripresenta al pubblico con un lavoro simile al precedente sperando di ripetere lo stesso successo. Alle volte funziona. Però può essere una trappola dalla quale diventerebbe difficile liberarsi».

Per maggiori informazioni su Fabio Andina ecco il suo sito web.

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